Biblioteca:Senofonte, Anabasi, Libro VII



				

				


1

1 [Le vicende dei Greci durante la spedizione di Ciro fino alla battaglia, gli avvenimenti che seguirono alla sua morte nel corso del viaggio fino al Ponto, i fatti concernenti l'uscita dei Greci dall'imboccatura del Ponto, via terra e via mare, fino al loro arrivo a Crisopoli in Asia, è tutto esposto nella narrazione precedente.]
2 A quel punto Farnabazo, per timore che l'esercito greco attacchi il suo paese, manda un emissario al navarco Anassibio - che si trovava in Bisanzio - e lo prega di trasportare le truppe sulla sponda opposta, via dall'Asia, promettendogli che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta.
3 Anassibio allora convocò a Bisanzio gli strateghi e i locaghi e si assunse l'impegno di corrispondere una paga ai soldati, se avessero passato lo stretto.
4 Tutti gli altri strateghi dissero che avrebbero riferito la decisione dopo averne discusso in assemblea, ma Senofonte lo avvertì che di lì a poco avrebbe lasciato l'esercito e che voleva salpare. Anassibio lo invitò a rimaner con le truppe durante il passaggio dello stretto e a partire solo a operazione ultimata. Senofonte acconsentì.
5 Seute il traceinvia Medosadeper pregare Senofonte di dare tutto il suo appoggio al trasbordo dell'esercito: in caso di collaborazione, non avrebbe avuto di che pentirsene.
6 Senofonte rispose: "L'esercito attraverserà lo stretto in ogni caso. Per raggiungere il suo scopo, Seute non deve pagare né me né altri; quando l'esercito sarà sulla riva opposta, me ne andrò per conto mio, per cui si rivolga pure, nei termini che gli paiono sicuri, a chi rimarrà e avrà i requisiti per trattare".
7 Dopo, tutti i soldati si trasferiscono a Bisanzio. Ma Anassibio non versò la paga promessa; tramite l'araldo, intimò ai soldati di prendere armi e bagagli e di uscire dalla città, per farne la conta e, al tempo stesso, liberarsene. Allora i soldati, risentiti perché non avevano il denaro per rifornirsi di viveri in vista del viaggio, se la presero comoda coi preparativi.
8 Senofonte, che aveva stretto legami d'ospitalità con l'armosta Cleandro, si recò da lui a salutarlo, perché era ormai sul piede di partenza. Ma Cleandro gli disse: "Non farlo, altrimenti ti metteranno sotto accusa, tanto più che già adesso c'è gente che t'incolpa perché l'esercito non si affretta a partire".
9 E Senofonte: "Non sono certo io il colpevole; sono i soldati che hanno bisogno di rifornimenti e perciò non se la sentono di rimettersi in marcia".
10 "Comunque", ribatté l'altro, "ti consiglio di uscire dalla città come se ti preparassi a compiere il viaggio insieme agli altri. Una volta che l'esercito sarà fuori Bisanzio, allora va' pure per conto tuo". "Raggiungiamo Anassibio", disse Senofonte, "e mettiamo a punto la faccenda". Così, si recarono da Anassibio e lo misero al corrente.
11 Anassibio esortò Senofonte a seguire il consiglio di Cleandro e disse che i soldati dovevano preparare i bagagli e uscire dalla città al più presto. E, aggiunse, chi non si presenterà alla rassegna e alla conta, dovrà prendersela con se stesso.
12 Allora uscirono per primi gli strateghi e poi gli altri. Tranne pochi casi, erano tutti quanti fuori delle mura. Eteonicoera piazzato sulle porte, per chiudere i battenti e sprangarle, non appena l'ultimo avesse messo piede fuori.
13 Anassibio convocò gli strateghi e i locaghi e disse: "Rifornitevi pure nei villaggi traci: c'è orzo, grano e viveri d'altro genere in quantità. Prendete il necessario e poi dirigetevi verso il Chersoneso, dove Cinisco vi distribuirà il soldo".
14 Alcuni soldati che avevano udito le parole di Anassibio - o forse anche qualche locago -, le riportarono all'esercito. Intanto gli strateghi cercavano di prendere informazioni su Seute, se fosse nemico o amico e se dovessero valicare il Monte Sacrooppure aggirarlo passando nel cuore della Tracia.
15 Mentre ancora se ne discute, i soldati afferrano le armi e corrono alle porte, intenzionati a rientrare nella cinta muraria. Eteonico e i suoi, come vedono gli opliti precipitarsi verso la città, chiudono le porte e le sbarrano.
16 I soldati prendono a battere sulle porte e a gridare che era un'ingiustizia gravissima, li si lasciava in balìa del nemico: dicevano che avrebbero abbattuto le porte, se non le aprivano spontaneamente.
17 Alcuni corrono verso il mare e lungo il molo delle mura dilagano in città; altri soldati, che si trovavano ancora all'interno, non appena vedono il parapiglia presso le porte, spezzano le spranghe con le loro asce e spalancano i battenti: tutti si riversano dentro.
18 Senofonte, quando vede cosa sta accadendo, nel timore che la truppa si dia al saccheggio e che si verifichino guai irreparabili per la città, per lui stesso e per l'esercito, di corsa si precipita all'interno delle mura, mischiandosi alla massa dei soldati.
19 I Bizantini, non appena vedono l'esercito fare irruzione, fuggono via dal mercato, gli uni verso le navi, gli altri verso casa, mentre tutti quelli che erano in casa si proiettano fuori; altri ancora calano in mare le triremi, per cercare scampo a bordo; tutti erano convinti che fosse giunta l'ultima ora, come se la città fosse caduta in mano nemica. Eteonico fugge sull'acropoli.
20 Anassibio invece scende al mare di corsa e, su una barca da pesca, si dirige dalla parte opposta della città, fin sotto l'acropoli, mandando sùbito a chiamare la guarnigione di Calcedone, perché le truppe dell'acropoli non sembravano in grado di frenare quegli uomini.
21 I soldati, come scorgono Senofonte, si precipitano da lui e gli dicono: "Adesso ti si presenta l'occasione, Senofonte, di dimostrare il tuo valore. Hai in pugno una città, hai triremi, hai mezzi, hai tanti uomini a disposizione. Ora, se fossi disposto, potresti essere utile a noi e noi potremmo rendere potente te".
22 Senofonte, nell'intento di frenarli, rispose: "Ben detto, lo farò. Ma se è questo che volete, posate a terra le armi e formate i ranghi, sùbito". Trasmette l'ordine personalmente e comanda agli altri di diramarlo e di deporre le armi.
23 I soldati si schierarono autonomamente: gli opliti, in un attimo, si allinearono su file di otto, mentre i peltasti, di corsa, erano già andati in posizione sulle due ali.
24 Il luogo, detto il Tracio, è adattissimo allo spiegamento dell'esercito, privo com'è di case e pianeggiante. Quand'ebbero deposto le armi e si furono calmati, Senofonte si rivolse alla truppa con le seguenti parole:
25 "Non mi meraviglio, valorosi soldati, che siate incolleriti e pensiate di essere stati raggirati, di aver patito un sopruso gravissimo. Ma considerate quali saranno le conseguenze, se indulgeremo alla nostra ira e, come vendetta per l'inganno subìto, ce la prenderemo con gli Spartani presenti mettendo a sacco la città, che non ha nessuna colpa.
26 Saremo additati come nemici degli Spartani e dei loro alleati. E c'è modo di congetturare quale guerra ne scaturirebbe: basta riflettere sul recente passato e richiamarlo alla mente.
27 Noi Ateniesi siamo scesi in guerra con gli Spartani e i loro alleati: avevamo non meno di trecento triremi, parte in mare, parte negli arsenali, con grandi risorse economiche in città e con un'entrata annua non inferiore ai mille talenti, che provenivano dai tributi interni ed esterni; poi, eravamo signori di tutte quante le isole e controllavamo parecchie città in Asia e in Europa e molte altre ancora, come la stessa Bisanzio, dove ora siamo. Ebbene, pur disponendo di tante risorse, siamo stati sconfitti come voi tutti sapete.
28 Dunque, pensiamo a cosa dovremo patire adesso che gli Spartani, oltre a conservare i vecchi alleati, hanno pure l'appoggio degli Ateniesi e di tutti i loro alleati di un tempo. E non dimentichiamo, poi, l'ostilità di Tissaferne e di tutti i popoli barbari della costa e quel nostro acerrimo nemico, il re dell'interno, contro cui abbiamo marciato per spodestarlo e ucciderlo, se riuscivamo. Contro tutti questi nemici insieme, chi è così insensato da credere in una nostra vittoria?
29 Per gli dèi, non facciamo pazzie, evitiamo una morte turpe, dopo essere diventati nemici della patria, dei nostri amici e familiari. Vivono tutti in città che saranno pronte a organizzare una spedizione contro di noi, e a ragione, se è vero che non abbiamo voluto prender possesso di nessuna città barbara, pur avendone alla nostra mercé, mentre mettiamo a ferro e fuoco la prima città greca in cui capitiamo.
30 Per conto mio, mi auguro di sprofondare diecimila orgie sotto terra, prima di vedervi compiere atti del genere. Siete Greci! Perciò vi consiglio di obbedire a chi comanda sui Greci e di cercare così di ottenere giustizia. E se anche non vi riuscisse, allora, nonostante il torto subìto, dovete tentare almeno di non essere privati della Grecia.
31 Al momento attuale il mio parere è di avvertire Anassibio che siamo penetrati in città non per commettere atti di violenza, ma, se possibile, per vederci accordato qualche privilegio oppure, in caso contrario, almeno per dimostrare che siamo noi a lasciare la città, per il nostro senso di disciplina, e non perché ingannati".
32 La sua proposta fu approvata. Mandano Ieronimo dell'Elide, l'arcade Euriloco e l'acheo Filesio per informare Anassibio della decisione. I tre partirono per l'ambasceria.
33 Mentre i soldati sono ancora seduti in assemblea, si fa avanti il tebano Ceratade, che vagava di città in città non perché l'avessero bandito dalla Grecia, ma perché voleva offrirsi come stratego, se mai qualche città o popolazione avesse avuto bisogno di un comandante. Si presentò allora e si disse pronto a guidarli al cosiddetto Delta della Tracia, dove avrebbero potuto trovare beni d'ogni sorta; finché non fossero arrivati, garantiva cibi e bevande a non finire.
34 Mentre i soldati ascoltano le parole di Ceratade, vengono a conoscenza anche della risposta di Anassibio: aveva detto che non si sarebbero pentiti di obbedire; avrebbe informato i magistrati in patria e si sarebbe impegnato a prendere provvedimenti in loro favore, nei limiti delle sue possibilità.
35 A quel punto, i soldati accettano Ceratade come stratego ed escono dalla cinta di Bisanzio. Ceratade si accorda con loro per raggiungere l'esercito il giorno successivo, portando con sé animali da sacrificio, un indovino, cibo e bevande per la truppa.
36 Non appena furono fuori città, Anassibio chiuse le porte e promulgò un bando: chi dei soldati fosse stato sorpreso entro le mura, sarebbe stato venduto come schiavo.
37 Il giorno seguente, Ceratade giunse con gli animali per il sacrificio e l'indovino. Lo seguivano venti persone che trasportavano farina, altri venti con vino, tre con olive, uno con una cesta di aglio così carica che più non si poteva e un altro con delle cipolle. Ceratade, dopo aver deposto tutto a terra per la distribuzione, procedette al sacrificio.
38 Senofonte intanto aveva convocato Cleandro e lo pregava di adoperarsi per fargli avere il permesso di entrare in città e di salpare da Bisanzio.
39 Cleandro, al suo ritorno, disse: "Che fatica riuscire a ottenere il permesso! Ma ce l'ho fatta. Anassibio sostiene che non è prudente che tu metta piede in città mentre i soldati sono nei pressi delle mura. I Bizantini sono in fermento e ci sono ostilità tra le varie fazioni. Comunque, ti concede di entrare, a patto che ti imbarchi con lui".
40 Senofonte, dopo aver salutato i soldati, entra in città con Cleandro. Ceratade il primo giorno non ebbe responso favorevole dalle vittime e non distribuì nulla ai soldati. Il giorno dopo, le vittime erano pronte accanto all'altare e Ceratade aveva il capo incoronato per celebrare il sacrificio, quand'ecco sopraggiungere Timasione di Dardano, Neone di Asine e Cleanore di Orcomeno: gli dissero di non fare sacrifici, perché non avrebbe avuto il comando dell'esercito, se prima non avesse fornito i viveri. Ceratade allora ordinò di procedere alla distribuzione.
41 Ma ci voleva ben altro perché fosse assicurata una razione a testa, anche solo per quel giorno. Allora riprese le sue vittime e se ne andò, rinunciando al comando.

2

1 Neone di Asine, Frinisco l'acheo, Filesio l'acheo, Santicle l'acheo e Timasione di Dardano rimasero alla testa dell'esercito e, spintisi fino ai villaggi traci nei dintorni di Bisanzio, posero lì il campo.
2 Tra gli strateghi si verificò un contrasto: Cleanore e Frinisco volevano condurre le truppe da Seute, che li aveva corrotti donando all'uno un cavallo, all'altro una donna. Neone insisteva per passare nel Chersoneso, convinto che il comando assoluto sarebbe toccato a lui, se l'esercito si fosse trovato sotto l'autorità spartana. Timasione invece desiderava ricondurre le truppe sull'altra sponda del canale, in Asia, sicuro di poter così tornare a casa. E anche i soldati avevano lo stesso desiderio.
3 Col passare del tempo, molti soldati o salparono alla bell'e meglio, vendute le loro armi nei villaggi, oppure, regalandole [le armi nei villaggi], si mescolarono agli abitanti delle città.
4 Anassibio si rallegrò, quando venne a sapere che l'esercito andava in pezzi: con una situazione del genere credeva di poter compiacere moltissimo Farnabazo.
5 Levate le ancore da Bisanzio, Anassibio a Cizicoincontra Aristarco, il successore di Cleandro come armosta di Bisanzio. Gira voce che, di lì a poco, nell'Ellesponto sarebbe giunto Polo, destinato a rilevare Anassibio nella carica di navarco.
6 Allora Anassibio dà compito ad Aristarco di vendere come schiavi tutti i soldati dell'armata di Ciro che avesse sorpreso ancora entro le mura di Bisanzio. Cleandro invece non aveva venduto nessuno, anzi aveva prestato soccorso agli ammalati, provandone compassione e costringendo gli abitanti a dar loro ricovero nelle case. Aristarco, non appena mise piede in città, procedette alla vendita di non meno di quattrocento soldati.
7 Anassibio, che intanto era sbarcato a Pario, manda un messaggio a Farnabazo secondo gli accordi. Farnabazo però, non appena apprese che Aristarco, il nuovo armosta, era giunto a Bisanzio e che Anassibio era stato destituito dalla carica di navarco, mise da parte quest'ultimo e si rivolse ad Aristarco per definire l'intesa già tracciata con Anassibio riguardo all'esercito di Ciro.
8 Anassibio allora convoca Senofonte e lo invita a salpare, in ogni modo e maniera, per raggiungere quanto prima l'esercito: doveva riunirlo, radunando il maggior numero possibile di uomini che si erano disseminati qua e là, condurlo a Perinto e trasbordarlo in Asia, al più presto. Gli affida una triacontere e una lettera; lo fa accompagnare da un messo per intimare ai Perinti di fornire a Senofonte la scorta di uno squadrone di cavalleria fino alle sue truppe, con la massima celerità.
9 Senofonte attraversa lo stretto e raggiunge l'esercito. I soldati lo accolsero con gioia e sùbito si dichiararono felici di lasciare la Tracia per l'Asia.
10 Quando seppe dell'arrivo di Senofonte, Seute gli inviò per la seconda volta Medosade, via mare, chiedendogli di raggiungerlo con l'esercito: gli prometteva mari e monti, pur di convincerlo. Ma Senofonte rispose che niente di tutto ciò era possibile. Medosade, di fronte a tale risposta, se ne andò.
11 Quando i Greci furono a Perinto, Neone si separò e si accampò per conto proprio, con ottocento uomini. Tutto il resto dell'esercito rimase riunito sotto le mura di Perinto.
12 Dopo, Senofonte cercò qualche nave per salpare in fretta. Nel frattempo, con due triremi, giunge da Bisanzio l'armosta Aristarco e, su pressione di Farnabazo, proibisce ai proprietari di navi di trasportare le truppe sull'altra sponda; poi, raggiunto l'esercito, ingiunge ai soldati di non passare in Asia. 13 Senofonte protestò: "È un ordine di Anassibio, mi ha mandato qui appositamente". Aristarco replicò: "Primo, Anassibio non è più navarco; secondo, sono io l'armosta. E se sorprenderò qualcuno di voi in mare, lo colerò a picco". Quindi rientra in città. Il giorno dopo, convoca gli strateghi e i locaghi dell'esercito.
14 Quando sono ormai nelle vicinanze della cinta, qualcuno avverte Senofonte: se avesse messo piede in città, l'avrebbero arrestato, per poi condannarlo a morte sul posto oppure consegnarlo nelle mani di Farnabazo. Allora Senofonte manda gli altri in avanti, con la scusa di voler celebrare un sacrificio.
15 Tornato indietro, immola vittime per sapere se gli dèi lo assistevano nel suo tentativo di condurre l'esercito da Seute. Era consapevole delle difficoltà della traversata, perché chi gliela voleva impedire disponeva di triremi; del resto, non intendeva andare a chiudersi nel Chersoneso, dove l'esercito si sarebbe trovato a corto di tutto e avrebbe dovuto sottostare, per forza di cose, all'armosta della regione; le truppe inoltre non avrebbero avuto neppure la possibilità di rifornire l'esercito di vettovaglie.
16 Tali pensieri rimuginava Senofonte. Intanto gli strateghi e i locaghi, di ritorno dall'incontro con Aristarco, annunciavano che per il momento li aveva congedati, ma dovevano ripresentarsi nel pomeriggio: era ancor più chiaro che si trattava di una trappola.
17 Senofonte dunque, poiché i responsi delle vittime sembravano favorevoli per lui e l'esercito in vista di un trasferimento da Seute senza correre rischi, prese con sé il locago ateniese Policrate e un uomo di fiducia di ciascun stratego, eccetto Neone: di notte s'avviò verso l'esercito di Seute, che distava sessanta stadi.
18 Quando erano ormai nelle vicinanze, Senofonte si imbatte in falò abbandonati. In un primo tempo pensò che Seute si fosse spostato da qualche altra parte, ma poi sentì del frastuono e si accorse che i soldati di Seute si mandavano segnali. Comprese allora che i fuochi erano stati accesi volutamente da Seute davanti ai posti di guardia delle sentinelle notturne: così, tra le tenebre, non si potevano vedere le sentinelle né capire quante fossero o dove fossero, mentre chi sopraggiungeva non poteva sfuggire all'avvistamento, perché la luce lo illuminava in pieno.
19 Quando se ne rende conto, manda in avanti l'interprete che era al suo séguito e lo incarica di riferire a Seute che Senofonte era arrivato e voleva un incontro. All'interprete chiesero se si trattasse dell'Ateniese che faceva parte dell'esercito.
20 Alla sua risposta affermativa, balzarono a cavallo e partirono a briglia sciolta. Poco dopo erano di ritorno duecento uomini circa, armati alla leggera, che scortarono Senofonte e i suoi da Seute.
21 Seute era in una torre circondata da un imponente servizio di sorveglianza, con tutt'intorno cavalli già pronti col morso in bocca: per timore infatti di giorno faceva pascolare i cavalli, mentre di notte stava in guardia tenendoli col morso in bocca.
22 Si raccontava infatti che un tempo un suo avo, Tere, proprio in quella regione, pur disponendo di un forte esercito, aveva perso molti uomini, insieme alle salmerie, per mano di un popolo indigeno, i Tini, che avevano fama di essere i combattenti più valorosi di tutti, specialmente di notte.
23 Quando furono nei pressi, Seute ordinò a Senofonte di entrare insieme a due uomini a sua scelta. Una volta che furono dentro la torre, prima di tutto si salutarono e, secondo l'uso tracio, bevvero da corni pieni di vino. Con Seute c'era anche Medosade, che lo rappresentava in tutte le ambascerie, dovunque.
24 Senofonte quindi cominciò a parlare: "Seute, mi hai mandato Medosade, qui presente, per la prima volta a Calcedone, per chiedermi di collaborare attivamente per la partenza dell'esercito dall'Asia, dietro promessa che, se fossi riuscito nell'intento, mi avresti degnamente ricompensato, così ha detto Medosade".
25 Allora domandò a Medosade se fosse vero. Rispose di sì. "Medosade in séguito si è ripresentato", proseguì Senofonte, "quando mi ero ricongiunto con l'esercito dopo la traversata venendo da Pario. In quell'occasione mi assicurava che, se io avessi condotto da te l'esercito, non solo mi avresti trattato come un amico e un fratello, ma mi avresti anche donato le località in riva al mare che sono sotto la tua autorità".
26 A quel punto Seute si rivolse nuovamente a Medosade, chiedendogli se erano parole sue. Anche questa volta confermò. "Su dunque", riprese Senofonte rivolto a Medosade, "spiega a Seute che cosa ti ho risposto nel primo caso, a Calcedone".
27 "Mi hai risposto che l'esercito sarebbe passato a Bisanzio e che, a tale scopo, non c'era nessun bisogno di pagare niente, né a te né ad altri. E avevi aggiunto che, una volta sull'altra riva dello stretto, saresti partito per conto tuo. E proprio così sono andate le cose".
28 "E che cosa ti ho detto, quando mi hai raggiunto a Selimbria?". "Che la cosa non si poteva fare e che sareste andati a Perinto per poi passare in Asia".
29 "Adesso comunque sono qui", riprese Senofonte, "insieme a Frinisco, uno degli strateghi, e a Policrate, eccolo, un locago. All'esterno ci sono gli uomini di fiducia inviati da tutti gli strateghi meno che da Neone il lacone.
30 Se perciò vuoi che la faccenda abbia maggiori garanzie, chiama dentro anche loro. Per quanto riguarda le armi, va' tu, Policrate, e avvisali di lasciarle a terra. Lascia fuori anche la tua spada, prima di rientrare".
31 Nell'udire tali parole, Seute disse che non avrebbe diffidato mai di un Ateniese. Sapeva di avere legami di parentela, li considerava buoni amici. Quindi, una volta entrati gli uomini, per prima cosa Senofonte domandò a Seute a quale scopo gli servisse l'esercito.
32 Ecco la sua risposta: "Mesade, mio padre, governava su Melanditi, Tini e Tranipsi. Dopo il declino della supremazia degli Odrisi, fu scacciato da questa regione, si ammalò e morì. Io rimasi orfano e fui allevato alla corte di Medoco, l'attuale re.
33 Ma non appena giunsi all'adolescenza, cominciai a non sopportare più di vivere con gli occhi bassi su una tavola altrui. Allora andai a sedermi accanto a Medoco, supplicandolo di concedermi quante più truppe potesse, per vendicarmi, se riuscivo, di chi mi aveva scacciato e per vivere senza dover più tenere gli occhi bassi alla sua tavola.
34 Allora mi diede gli uomini e i cavalieri che vedrete non appena si farà giorno. Adesso vivo con loro, costretto a depredare la stessa terra su cui i miei padri regnavano. Se mi.60 darete il vostro aiuto, col favore degli dèi credo che riuscirei a riprendermi facilmente il regno. Ecco a che cosa mi servite".
35 E Senofonte: "Se passassimo dalla tua parte, che cosa potresti dare all'esercito, ai locaghi e agli strateghi? Parla, così costoro potranno riferire". 36 Seute promise un ciziceno per i soldati semplici, il doppio per i locaghi e il quadruplo per gli strateghi, e poi terre a volontà, buoi da tiro e una fortezza sul mare, ben munita.
37 "Ma se", riprese Senofonte, "nonostante l'impegno, dovessimo fallire nell'impresa e aver paura degli Spartani, sarai disposto ad accogliere nelle tue terre chi vorrà cercar rifugio presso di te?".
38 Seute rispose: "Li tratterò addirittura come fratelli, siederanno alla mia tavola e parteciperanno di tutte le ricchezze di cui riusciremo a impossessarci. E a te, Senofonte, darò in sposa mia figlia e, se ne hai una, la comprerò, come vuole l'uso tracio. Inoltre, ti darò come dimora Bisante, la più bella località che posseggo sul mare".

3

1 Dopo aver udito la sua proposta, si strinsero le destre e i Greci si allontanarono. Prima che spuntasse il sole, rientrarono al campo e ognuno fece rapporto a chi l'aveva mandato.
2 Quando fu giorno, Aristarco chiamò di nuovo gli strateghi, che però decisero di rinunciare alla sua convocazione e di riunire, piuttosto, l'esercito in assemblea. Si presentarono tutti, tranne i soldati di Neone, che erano a una distanza di circa dieci stadi.
3 Quando furono tutti convenuti, si alzò Senofonte e parlò così: "Uomini, Aristarco con le sue triremi ci impedisce di far vela dove vogliamo: imbarcarci è rischioso. Anzi, è proprio lui a insistere perché passiamo con la forza nel Chersoneso attraverso il Monte Sacro. Se riusciremo nell'impresa e giungeremo là, assicura che non vi venderà più schiavi, come aveva fatto prima a Bisanzio, né vi ingannerà ancora, anzi garantisce che vi sarà pagato il soldo e non permetterà più di vedervi, come ora, a corto di viveri.
4 Ecco cosa ha detto. Seute invece promette che vi ricompenserà, se vi metterete ai suoi ordini. Ora comunque considerate se, prima di tutto, volete restar qui a decidere sulla questione o se preferite uscire in cerca di rifornimenti.
5 A mio avviso, siccome qui non abbiamo soldi per comprare i viveri e senza soldi non ci permettono di farne incetta, dobbiamo ritornare ai villaggi dove gli abitanti, più deboli di noi, non potranno ostacolare le nostre razzie; una volta là, quando avremo i viveri, ascolteremo le varie proposte e sceglieremo quale ci sembrerà la migliore.
6 Chi è d'accordo, alzi la mano". La alzarono tutti quanti. "Sciogliamo l'assemblea", concluse Senofonte, "e andate a preparare i bagagli: quando vi sarà comunicato, seguite il vostro comandante".
7 Quindi Senofonte si mise alla testa e gli altri lo seguirono. Neone e altri emissari di Aristarco cercarono di convincerli a tornare indietro, ma i soldati non diedero ascolto. Quando avevano già percorso una trentina di stadi, Seute si fece loro incontro. Senofonte, come lo vide, lo invitò a venire avanti, perché il maggior numero di gente potesse udire ciò che ritiene utile dire.
8 Quando Seute si fu avvicinato, Senofonte gli rivolse la parola: "Ci dirigiamo dove l'esercito avrà modo di trovare cibo. Là presteremo un orecchio attento alle tue proposte e a quelle del Lacone e poi prenderemo il partito che ci sembrerà migliore. Se ora ci guiderai dove ci siano rifornimenti in grande abbondanza, faremo conto di aver stretto con te vincoli di ospitalità".
9 E Seute: "Certo, conosco parecchi villaggi, l'uno vicino all'altro: lì non mancano viveri di alcun genere e distano quel tanto che basta per stuzzicarvi l'appetito". "Guidaci allora", disse Senofonte.
10 Appena raggiunsero i villaggi nel pomeriggio, i soldati si riunirono e Seute tenne un discorso: "Uomini, vi chiedo di combattere al mio fianco e prometto un ciziceno per i soldati semplici e la solita paga per i locaghi e gli strateghi. Inoltre, saprò ricompensare chi lo merita. Cibi e bevande li prenderete nella regione, come adesso; ma il resto del bottino lo esigo io, per potervi pagare, dopo che lo avrò venduto.
11 Abbiamo forze sufficienti per inseguire e braccare i fuggiaschi e i disertori; ma se qualcuno opporrà resistenza, insieme a voi cercheremo di schiacciarlo".
12 Senofonte chiese: "Fino a che distanza dal mare pretenderai che si spinga l'esercito per seguirti?". Rispose: "A non più di sette giorni di cammino, ma nella maggior parte dei casi anche meno".
13 Allora viene concesso a tutti il diritto di parlare. Molti, sulla stessa linea, dissero che bisognava tenere nella massima considerazione le parole di Seute: era inverno, per cui, anche volendo, non si poteva alzar le vele verso casa, né d'altronde era possibile restare in terra amica, se si doveva campare sborsando denaro per i viveri; nel caso invece che si dovesse trascorrere un certo periodo in terra nemica e procurarsi lì i viveri, era meno rischioso stare con Seute che rimaner soli. E se, tra i tanti altri vantaggi, prendevano per di più anche una paga, sembrava proprio un colpo di fortuna.
14 Senofonte allora: "Se c'è qualcosa in contrario, ditelo; altrimenti passo alla votazione". Poiché nessuno sollevò obiezioni, Senofonte mise ai voti la proposta, che venne approvata. Comunicò sùbito a Seute che l'esercito avrebbe combattuto al suo fianco.
15 Dopo, il resto dell'esercito si attendò diviso per reparti, mentre gli strateghi e i locaghi furono invitati a pranzo da Seute, che si trovava in un villaggio vicino.
16 Mentre erano lì nei pressi e si apprestavano a entrare per il pranzo, spuntò un certo Eraclide di Maronea. Costui si rivolse, uno alla volta, a chi - a suo avviso - poteva avere qualcosa da donare a Seute, in primo luogo ad alcuni di Pario che erano lì per concludere un'alleanza con Medoco, re degli Odrisi, e recavano doni per lui e sua moglie. Eraclide disse che Medoco si trovava a dodici giorni di strada dal mare e che adesso Seute, forte dell'esercito assoldato, sarebbe divenuto governatore della regione costiera.
17 "Diventerà un vostro vicino e disporrà di ogni mezzo per farvi del bene come del male. Se avete buon senso, consegnate a lui i doni che avete, sarà per voi più vantaggioso che portarli a Medoco, che abita nell'interno". Con tali parole cercava di convincerli.
18 Poi, quando seppe che Timasione di Dardano aveva coppe e tappeti barbarici, lo avvicinò e gli disse che, secondo l'usanza, gli invitati alla tavola di Seute si dovevano presentare con dei doni: "Seute diventerà signore della regione e avrà i mezzi tanto per rimandarvi in patria quanto per rendervi ricchi qui". E consigliava con discorsi del genere avvicinando tutti, uno a uno.
19 Accostatosi a Senofonte disse: "Tu vieni da una città potente e godi di grandissima rinomanza presso Seute. Forse ti riproporrai di ottenere in questa regione, fortezze e territori, come già alcuni altri di voi Ateniesi. Ti conviene allora onorare Seute con regali che si addicano a tanta grandezza d'animo.
20 Ti spingo a farlo nel tuo interesse, perché so bene che quanto più magnifici saranno i tuoi doni, tanto più grandi saranno i benefici che da lui riceverai". Nell'udire tali parole, Senofonte non seppe più che fare, perché era salpato da Pario senza portare nulla con sé, se non uno schiavo e lo stretto indispensabile per il viaggio.
21 Quando furono fatti accomodare per il pranzo, i più autorevoli Traci lì presenti, insieme agli strateghi, ai locaghi e i rappresentanti venuti in ambasceria dalle città, si sedettero in cerchio. Poi vennero portati a tutti dei tavoli a tre piedi colmi di porzioni di carne e, oltre a ciò, erano state infilzate in spiedi grosse forme di pane lievitato.
22 I tavoli, per lo più, erano posti sempre davanti agli ospiti, come voleva la consuetudine. Il primo a rispettarla fu Seute: prendeva i pani disposti davanti a lui, li spezzava in piccole parti e le gettava a chi gli pareva; con le carni faceva lo stesso, tenendo per sé quel tanto che bastava per un assaggio.
23 Gli altri commensali che avevano i tavoli dinnanzi a loro si comportavano allo stesso modo. Ma un Arcade, di nome Arista, un vero ingordo, non si curò del lancio del cibo, afferrò un pane di almeno tre chenici, si mise la carne sulle ginocchia e non smise un attimo di divorare.
24 Poi vennero fatti circolare corni pieni di vino e tutti ne presero. Quando il coppiere gli si avvicinò porgendogli il corno, Arista, vedendo Senofonte che aveva smesso di mangiare, saltò su: "Dallo a lui, che ha tutto il tempo che vuole, io ho ancora da fare".
25 Seute udì la sua voce e chiese cosa avesse detto al coppiere. E il coppiere, che parlava greco, glielo tradusse: allora scoppiò una risata generale.
26 Mentre la bevuta proseguiva, entrò un Trace con un cavallo bianco e, tenendo in mano un corno pieno di vino, disse: "Bevo alla tua salute, Seute, e ti dono questo cavallo: con lui potrai catturare qualsiasi nemico, quando ti lancerai al suo inseguimento, oppure, se ripiegherai, non dovrai temere nessuno".
27 Un altro si presenta con un fanciullo e ne fa dono a Seute, sempre brindando, un altro ancora gli regala una veste per la sposa. Timasione, bevendo alla salute di Seute, gli donò una coppa d'argento e un tappeto del valore di dieci mine.
28 Poi un certo Gnesippo, ateniese, si alzò in piedi e disse che era bellissima l'antica usanza secondo cui i ricchi facevano doni al re per rendergli omaggio, mentre il re elargiva ai poveri: "Perciò", concluse, "anch'io ho modo di offrirti doni e di onorarti".
29 Senofonte non sapeva che fare. Tra l'altro, stava seduto al posto d'onore, sul seggio più vicino a Seute. Intanto Eraclide ordina al coppiere di porgere il corno a Senofonte, che, ormai un po' brillo, trovò il coraggio di alzarsi e, prendendo il corno, disse:
30 "Io invece, Seute, ti faccio dono di me stesso e dei miei uomini, per dimostrarci leali amici: nessuno si offre a malincuore, ma tutti, ancor più di me, aspirano alla tua amicizia.
31 E ora i miei soldati sono qui, non per ottenere qualche favore, ma per prodigarsi e affrontare fatiche e pericoli per te, spontaneamente. Con loro, se gli dèi vorranno, riconquisterai una grande terra, la terra che era dei tuoi padri, e ne sottometterai un'altra, avrai a disposizione molti cavalli e ancora molti uomini e belle donne, senza doverli più catturare come prede, anzi saranno loro stessi a venire da te e a portarti doni".
32 Seute si alzò in piedi, vuotò d'un fiato il corno insieme a Senofonte e con lui versò a terra le ultime gocce. Poi fecero il loro ingresso dei suonatori con corni simili a quelli che si usano per mandare segnali e trombe di pelle di bue non conciata: davano la cadenza, come si fa con la magadi.
33 Anche Seute saltò in piedi lanciando l'urlo di guerra e, con grande agilità, spiccò un balzo, come per schivare un proiettile. Entrarono anche dei buffoni. 34 Quando il sole volgeva al tramonto, i Greci si alzarono e dissero che era venuto il momento di disporre le sentinelle notturne e di trasmettere la parola d'ordine. Chiesero a Seute di diramare l'ordine che nessuno dei Traci penetrasse di notte nel campo greco: "I Traci sono nostri nemici", dissero, "anche se voi ci siete amici".
35 Quando si apprestavano a uscire, Seute si alzò in piedi insieme a loro: non dava affatto l'impressione di esser ubriaco. Uscito, chiamò a sé gli strateghi: "I nostri nemici non sono ancora al corrente della nostra alleanza. Se piomberemo su di loro prima che possano guardarsi da un attacco improvviso o prepararsi alla difesa, più grande sarà il bottino di uomini e cose".
36 Gli strateghi assentirono, insistendo perché assumesse il comando. Seute disse: "Preparatevi e aspettate. Quando sarà il momento, vi raggiungerò e, insieme a voi e ai peltasti, con l'aiuto degli dèi, vi guiderò contro il nemico".
37 Intervenne Senofonte: "Considera però, in caso di marcia notturna, se non sia meglio assumere l'assetto che di regola usano i Greci. Di giorno infatti, durante gli spostamenti, prende la testa della colonna il contingente che, di volta in volta, è più adatto alla natura del terreno, che siano gli opliti, i peltasti o la cavalleria. Di notte invece è norma per i Greci che stiano davanti le truppe più lente.
38 Così è più difficile che l'esercito si spacchi in diversi tronconi e che, senza accorgersene, si perdano i contatti. Capita spesso che i gruppi rimasti staccati si scontrino tra di loro e che infliggano o subiscano gravi perdite, perché non si riconoscono".
39 Seute rispose: "Ben detto, anch'io adotterò la vostra norma. Vi darò come guide gli anziani che conoscono meglio il paese; dal canto mio, vi seguirò in retroguardia con i cavalieri: non ci metterò molto a riportarmi in testa, se sarà il caso". Stabilirono "Atena" come parola d'ordine, vista la comune discendenza. Dopo andarono a riposare.
40 Si era intorno alla mezzanotte, quando giunse Seute con i cavalieri che indossavano corazze e con i peltasti armati. Dopo aver assegnato le guide, si misero in cammino: gli opliti in testa, quindi i peltasti e poi i cavalieri in retroguardia.
41 Quando fu giorno, Seute si spinse in avanti e spese parole di elogio per l'assetto di marcia greco: "Mi è capitato spesso di marciare di notte, ma, anche se avevo reparti piccoli, si creava una frattura tra cavalieri e fanti: ora, allo spuntar del giorno, ci presentiamo tutti compatti, come si deve. Adesso rimanete qui e riposatevi", soggiunse, "io vado in perlustrazione e poi sarò di ritorno".
42 Dopo aver così parlato, partì al galoppo, prendendo una strada verso la montagna. Quando giunse dove la neve era alta, controllò se si scorgessero impronte di uomini, in una direzione o nell'altra. Siccome vide che la via non era stata battuta, tornò indietro rapidamente e disse:
43 "Uomini, andrà tutto bene, se la divinità lo vorrà concedere. Piomberemo addosso a quella gente senza che si accorgano del nostro arrivo. Prenderò la testa con i cavalieri, perché così, se vedremo qualcuno, potremo impedirgli di fuggire e di avvisare i nemici. Voi teneteci dietro: se rimarrete staccati, seguite le orme dei cavalli. Dopo aver superato i monti giungeremo in molti ricchi villaggi".
44 A mezzogiorno è già in vetta e, scrutando dall'alto, avvista i villaggi. Ritorna di gran carriera presso gli opliti e dice: "Tra poco darò ai cavalieri via libera per piombare nella pianura e ai peltasti per assalire i villaggi. Seguiteci con la massima celerità: nel caso che dovessimo trovare resistenza, ci darete manforte".
45 Senofonte allora smontò da cavallo. E Seute: "Perché scendi, ora che c'è bisogno di sbrigarci?". "So", rispose, "che non hai bisogno solo di me: gli opliti correranno più veloci e con maggior entusiasmo, se anch'io sarò a piedi".
46 Seute quindi si allontanò, seguito da Timasione con una quarantina di cavalieri greci. Senofonte passò l'ordine a coloro che avevano meno di trent'anni - i più agili - di staccarsi dai loro reparti. Egli stesso si mise a correre seguito da costoro, mentre alla guida degli altri c'era Cleanore.
47 Una volta arrivati ai villaggi, sopraggiunse Seute con una trentina di cavalieri e disse: "Senofonte, è andata proprio come avevi detto: li abbiamo in pugno. Ma i miei cavalieri si sono lanciati all'inseguimento in tutte le direzioni, rimanendo isolati, e ora temo che i nemici si raccolgano da qualche parte e ci procurino dei guai. È il caso che alcuni di noi rimangano nei villaggi, perché sono pieni di uomini".
48 "Io", rispose Senofonte, "vado a prendere il controllo delle alture con gli uomini che ho. Tu da' ordine a Cleanore di dispiegare la falange giù in pianura, lungo la linea dei villaggi". Grazie a tali manovre, catturarono un migliaio di schiavi, duemila buoi e altri diecimila capi di bestiame. Quindi alloggiarono sul posto.

4

1 Il giorno successivo Seute incendiò completamente i villaggi senza risparmiare nemmeno una casa: voleva seminare il pànico anche nelle altre genti dando una dimostrazione di cosa li avrebbe aspettati, se non avessero obbedito. Poi tornò indietro.
2 A Perinto mandò Eraclide a vendere il bottino, per aver il denaro con cui pagare i soldati. Intanto, con i Greci, si accampò nella piana dei Tini, che evacuarono la zona e si rifugiarono sui monti.
3 C'era la neve alta e un gelo tale, che l'acqua presa per la cena si ghiacciava, come pure il vino nelle anfore; molti Greci ebbero anche il naso e le orecchie congelate.
4 Fu chiaro allora perché i Traci portano sul capo e sulle orecchie berretti di pelo di volpe e vesti che coprono non solo il busto, ma anche le cosce e, quando vanno a cavallo, non indossano mantelli, ma cappe lunghe fino ai piedi.
5 Seute manda sulle montagne alcuni prigionieri, per dire che, se non fossero ritornati alle loro case e non avessero obbedito, avrebbe dato fuoco sia ai loro villaggi sia alle scorte di cibo e sarebbero morti di fame. Di conseguenza scesero a valle le donne, i bambini e gli anziani: i giovani rimasero alloggiati nei villaggi ai piedi del monte.
6 Quando lo venne a sapere, Seute ordinò a Senofonte di prendere gli opliti più giovani e di seguirlo. Si mossero di notte: alle luci del giorno erano nei pressi dei villaggi. La maggior parte dei nemici fuggì: il monte era infatti vicino. Ma dei prigionieri Seute non ne risparmiò nessuno, li massacrò tutti a colpi di giavellotto.
7 C'era un certo Epistene di Olinto, uno a cui piacevano i ragazzi. Costui vide un bel fanciullo che era appena entrato nella pubertà: stava col suo scudo imbracciato, in attesa di morire. Epistene allora si precipitò da Senofonte e lo supplicò di soccorrere un bel fanciullo.
8 Senofonte si avvicina a Seute e gli chiede di non uccidere il ragazzo; gli spiega le abitudini di Epistene e aggiunge che, quando costui aveva scelto gli uomini per il suo loco, aveva guardato unicamente alla bellezza di ognuno; eppure, con loro al fianco, si era dimostrato valoroso.
9 Seute domandò: "Epistene, saresti disposto a morire al posto suo?"; l'altro, porgendo il collo: "Colpisci pure, se è il fanciullo a chiedertelo e se saprà serbarmi gratitudine".
10 Seute allora si rivolse al ragazzo, domandandogli se doveva uccidere l'altro in vece sua. Il giovane disse di no, anzi prese a supplicarlo di risparmiarli entrambi. A quel punto Epistene gettò le braccia intorno al ragazzo dicendo: "Adesso, Seute, dovrai vedertela con me per il fanciullo: non lo lascerò".
11 Seute scoppiò a ridere e si disinteressò della cosa: decise, piuttosto, di stabilire lì il campo, per impedire che i nemici rifugiatisi sui monti si rifornissero di viveri in quei villaggi. Poi scese in pianura e piantò le tende, mentre Senofonte rimase nel villaggio più alto, ai piedi della montagna, con le truppe scelte. Gli altri Greci si attendarono nelle vicinanze, tra i Traci cosiddetti montanari.
12 Non passarono molti giorni che i Traci rifugiatisi sui monti scesero da Seute a trattare tregua e scambio di ostaggi. Anche Senofonte raggiunse Seute per dirgli che erano alloggiati male e troppo vicino al nemico: avrebbe preferito accamparsi all'aperto, ma in una zona sicura, piuttosto che sotto un tetto, per finire magari ammazzato. Seute lo esorta a star tranquillo e gli mostra gli ostaggi nemici in sua mano.
13 Alcuni dei Traci che erano sui monti scesero per chiedere anche a Senofonte di collaborare con loro ai negoziati per la tregua. Senofonte acconsentì e li rassicurò, garantendo che non avrebbero sofferto alcun male, se si fossero sottomessi a Seute. Ma i Traci, in effetti, erano venuti a colloquio solo per spiare.
14 Ecco cosa accadde di giorno. Al sopraggiungere della notte invece i Tini calarono dal monte per un attacco. Li conducevano i padroni di ciascuna casa, perché sarebbe stato difficile, buio com'era, rintracciare le abitazioni nei villaggi. Le case, infatti, erano tutt'attorno circondate da alti recinti per custodire il bestiame.
15 Quando furono davanti alle porte di ciascuna abitazione, alcuni cominciarono a scagliare giavellotti, altri a vibrare colpi con randelli che avevano con sé - dissero - per spezzare le punte delle lance, altri ancora a dar fuoco. Chiamavano per nome Senofonte e gli dicevano di venir fuori a morire, se non voleva bruciar vivo.
16 Si vedevano già le fiamme sul tetto. Dentro si trovavano gli uomini di Senofonte, armati di corazza, con scudo, spada ed elmo, quand'ecco che Silano di Macisto, un giovane sui diciott'anni, dà con la tromba il segnale d'attacco: sùbito balzano fuori con le spade sguainate, come pure chi era nelle altre tende.
17 I Traci si danno alla fuga, com'è loro costume, gettandosi gli scudi sulle spalle. Alcuni, nel tentativo di saltare i recinti, rimasero appesi, perché gli scudi si erano impigliati nella palizzata: vennero catturati. Altri invece, che non avevano raggiunto l'uscita, furono uccisi. I Greci protrassero l'inseguimento fuori dal villaggio.
18 Ma alcuni dei Tini, tornando sui loro passi nell'oscurità, coi giavellotti colpivano chi passava davanti alla casa in fiamme, scagliandoli dalle tenebre verso la luce. Così ferirono Ieronimo e il locago Euodea e il locago Teogene di Locri. Ma nessuno morì. A dire il vero, qualcuno perse le vesti e i bagagli, divorati dalle fiamme.
19 Seute giunse in soccorso con sette cavalieri dell'avanguardia e il trombettiere trace. Non appena capisce come stanno le cose, fa suonare il corno per tutto il tempo della marcia, il che produsse spavento nei nemici. Poi arriva, stringe la destra ai Greci e dice che pensava di trovarsi di fronte a una carneficina.
20 Senofonte gli chiede di consegnarli gli ostaggi e, se voleva, di unirsi a una spedizione sul monte. In caso contrario, desse a lui via libera.
21 Il giorno dopo, Seute gli consegna gli ostaggi, gente piuttosto anziana, ovvero i notabili - a quanto si diceva - dei Traci montani; ed egli stesso giunge con le sue truppe. L'esercito di Seute era ormai triplicato: molti Odrisi, alla notizia delle sue imprese, erano scesi dai monti per unirsi alla sua spedizione.
22 I Tini, quando videro dai monti tanti opliti, peltasti e cavalieri, scesero a valle e cominciarono a supplicare e a chiedere tregua: davano garanzie che avrebbero eseguito ogni ordine e premevano perché accettassero i loro pegni di fede.
23 Seute convocò Senofonte e gli espose le loro proposte, aggiungendo che non avrebbe sancito una tregua, se Senofonte stesso avesse voluto vendicarsi dell'attacco subìto.
24 Senofonte però rispose: "Per parte mia, ritengo che sia sufficiente la punizione che scontano già adesso, se, da liberi che erano, diventeranno schiavi". Ma suggeriva, per il futuro, di prendere come ostaggi gli individui in grado di nuocere maggiormente, lasciando a casa i vecchi. Tutti gli abitanti della regione, comunque, accettarono le condizioni imposte.

5

1 Oltrepassano i monti puntando contro i Traci che vivono al di là di Bisanzio, in direzione del cosiddetto Delta. La regione non apparteneva più al dominio di Mesade, ma a Tere l'odriso [un vecchio].
2 Eraclide era qui, con il denaro ricavato dalla vendita del bottino. Seute si fece portare tre coppie di muli, tutte quelle che c'erano - le altre erano composte da buoi - convocò Senofonte e lo invitò a prenderle e a distribuire il resto agli strateghi e ai locaghi.
3 Senofonte ribatté: "Per quanto riguarda me, prenderò il bottino un'altra volta. Questi animali regalali agli strateghi che ti hanno seguito con me e ai locaghi".
4 Delle tre coppie di muli, una toccò a Timasione di Dardano, l'altra a Cleanore di Orcomeno, la terza a Frinisco l'acheo. Le coppie di buoi vennero distribuite tra i locaghi. Pagò il soldo per venti giorni, anche se era già trascorso un mese: Eraclide aveva detto che, nella vendita, non era riuscito a ottenere niente di più.
5 Senofonte a quel punto, infuriato, invocando gli dèi sbottò: "Non mi pare, Eraclide, che tu ti dia pensiero per Seute come dovresti, altrimenti ti saresti presentato con l'intero stipendio, anche a costo di prendere a prestito il denaro che mancava o di vendere il tuo mantello, se non potevi far diversamente".
6 Allora Eraclide si risentì e temette di perdere le grazie di Seute, per cui da quel giorno, non appena gli si presentava l'occasione, screditava Senofonte agli occhi di Seute.
7 I soldati invece, per il mancato pagamento del soldo, se la presero con Senofonte. E pure Seute s'irritò con lui, perché reclamava energicamente la paga per i soldati.
8 Fino ad allora, ogni volta gli ricordava che, ritornati al mare, gli avrebbe affidato Bisante, Gano e Nuova Muraglia; a partire da quel momento invece, non ne fece più parola. Eraclide, infatti, aveva insinuato che era rischioso affidare delle fortezze a un uomo con un esercito.
9 Di conseguenza Senofonte valutò il da farsi, se proseguire la spedizione verso l'interno. Intanto Eraclide, introducendo da Seute gli altri strateghi, li esortò a riferire che avrebbero potuto guidare l'esercito non meno bene di Senofonte e promise che, in pochi giorni, avrebbero ricevuto la paga intera di due mesi, per cui li invitava a unirsi all'impresa.
10 Timasione disse: "Nemmeno se dovessi prendere una paga di cinque mesi continuerei la spedizione senza Senofonte". Frinisco e Cleanore si dichiararono d'accordo con Timasione.
11 A quel punto Seute ricoprì d'insulti Eraclide perché non aveva convocato anche Senofonte. Allora convocano lui solo, ma Senofonte, ben conscio degli intrighi di Eraclide, e cioè che voleva solo calunniarlo di fronte agli altri strateghi, si presenta insieme a tutti gli strateghi e ai locaghi.
12 Quando tutti furono d'accordo, ripresero la spedizione e, tenendo sulla destra il Ponto, attraverso le terre dei Traci cosiddetti Melinofagi, pervennero a Salmidesso. In questa zona molte delle navi che fanno rotta verso il Ponto si arenano e naufragano: ci sono le secche per un gran braccio di mare.
13 I Traci che abitano sulla costa lì antistante, hanno diviso le spiagge con cippi di confine e saccheggiano i relitti che capitano nella zona sotto il loro controllo. Si racconta, infatti, che prima della demarcazione del territorio, per saccheggiare si massacrassero tra di loro.
14 Lì i Greci trovarono molti divani, molte casse e molti rotoli scritti, nonché tutti gli altri oggetti che i proprietari delle navi di solito trasportano nelle loro casse di legno. Da qui invertirono la marcia e tornarono indietro.
15 A questo punto Seute dunque disponeva di un esercito ormai doppio rispetto al contingente greco: dalle terre degli Odrisi lo avevano raggiunto uomini in gruppi ancor più consistenti e anche le genti che via via si sottomettevano a lui si univano alla spedizione. Si accamparono nella piana sopra Selimbria, a circa trenta stadi dal.64 mare.
16 Della paga, neanche l'ombra: i soldati cominciarono a risentirsi aspramente con Senofonte e Seute non lo trattava più con familiarità, anzi, quando Senofonte si recava da lui per avere un incontro, a Seute spuntavano sùbito mille impegni.

6

1 In quest'arco di tempo - erano trascorsi ormai circa due mesi - da parte di Tibrone giungono Carmino il lacone e Polinico e spiegano la situazione: gli Spartani avevano deciso di attaccare Tissaferne; Tibrone si era messo in mare per muovergli guerra, ma aveva bisogno dell'esercito greco e prometteva una paga di un darico a testa al mese, il doppio per i locaghi e il quadruplo per gli strateghi.
2 Gli Spartani fanno appena in tempo ad arrivare, che Eraclide viene sùbito a sapere che erano lì per l'esercito; informa allora Seute che era capitata un'occasione splendida. "Agli Spartani serve l'esercito, mentre tu non ne hai più bisogno. Se concedi loro le truppe, te li ingrazierai, e poi i soldati non verranno più da te a reclamare il soldo, anzi se ne andranno da questa terra".
3 Allora Seute ordina di introdurre gli emissari. Quando costoro dissero che erano lì per l'esercito, rispose che metteva le truppe a loro disposizione, voleva essere loro amico e alleato, li ospitava a banchetto. E la sua ospitalità fu davvero magnifica. Comunque, non convoca né Senofonte né alcuno degli altri strateghi.
4 Quando gli Spartani gli chiesero che tipo fosse Senofonte, rispose che in generale non era un cattivo uomo, ma era troppo attaccato ai soldati: era il suo difetto. Allora gli emissari replicarono: "Cerca forse, con atteggiamenti demagogici, di ingraziarsi i suoi uomini?". Intervenne Eraclide: "Non c'è dubbio".
5 "Allora", ripresero, "cercherà di opporsi al nostro tentativo di portar via le truppe?". "Se li chiamate in adunata", disse Eraclide, "e promettete loro una paga, avranno pochi riguardi per lui e correranno dietro a voi".
6 "Come potremo convocarli?". "Domani, di buon mattino", disse Eraclide, "vi porteremo da loro. E so", aggiunse, "che appena vi vedranno, vi correranno incontro con gioia". Così terminò la giornata.
7 Il giorno successivo Seute ed Eraclide conducono i Laconi presso l'esercito, che viene radunato. I due Laconi dissero che gli Spartani avevano deciso di muovere guerra a Tissaferne, "l'uomo", aggiunsero, "che vi ha fatto tanti torti. Se vi unirete a noi, vi vendicherete di un nemico e riscuoterete la paga di un darico a testa al mese, il doppio per i locaghi, il quadruplo per gli strateghi".
8 I soldati ascoltarono con gioia le loro parole e sùbito si alzò uno degli Arcadi per accusare Senofonte. Era presente anche Seute, che voleva vedere come si sarebbe messa la questione: si teneva a una distanza tale da poter udire, assistito da un interprete, anche se capiva quasi tutto, del greco.
9 Allora l'Arcade disse: "Spartani, già da un pezzo saremmo dalla vostra parte, se Senofonte non ci avesse convinti a venire qua, dove, tra i rigori dell'inverno, abbiamo combattuto di giorno e di notte, senza un attimo di tregua. Ma il frutto delle nostre fatiche è lui a raccoglierlo: sottobanco Seute lo ha coperto di ricchezze, mentre noi siamo defraudati della paga.
10 Così [sono il primo a dirlo,] se vedessi Senofonte lapidato e punito per le sofferenze in cui ci ha trascinati, sarebbe come ricevere la mia paga e non mi roderei più per le pene passate". Dopo di lui si alzò un altro a dir cose dello stesso tenore e poi un altro ancora. Allora Senofonte replicò:
11 "Bisogna proprio che un uomo nella sua vita si aspetti di tutto! Ma quel che è peggio, è che mi accusate proprio di una cosa in cui, credo, in tutta coscienza, di aver mostrato il massimo zelo nei vostri confronti! Me ne stavo andando a casa, ma poi sono tornato sui miei passi, e non certo, per Zeus, perché avevo sentito dire che ve la passavate bene, ma piuttosto perché mi era giunta voce che eravate nei guai e volevo darvi una mano, per quanto potevo.
12 Al mio arrivo, Seute, qui presente, mi mandò più di un emissario con mille promesse, se vi avessi persuaso a recarvi da lui: ma non ci ho neanche provato - voi stessi lo sapete bene - e vi ho guidati dove pensavo che sarebbe stato più rapido per voi il passaggio in Asia. Ero convinto che fosse la cosa migliore per voi e sapevo che eravate d'accordo.
13 Ma quando Aristarco ci impediva con le sue triremi di passare lo stretto, allora vi ho convocati per decidere il da farsi, ed era senz'altro giusto.
14 E voi, dopo aver ascoltato le disposizioni di Aristarco che vi ingiungeva di avviarvi verso il Chersoneso e le parole di Seute che cercava di convincervi a unirvi alla sua spedizione, avete detto concordemente di seguire Seute e avete votato tutti a favore. Perché mai sono colpevole di avervi guidato qui, se eravate tutti d'accordo?
15 Ma poi Seute ha cominciato a contravvenire ai patti per il pagamento del soldo: se lo lodassi, avreste ragione di accusarmi e odiarmi; se invece prima ero il suo amico più caro fra tutti e adesso il più estraneo, come potrebbe essere giusto che, dopo aver preferito voi a lui, proprio da voi debba subire l'accusa per le questioni che mi hanno alienato il suo animo?
16 Qualcuno potrebbe dire forse che mi sono intascato il denaro di Seute che spettava a voi e adesso recito la parte. Ma un punto almeno è chiaro: se Seute mi avesse pagato, non avrebbe certo tirato fuori dei soldi per perdere ciò che dava a me e per rimanere debitore con voi. Piuttosto credo che, se li avesse sborsati, l'avrebbe fatto nell'intento di spendere di meno con me anziché pagare di più con voi.
17 Ma se siete convinti che le cose stiano così, avete l'occasione di mandare all'aria i nostri calcoli d'un colpo solo: vi basta pretendere il denaro dovuto. È chiaro che Seute, se davvero ho preso dei soldi da lui, ne esigerà la restituzione, e con ogni diritto, se non gli garantisco la riuscita dell'affare per cui mi ha comprato.
18 Ma da che io abbia intascato il vostro denaro, ce ne passa. Vi giuro sugli dèi tutti e le dee che non ho ricevuto neppure quanto Seute mi aveva promesso a titolo personale. Anche lui è presente e ascolta, per cui sa se sto spergiurando.
19 Stupitevi ancora di più: vi giuro anche che non ho preso quello che hanno ricevuto gli altri strateghi e neppure quello che è toccato ad alcuni locaghi.
20 E perché l'avrei fatto? Credevo, uomini, che quanto.65 più mi fossi conformato a lui quando era povero, tanto più me lo sarei reso amico quando fosse diventato potente. Ma adesso lo vedo vivere nell'agiatezza e capisco qual è il suo vero carattere.
21 Qualcuno potrebbe obiettare: "Ma non ti vergogni di esserti lasciato ingannare così stupidamente?". Per Zeus, mi vergognerei sì, se mi avesse raggirato un nemico. Ma, quando si tratta di un amico, mi sembra che sia più turpe ingannare che essere ingannati.
22 E se bisogna anche guardarsi dagli amici, so che avete preso ogni precauzione per non lasciargli un valido pretesto che gli permettesse di non darci quanto promesso: non ci siamo macchiati di colpe nei suoi confronti né abbiamo mandato a rotoli, per la nostra trascuratezza, le sue iniziative né tanto meno ci siamo mostrati mai vili nelle azioni in cui ha chiesto il nostro aiuto.
23 Allora, potreste dire, bisognava esigere garanzie prima, in modo che non potesse raggirare neppure volendolo. Allora ascoltate quello che non avrei mai detto in sua presenza, se non mi aveste dato l'impressione di essere completamente insensati e troppo ingrati nei miei confronti.
24 Ripensate in quale situazione versavate quando vi ho portati da Seute. E a Perinto? Vi avvicinavate alla città, ma Aristarco lo spartano vi impediva l'ingresso, sbarrandovi le porte, o no? Vi eravate accampati all'aperto, in pieno inverno, vi toccava acquistare i viveri al mercato e c'era poca roba, come pure erano pochi i soldi per comprarla.
25 Comunque era giocoforza rimanere in Tracia: le triremi alla fonda bloccavano il porto, impedendo la traversata. Se qualcuno avesse voluto restare, era in terra ostile, con di fronte un gran numero di cavalieri e peltasti.
26 Noi invece non avevamo altro che opliti con cui, compatti, avremmo forse potuto marciare contro i villaggi e così procurarci viveri, ma non certo in grande quantità. Comunque sia, se ci fossimo lanciati all'inseguimento con gli opliti, non avremmo avuto modo di catturare gente e bestiame: tra di voi non ho più trovato un contingente organizzato di cavalleria né di peltasti.
27 Se dunque, in una situazione così disperata, anche senza ottenere per voi una paga, vi avessi procurato l'alleanza di Seute, forte di quei cavalieri e peltasti di cui avevate tanto bisogno, avreste forse giudicato che la mia era una decisione a vostro svantaggio?
28 Unendovi a loro, infatti, avete avuto la possibilità di procurarvi nei villaggi cibo in quantità maggiore, perché i Traci erano costretti a fuggire in tutta fretta, e vi siete anche impossessati di un numero maggiore di bestiame e di schiavi.
29 Del resto, non abbiamo visto più un nemico, da quando si è unita a noi la cavalleria; fino ad allora invece i nemici ci seguivano con baldanza e, ostacolandoci con la cavalleria e i peltasti, non ci permettevano mai di dividerci in piccoli gruppi per procurarci scorte di viveri più abbondanti.
30 Se chi ha avuto il merito di garantirvi questa sicurezza non è riuscito ad aggiungervi un lauto compenso per i rischi che non correvate più, è davvero una sciagura gravissima, al punto da ritenere che io non possa uscire da qui vivo?
31 Adesso, tra l'altro, come partirete? Non avete svernato tra viveri a volontà, non avete ottenuto da Seute caso mai anche il superfluo? Certo, sperperavate i beni dei nemici. E mentre ve la passavate così, non avete mai visto morire uno dei vostri né l'avete perso perché caduto vivo in mano nemica.
32 Se avete compiuto grandi gesta contro i barbari dell'Asia, la vostra gloria rimane intatta, anzi non vi pare che ad essa aggiungiate oggi un altro motivo di vanto, dopo aver piegato i Traci d'Europa contro i quali avete mosso guerra? Io a pieno titolo affermo che, per le cose di cui mi accusate, dovreste invece rendere grazie agli dèi, perché si tratta di benefici.
33 Questo per quanto riguarda voi. Ma io? Per gli dèi, considerate adesso come vanno a me le cose. Quando, in passato, me ne stavo tornando a casa, mi mettevo in cammino tra i vostri grandi elogi e, grazie a voi, con la stima degli altri Greci. Godevo della fiducia degli Spartani, altrimenti non mi avrebbero mandato da voi una seconda volta.
34 Adesso invece me ne vado, messo in cattiva luce da voi agli occhi degli Spartani e, per aver preso le vostre parti, inviso a Seute; e dire che presso di lui, in ragione dei grandi servigi prestati insieme a voi, speravo di trovare un rifugio per me e per i miei figli, se ne avrò.
35 Ma voi, per i quali mi sono creato tante inimicizie presso persone ben più potenti di me, la pensate così sul mio conto, anche se neppure ora ho smesso di brigare per procurarvi i vantaggi che posso.
36 Su, mi avete in pugno: non fuggo, non cerco di svignarmela. Se farete ciò che dite, sappiate che avrete ucciso un uomo che ha vegliato per voi tante notti, che molte sofferenze, molti pericoli ha affrontato con voi, quando toccava a lui e quando non gli toccava, un uomo che, con il favore degli dèi, insieme a voi ha innalzato tanti trofei sui barbari: inoltre, ho messo in campo ogni mia risorsa perché non diventaste nemici di nessun greco.
37 Ecco perché ora avete la possibilità di dirigervi dove volete, per terra e per mare, senza esporvi ad attacchi. Adesso intravvedete grandi ricchezze e state per far vela verso le terre che agognate da tempo, i più potenti vi cercano e si delinea la speranza di una paga, vi hanno raggiunto, per prendere la vostra testa, gli Spartani considerati più autorevoli: vi pare adesso il momento adatto per mettermi a morte in fretta e furia?
38 Non era così, quando eravate nei guai, quando mi chiamavate padre e promettevate che vi sareste ricordati per sempre di me come vostro benefattore: ma nessuno ha la memoria corta come voi. Comunque non sono certo privi di discernimento gli Spartani che sono ora giunti qui per voi. Per cui, non darete, credo, una gran bella impressione, comportandovi così nei miei confronti". Detto ciò, tacque.
39 Carmino lo spartano si alzò e disse: "Per i Dioscuri, mi pare che non abbiate motivo di prendervela con quest'uomo. Anch'io posso testimoniare in suo favore. Seute, quando io e Polinico lo abbiamo interpellato su che tipo fosse Senofonte, ci ha risposto che in generale non aveva particolari appunti da muovergli, se non il suo eccessivo attaccamento ai soldati, il che poteva danneggiare noi Spartani e Seute stesso".
40 Dopo di lui si levò in piedi Euriloco di Lusi [arcade] e prese la parola: "A parer mio, Spartani, il primo atto che dovreste compiere come nostri comandanti, è di esigere la nostra paga da Seute, volente o nolente, senza portarci via prima di ottenerla".
41 Intervenne l'ateniese Policrate, su pressione di Senofonte: "Uomini, vedo qui presente anche Eraclide: è lui che ha preso le ricchezze che abbiamo conquistato col nostro sudore, le ha vendute e non ha restituito il ricavato né a Seute né a noi, ce le ha rubate e se le tiene per sé. Se abbiamo la testa sul collo, prendiamolo: non è un trace, è un greco che fa torto ad altri Greci".
42 Eraclide è molto colpito da tali parole. Si avvicina a Seute e dice: "Se anche noi abbiamo la testa sul collo, andiamocene dalle loro grinfie". Montarono a cavallo e partirono di gran carriera verso il loro accampamento.
43 Quindi Seute manda a Senofonte il proprio interprete, Abrozelme, pregandolo di rimanere con lui insieme a mille opliti e garantendo che gli avrebbe dato sia le fortezze sul mare sia tutti gli altri beni promessi. E in segreto lo informa di aver udito da Polinico che, se fosse finito nelle mani degli Spartani, sarebbe stato sicuramente messo a morte da Tibrone.
44 Anche molti altri misero Senofonte al corrente di voci simili, dicendogli che si erano sparse calunnie sul suo conto e che doveva stare in guardia. Allora Senofonte prese due vittime e le sacrificò a Zeus re, chiedendogli se per lui fosse meglio e più conveniente rimanere con Seute alle condizioni di Seute oppure partire con l'esercito. Il dio gli indica di partire.

7

1 Seute poi si spostò, portando più lontano il campo. I Greci si acquartierarono nei villaggi: da qui poi volevano far rifornimento e raggiungere il mare. Erano i villaggi che Seute aveva concesso a Medosade.
2 Costui, vedendo le proprie scorte dei villaggi dilapidate dai Greci, rimase contrariato. Preso con sé un Odriso, il più potente tra quanti erano scesi dai monti, con una trentina di cavalieri si reca al campo greco e chiama fuori Senofonte, che si avvia insieme ad alcuni locaghi e altri uomini adatti alla situazione.
3 Medosade allora gli dice: "Senofonte, siete nel torto a saccheggiare i nostri villaggi. Pertanto io, a nome di Seute, e costui, inviato da Medoco, il re della regione interna, vi intimiamo di abbandonare il paese. Altrimenti non vi lasceremo fare, ma, se devasterete la nostra terra, ci difenderemo da voi come da nemici".
4 Allora Senofonte ribatté: "Il tuo tono non merita neanche risposta. Ma voglio parlare per questo giovane, perché sappia che razza di gente siete voi e come invece siamo noi.
5 Prima di diventare vostri alleati, ci muovevamo in questa regione in lungo e in largo, devastando se volevamo oppure incendiando.
6 E tu, ogni volta che ci hai raggiunto in missione, alloggiavi presso di noi senza timore di nessun nemico. Voi invece non mettevate piede in questo paese, o se mai accadeva, vi accampavate come si fa nelle terre di genti più potenti, tenendo i cavalli sempre con il morso in bocca.
7 Una volta che siete diventati nostri alleati, per merito nostro e con l'aiuto degli dèi vi siete impadroniti di questa terra e adesso ci scacciate dal paese che avete ricevuto dalle nostre mani, dopo che l'avevamo conquistato con la forza. Come sai anche tu, i nemici non erano in grado di spazzarci via.
8 Ora, anziché congedarci sdebitandoti con doni e benefici in cambio dei favori ricevuti, non ci consenti neppure, per quanto almeno sta in tuo potere, di accamparci qui, benché ci accingiamo alla partenza.
9 E mentre parli, non provi vergogna di fronte né agli dèi né a quest'uomo, che adesso ti vede ricco, mentre prima di diventare nostro alleato trovavi di che vivere dalle razzie, come hai confessato tu stesso.
10 Ma perché queste cose le vieni a raccontare a me? A comandare non sono più io, ma gli Spartani, ai quali avete consegnato l'esercito perché se lo portassero via, senza neppure avvisarmi, strani come siete. E se prima mi ero attirato la loro ostilità perché avevo condotto da voi l'esercito, adesso avrei anche potuto rientrare nelle loro grazie restituendoglielo".
11 Allora l'Odriso sbottò: "Medosade, vorrei sprofondare sotto terra per la vergogna, sentendo le sue parole. Se l'avessi saputo prima, non ti avrei seguito. E ora me ne vado. Medoco, il mio re, non approverebbe di certo il mio comportamento, se io scacciassi i nostri benefattori".
12 Detto ciò, montò a cavallo e partì al galoppo con i suoi cavalieri, tranne quattro o cinque. Medosade - lo angustiava infatti che la sua terra venisse saccheggiata - invitò Senofonte a convocare i due Spartani.
13 Senofonte insieme ai suoi uomini più fidati si recò da Carmino e Polinico e riferì che Medosade avrebbe loro intimato, come aveva già fatto con lui, di lasciare il paese.
14 "Credo", proseguì,"che potreste ottenere il soldo dovuto all'esercito, se diceste che le truppe vi hanno chiesto di esigere il pagamento da Seute, volente o nolente, e che sostengono che, se l'ottengono, vi seguiranno con entusiasmo. Aggiungete che, secondo voi, hanno ragione e che avete promesso di partire solo quando avranno quel che spetta loro".
15 Allora gli Spartani dissero che avrebbero presentato le loro richieste ed esercitato anche tutte le altre pressioni possibili. Si avviarono immediatamente con tutti gli uomini più adatti al caso. Giunto sul posto, Carmino disse: "Se hai qualcosa da dirci, Medosade, parla; in caso contrario abbiano noi qualcosa da dire a te".
16 A quel punto Medosade, abbassando la cresta: "Io vi devo dire, e Seute è d'accordo, che riteniamo giusto che chi è diventato nostro alleato non subisca torti da voi. Qualsiasi danno inferto a loro, consideratelo ormai inferto a noi: è gente nostra".
17 "Noi allora", replicarono gli Spartani, "partiremo da qui solo quando avranno riscosso la paga i soldati che hanno conquistato per voi tutto questo. Altrimenti, verremo a portar loro aiuto e a punire la gente che, contro i giuramenti, ha commesso un'ingiustizia nei loro confronti. Se tra gli altri ci siete anche voi, allora cominceremo a far giustizia proprio da voi".
18 Intervenne Senofonte: "Medosade, sostenete che la gente che vive nel paese in cui ci troviamo è vostra amica: sareste allora disposti a lasciare a loro la scelta, quale che sia il loro voto, di chi debba andarsene, se noi o voi?".
19 Medosade disse di no. Invitò, piuttosto, i due Laconi a recarsi da Seute per la questione del soldo, dichiarandosi sicuro che l'avrebbero convinto. In caso contrario, mandassero con lui Senofonte, e garantiva di prestare la propria collaborazione. Comunque, scongiurava di non incendiare i villaggi. 20 Allora inviano Senofonte e, con lui, le persone che sembravano più indicate. Una volta giunto, si rivolge a Seute: "Non sono qui per avanzare richieste, Seute, ma per spiegarti, se mi è possibile,
21 che non avevi ragione di risentirti perché ti chiedevo energicamente, a nome dei soldati, di mantenere le promesse. Ritenevo infatti che fosse nel tuo interesse dare, non meno che nel loro ricevere.
22 Primo, so che sono stati loro, dopo gli dèi, a darti notorietà, perché ti hanno reso sovrano di una grande regione e di molti uomini, per cui adesso non hai la possibilita di tener nascoste le tue azioni, dignitose o turpi che siano.
23 Per un uomo di tal rango è importante, mi pare, non dar l'impressione di congedare nell'ingratitudine i propri benefattori, come pure godere di buona reputazione tra seimila uomini, ma la cosa principale è di non mancare mai e poi mai alla parola data.
24 Mi accorgo infatti che le parole della gente sleale si perdono nel vuoto, inefficaci e disprezzate. Quelli invece che danno prova di sincerità, le loro parole, se c'è bisogno, raggiungono lo scopo meglio della coercizione impiegata dagli altri. Se poi si vuol ricondurre a ragione qualcuno, so che le minacce delle persone sincere portano a rinsavire non meno delle punizioni immediate degli altri. E se questi uomini leali fanno una promessa a chicchessia, raggiungono lo scopo prefisso non meno di coloro che elargiscono doni sùbito.
25 Richiama alla mente tu stesso quali doni ci hai anticipato nel momento in cui ci hai presi come alleati: nessuno, lo sai bene. È stata concessa fiducia alla sincerità delle tue parole e, così, hai persuaso tanti uomini a unirsi alla tua impresa e a procurarti un regno che vale non solo trenta talenti - che è quanto ritengono di dover riscuotere adesso - ma ben di più.
26 Dunque l'iniziale fiducia, quella fiducia che ti è valsa il regno, la vendi per così poco?
27 Su, ripensa a che grande impresa ti sembrava, allora, la conquista del regno che oggi hai assoggettato. Son sicuro che ti sarai augurato di portare a termine il progetto che sei riuscito a realizzare, piuttosto che possedere ricchezze di molto superiori alla somma che ci devi.
28 A me dunque pare un danno maggiore, un'onta più grave perdere quanto ora possiedi rispetto a non averlo acquistato prima, così come diventare poveri da ricchi è più duro che non essere mai stati ricchi; ed è più doloroso passare da re a semplice cittadino piuttosto che non aver mai avuto un regno.
29 Sai bene che i tuoi attuali sudditi non si sono sottomessi al tuo dominio per amicizia, ma per necessità, e che cercherebbero di ritornare liberi, se non li tenesse a freno la paura.
30 Credi forse che avrebbero maggior timore, che sarebbero più ragionevoli nei tuoi confronti, se vedessero i nostri soldati pronti a restare a un tuo ordine, pronti ad accorrere in caso di necessità, e se altri soldati, sentendo i nostri parlar bene di te, si precipitassero qui, quando tu lo volessi? Viceversa, come andranno le cose, se sospetteranno che nessun altro vorrà mettersi ai tuoi ordini per la sfiducia generata dagli avvenimenti attuali e se si faranno l'idea che simpatizzano più per loro che per te?
31 Tra l'altro, hanno ceduto non perché vinti dal nostro numero, ma per mancanza di capi. Ora c'è il pericolo che cerchino dei comandanti tra la gente che pensa di aver subìto torti da te oppure che si rivolgano a chi è ancor più potente, agli Spartani. C'è l'eventualità che i soldati promettano di marciare al loro fianco con maggior entusiasmo, una volta ottenuto quanto devi loro e che gli Spartani soddisfino le loro richieste, perché hanno bisogno dell'esercito.
32 I Traci che ti sono soggetti combatterebbero con maggior ardore contro di te che con te, è fuor di dubbio. Se vinci, per loro significa schiavitù, se perdi, libertà.
33 Devi darti pensiero del paese che hai conquistato. Credi forse che patirà meno danni se questi soldati, quando avranno ottenuto i soldi che reclamano, si allontaneranno in pace oppure se rimarranno qui come in terra nemica e tu cercherai di opporre altre forze più numerose delle loro, forze che avranno bisogno di vettovaglie?
34 Dilapiderai più denaro se pagherai la somma dovuta oppure se, pur restando debitore, dovrai stipendiare truppe ancor più numerose?
35 Eraclide mi ha confidato che considera enorme la somma. Per te adesso trovare e corrispondere una tale cifra è più semplice di quanto lo sarebbe stato tirar fuori la decima parte di essa prima del nostro arrivo.
36 Non è il numero a far la differenza tra il molto e il poco, ma la forza di chi paga e trova il denaro. Per te adesso l'entrata annua supera il patrimonio complessivo di cui disponevi prima.
37 Seute, mi preoccupo di tutto questo perché sei un amico e desidero che tu possa dimostrarti degno di godere dei benefici che gli dèi ti hanno accordato e perché io non perda credito tra le truppe.
38 Sappi infatti che, attualmente, non sono in grado, con questo esercito, né di colpire un nemico né di accorrere ancora in tuo aiuto, pur con tutta la mia buona volontà, perché l'esercito è maldisposto verso di me.
39 Eppure, insieme agli dèi che tutto sanno, chiamo te a testimone che non mi hai dato nulla che fosse destinato alle truppe, né ti ho mai chiesto per me quello che spettava a loro né ho preteso quanto mi avevi promesso.
40 E ti giuro che, se tu me ne avessi fatto dono, non l'avrei accettato, a meno che anche i soldati non ricevessero al contempo quanto loro spettava. Sarebbe stata un'infamia brigare per i miei vantaggi e tollerare che i loro andassero male, tanto più che godevo della loro stima.
41 Al contrario Eraclide considera che niente ha valore, quando si tratta di intascar denaro, a qualsiasi costo. Io invece, o Seute, penso che per un uomo, e a maggior ragione per un capo, non ci sia tesoro più bello e fulgido della virtù, della giustizia, della generosità.
42 Chi le possiede, è ricco perché ha molti amici, è ricco perché molti altri vogliono diventare suoi amici; se la sua situazione è prospera, avrà con chi dividere la sua felicità, se invece cadrà, non gli mancheranno persone pronte a tendergli una mano.
43 Ma se prima, sulla base delle mie azioni, non hai capito che ti ero amico di cuore e se neppure adesso, dalle mie parole, riesci a comprenderlo, cerca almeno di riflettere su tutti i discorsi pronunciati dai soldati: eri presente e hai sentito cosa dicevano i miei detrattori.
44 Mi accusavano, al cospetto degli Spartani, di preoccuparmi dell'interesse tuo più che di quello degli Spartani e mi imputavano di pensare più al tuo vantaggio che al loro, aggiungendo che mi avevi corrotto con doni.
45 Perciò, pensi che mi abbiano accusato di aver ricevuto doni da parte tua perché scorgevano in me una sorta di malanimo nei tuoi confronti o piuttosto perché capivano che mi prodigavo per te?
46 Credo che tutti gli uomini ritengano che si debba mostrare benevolenza alla persona da cui riceviamo i doni. E tu, prima che io ti prestassi i miei servigi, mi accoglievi con gioia, lo si capiva dai tuoi occhi, dalla tua voce, dai doni ospitali e non eri mai stanco di farmi promesse. Ma non appena hai raggiunto il tuo scopo e sei diventato potentissimo grazie al mio contributo, adesso hai il coraggio di tollerare che io sia disprezzato dai miei soldati.
47 Ma son sicuro che deciderai di pagare il.68 soldo e che il tempo ti sarà maestro e non sopporterai di vedere che chi ti aveva elargito il proprio beneficio adesso si erge a tuo accusatore. Ti prego perciò, quando tu corrisponderai il soldo, di sforzarti per restituirmi agli occhi della truppa quel prestigio di cui godevo al momento in cui mi hai preso ai tuoi ordini".
48 Nell'udire tali parole, Seute invocò la maledizione divina sul colpevole, su chi da tanto tempo non aveva permesso il pagamento del soldo. Tutti sospettarono che si riferisse a Eraclide. "Io", disse, "non ho mai pensato di defraudarvi e pagherò".
49 Allora Senofonte riprese: "Dal momento che hai intenzione di pagare, adesso ti chiedo di svolgere l'operazione per mio tramite e di non permettere che, a causa tua, mi debba trovare adesso nei riguardi dell'esercito in un rapporto diverso rispetto a quando siamo venuti da te".
50 L'altro rispose: "Non solo, per causa mia, non perderai prestigio tra i soldati, ma, se rimarrai con me, basta anche insieme a mille opliti, ti darò le fortezze e tutto il resto che ti ho promesso".
51 Senofonte ribatté: "La cosa non è possibile. Congedaci". "Eppure", replicò Seute, "so che per te, almeno, sarebbe più sicuro rimaner qui piuttosto che partire".
52 Ancora Senofonte: "Lodo le tue attenzioni, ma non mi è possibile restare. Dovunque crescerà la mia fama, tieni per certo che anche per te sarà un vantaggio".
53 Allora Seute disse: "Denaro non ne ho, se non in piccola parte. Eccoti un talento. Ho ancora seicento buoi, circa quattromila pecore e più o meno centoventi schiavi. Prendili, aggiungici gli ostaggi delle genti che ti hanno dato fastidi e va' pure".
54 Senofonte scoppiò a ridere e disse: "E se non mi bastassero per pagare il soldo, da chi dirò di averlo preso un talento? Dal momento che la mia vita è in pericolo, non è meglio che me ne vada di qui stando in guardia per non finir lapidato? Hai sentito le minacce contro di me". Per quel giorno rimase lì.
55 L'indomani Seute diede loro ciò che aveva promesso e li fece accompagnare da alcuni uomini per guidare il bestiame. Fino a quel momento i soldati facevano un gran parlare di Senofonte dicendo che se n'era andato da Seute per stabilirsi nella zona e per ricevere i doni promessi: ma quando lo videro, gioirono e gli corsero incontro.
56 Senofonte, non appena vide Carmino e Polinico, disse: "Grazie a voi è stato messo in salvo questo bestiame per l'esercito. Ve lo consegno: vendetelo e distribuite il ricavato tra i soldati". I due presero il bestiame e, nominati dei sovrintendenti alle operazioni, procedettero alla vendita, suscitando parecchie rimostranze.
57 Senofonte si tenne in disparte, anzi era chiaro che si preparava al rientro in patria: in Atene infatti non era stato ancora decretato il suo esilio. Comunque i suoi amici più fidati tra quelli che erano al campo si recarono da lui e lo scongiurarono di non partire prima di aver condotto via l'esercito e di averlo rimesso nelle mani di Tibrone.

8

1 Da qui fecero rotta verso Lampsaco, dove Senofonte incontrò l'indovino Euclide di Fliunte, il figlio di quel Cleagora che ha eseguito i dipinti parietali nel Liceo. Costui si rallegrò con Senofonte che avesse portato in salvo la vita e gli domandò quanto oro avesse con sé.
2 Senofonte gli disse, giurandolo, che non aveva neppure il necessario per il viaggio di ritorno in patria, a meno di non vendere il cavallo e le sue cose personali. L'altro non gli prestò fede.
3 Ma quando i Lampsaceni gli inviarono i doni ospitali, Senofonte sacrificò ad Apollo, alla presenza di Euclide. Costui, come vide le vittime, disse che adesso credeva alla storia che Senofonte non aveva denari. "E so anche", soggiunse, "che se caso mai tu dovessi averne, troveresti sulla tua strada un impedimento: se non altro, sarai tu stesso quell'impedimento". Senofonte ne convenne.
4 L'altro ancora: "È Zeus Meilichio a ostacolarti", e gli chiese se avesse offerto al dio un sacrificio, poi aggiunse: "come ero solito fare io a casa, offrendo per voi sacrifici e olocausti". Senofonte rispose che non aveva celebrato sacrifici al dio da quando aveva lasciato la patria. Allora Euclide gli consigliò di sacrificare secondo l'usanza, asserendo che le cose si sarebbero volte in meglio.
5 Il giorno successivo Senofonte si recò a Ofrinioe offrì un sacrificio bruciando interi alcuni porci secondo il rito patrio: le vittime diedero auspici favorevoli.
6 Quel giorno stesso giungono Bione e Nausiclide per consegnare del denaro all'esercito. Stringono vincoli d'ospitalità con Senofonte e, siccome quest'ultimo aveva venduto a Lampsaco il proprio cavallo per cinquanta darici, i due, sospettando che si fosse risolto a venderlo per mancanza di mezzi, tanto più che avevano saputo che era affezionato al suo cavallo, lo riscattarono e glielo restituirono, senza voler accettare il prezzo del riscatto.
7 Allora si mettono in marcia attraverso la Troade e, superato l'Ida, giungono dapprima ad Antandro, poi, proseguendo lungo la costa, pervengono a Piana di Tebe in Misia.
8 Quindi attraversano Adramittio e Certono e, dopo esser giunti a Piana del Caico, arrivano a Pergamo in Misia. Qui Senofonte è ospitato da Ellade, moglie di Gongilo di Eretria e madre di Gorgione e Gongilo.
9 Costei indica a Senofonte che nella pianura viveva un persiano, Asidate: se l'avessero attaccato di notte con trecento uomini, avrebbero potuto catturarlo con la moglie, i figli e le sue ricchezze, che erano ingenti. Per guidarli nell'azione inviò con loro suo cugino e Dafnagora, persona di cui aveva altissima stima.
10 Quando li ebbe con sé, Senofonte celebrò un sacrificio. L'indovino Basia dell'Elide, che era presente, disse che le vittime erano propizie e che l'uomo poteva essere catturato.
11 Dopo aver cenato, Senofonte si mise in cammino con i locaghi a lui più cari e con gli uomini che si erano dimostrati più fidati in ogni circostanza: era un modo per ricompensarli. Ma si unirono a lui, di prepotenza, anche altri seicento circa. I locaghi comunque si spinsero in avanti al galoppo, per non dividere il bottino, come se le ricchezze fossero già a loro completa disposizione.
12 Non appena giunsero, intorno alla mezzanotte, lasciarono che gli schiavi, che erano nei pressi della torre, si mettessero in salvo con la maggior parte delle ricchezze, perché miravano a prendere Asidate in persona e i suoi beni.
13 Attaccarono la torre, ma non riuscirono a espugnarla: era alta, grande, munita di parapetti e disponeva di parecchi difensori agguerriti. Allora cercarono di aprire una breccia nella torre.
14 Lo spessore del muro era di otto mattoni.69 d'argilla. Sul fare del giorno la breccia fu aperta: non appena la luce vi filtrò, dall'interno un nemico, con uno spiedo da buoi, trafisse la coscia dell'assalitore più vicino. Inoltre cominciarono a scagliar fuori dardi, rendendo ormai pericoloso anche il solo avvicinarsi alla breccia.
15 Frattanto, poiché da dentro levavano grida e mandavano segnali di fuoco, accorsero in loro aiuto Itamene con le sue truppe, reparti di opliti assiri di Comania e cavalieri ircani - erano un'ottantina, anch'essi mercenari del re -, altri peltasti, ottocento circa, e ancora truppe da Partenio, da Apolloniae dai dintorni, nonché cavalieri.
16 Era giunto il momento di valutare come procedere alla ritirata. Formarono il quadrato e, presi tutti i buoi e le pecore e gli schiavi, li misero all'interno. Non si curavano tanto di portare in salvo le prede, quanto temevano che la ritirata si tramutasse in fuga, se abbandonavano il bottino, e avevano paura di rendere più baldanzosi gli altri e di scoraggiare i propri uomini: allora ripiegarono come se combattessero per difendere i beni predati.
17 Quando Gongilo vide il numero esiguo dei Greci a confronto della massa degli inseguitori, volendo prendere parte all'azione, con le sue truppe uscì lui pure allo scoperto, contro il volere della madre. Rinforzi giunsero anche da Alisarne e dalla Teutrania, guidati da Procle, figlio di Damarato.
18 Senofonte e i suoi, poiché erano ormai messi alle strette dal lancio di frecce e proiettili, disposti in cerchio, in modo da opporre gli scudi ai lanci nemici, guadarono a stento il fiume Carcaso, mentre quasi la metà delle truppe era rimasta ferita.
19 Nella circostanza rimane ferito il locago Agasia di Stinfalo, che stava combattendo senza un attimo di tregua contro i nemici. Riescono a portare al sicuro circa duecento schiavi e pecore in numero sufficiente per i sacrifici.
20 L'indomani, dopo aver offerto un sacrificio, Senofonte di notte ritira tutto l'esercito, per percorrere il tratto di strada più lungo possibile in Lidia, in modo che i nemici non si spaventino per la sua vicinanza, ma allentino la sorveglianza.
21 Asidate, venuto al corrente che Senofonte aveva sacrificato per assalirlo una seconda volta con l'esercito al completo, si trasferisce nei villaggi che sorgono ai piedi della città di Partenio.
22 È qui che Senofonte e i suoi si imbattono in lui e lo catturano con moglie, figli, cavalli e tutto il resto. Così si avverò il primo responso dei sacrifici.
23 Poi ritornano a Pergamo, dove Senofonte rese omaggio alla divinità. I Laconi, i locaghi, gli altri strateghi e i soldati si accordarono per consentirgli la scelta tra i cavalli, i buoi e il resto del bottino, al punto che Senofonte ebbe mezzi sufficienti per far doni a sua volta.
24 Nel frangente arrivò Tibrone, assunse il comando dell'esercito e, dopo averlo aggregato a un altro contingente greco, cominciò la guerra contro Tissaferne e Farnabazo.
25 [Ecco i nomi dei governatori del paese del re, attraverso le cui terre siamo passati: in Lidia Artima, in Frigia Artacama, in Licaonia e Cappadocia Mitradate, in Cilicia Siennesi, in Fenicia e Arabia Derne, in Siria e Assiria Belesi, a Babilonia Ropara, in Media Arbace, tra i Fasiani e gli Esperiti Tiribazo. I Carduchi, i Calibi, i Caldei, i Macroni, i Colchi, i Mossineci, i Ceti e i Tibareni sono popoli indipendenti. In Paflagonia Corila, tra i Bitini Farnabazo, tra i Traci d'Europa Seute.
26 Il conto complessivo della strada percorsa all'andata e al ritorno è di millecentocinquanta parasanghe, ossia trentaquattromiladuecentocinquantacinque stadi, in duecentoquindici tappe. La durata della spedizione, tra andata e ritorno, è un anno e tre mesi.]