Biblioteca:Pindaro, Olimpiche, VIII



				

				

PER ALCIMEDONTE D’ EGINA. VINCITORE NELLA LOTTA DEI FANCIULLI A OLIMPIA

I
Strofe
Madre di gare e di serti tutti aurei. Signora del vero.
Olimpia! In te indagan gli aruspici
con gli olocausti il volere di Giove signore del folgore,
che cosa ei disponga per gli uomini
che vólto hanno l’animo
a cogliere somme virtudi
e premi al sudato travaglio.

Antistrofe
Egli alla grazia s’induce se pregano gli uomini pii.
Su, bosco, che in Pisa verdeggi,
sopra l’Alfeo, questi serti gradisci, con queste canzoni.
Chi ottenne i tuoi doni fulgenti,
gran gloria lo segue.
Chi un bene ha, chi l’altro. A Fortuna
più tramiti schiudono i Numi.

Epodo
Timostene, e voi vostra Sorte a Zeus natale affidò,
che te rese illustre in Nemea,
e ad Alcimedonte die’ serto in Olimpia,
ai piedi del clivo di Crono.
Bello era nel volto, né l’opera disforme dai volto, quand’egli,
vincendo la lotta, ad Egina dagli agili remi die’ gloria.
Qui Temi, che i popoli tutela, che siede
a Zeus ospitale vicina, ha dimora

II
Strofe
più che in niun altro paese. Dar giusta sentenza è ben arduo,
se tirano molti, con arti
varie, qua e là. Ma giudizio dei Superi, questa contrada
recinta dal pelago, fece
divina colonna
degli ospiti tutti. Deh!, stanco
per lei non si mostri il futuro.

Antistrofe
Tale pel dorico popolo fu retta dai tempi d’Eaco,
cui Febo e il possente Posidone,
quando recinsero ad Ilio ghirlanda di torri, chiamarono
lor socio; e presagio fu allora
che in furia di guerra
cadesse espugnata la rocca

Epodo
Tre glauchi dragoni balzarono, com’erano estrutte le mura,
sovr’essa la torre; e piombarono
due giù sbigottiti, lo spirto esalarono.
Ma uno, con sibilo fiero
saltò dentro. E sùbito Apollo, di fronte al prodigio, parlò:
«Per l’opera, o eroe, di tue mani, sarà questa rocca espugnata:
cosi mi prenuncia l’immagine apparsa
da Zeus Cronide, signore del tuono.

III
Strofe
Né sarà ciò senza l’opera dei tuoi discendenti: coi primi,
coi quarti sarà ». Così detto,
Febo sospinse i cavalli al Xanto, alle Amazzoni equestri,
e all’Istro. E Poseidone all’Istmo
marino condusse
il cocchio veloce, e sul giogo
corinzio, a mirare i banchetti.

Antistrofe
Eaco sovra auree cavalle rendendo ad Egina. — Mai cosa
sarà che dia gaudio a tutti.
Or, s’io, lodando Melesia, sospingo il mio canto al ricordo
degli anni suoi primi, l’Invidia
me d’aspro macigno
non batta. Dirò che in Nemea
egli ebbe tal gloria: e tra gli uomini

Epodo
vincea nel pancrazio. È stoltezza volere insegnar senza
apprendere:
gl’ignari hanno fatuo l’animo;
ma facile cosa riesce a chi sa.
E meglio d’ogni altro Melesia
la via può additare che giovi a l’uom che s’accinga affrontare
i sacri certami, ed averne la fama più ambita d’ogni altra:
Ed Alcimedonte che adesso il trigesimo
trionfo otteneva gli è degno compenso.

IV
Slroje
Ch’or col favore del Demone — né meno gli venne il vigore —
di quattro fanciulli abbattuti
rese odioso il ritorno, spregiata la fama, nascosta
la strada. Ed al padre del forte,
ardire ispirò
contrario a vecchiezza: ché l’Ade
oblia l’uom che ha prospera sorte.

Antistrofe
Ma la memoria conviene ch’io desti, e pei fior de le mani
vittrici i Blessiadi celebri.
Già dei frondiferi ludi la sesta corona li cinge:
e parte d’onori e di riti
anch’essi i defunti
fruiscon: né vale la polvere
celar la pietà dei congiunti.

Epodo
E uditol da Nunzio, figliuolo d’Ermes, Ifione a Callimaco
dirà quale fulgido fregio
a loro progenie die' Zeus in Olimpia.
Deh! Beni su beni a lui voglia
donare, e lontane tenere le ambasce dei morbi. Ti prego,
a Nemesi, ostile mai sempre, non dar parte alcuna dei beni;
ma sempre felice guidando lor vita,
accresci con essi la loro città.