Biblioteca:Pindaro, Istmiche, V



				

				

PER FILACIDA D’EGINA. VINCITORE NEL PANCRAZIO A NEMEA

I
Strofe
Luce dai nomi molteplici, madre di Elios,
più che ogni bene, la possa dell’oro
gli uomini pregian per te. Per tua grazia.
Diva, le navi che ondeggiano
sovra le creste dei flutti,
e sotto i cocchi i corsieri
nel turbinio de le gare, appaiono miri a vederli.

Antistrofe
Cosi le lotte e gli agoni fan chiaro e famoso
l’uomo cui fitte ghirlande le chiome
cinsero, premio al vigore del braccio,
alla prontezza dei piedi.
Giudica un Nume degli uomini
l’insita possa. Due cose
nutrono il fior della vita soave con florida sorte:

Epodo
bene operare, e riscuoterne parole di lode.
D’essere Giove non pùngati brama:
tutto possiedi su queste due cose t’accorda il Destino:
bene mortale conviene ai mortali.
Duplice onor ti fiorisce su l’Istmo, o Filacide: in Neme
teco vinceva Pitèa nel pancrazio.
Ma non deliba il mio cuore
senza gli Eacidi l’inno:
ché io di Lampone pei figli, insiem con le Cariti, ad Egina

II
Strofe
giunsi, alla ben governata città. S’ella muove
d’opre divine su fulgidi tramiti,
non ti sia grave la debita lode
delle fatiche, nei cantici
mescer; ché i suoi forti eroi
fama lucrarono, e celebri
son per millenni nel suono di cetre, di flauti canori.

Antistrofe
E per volere di Zeus, di culto onorati
sono essi, e cura degli uomini saggi.
Alla gagliarda progenie d’Eneo
ardono vittime gli Ètoli:
Tebe a Iolao, di corsieri
mastro, fa onore; a Persèo
Argo: lunghesso l’Eurota si vanta il valor di Polluce:

Epodo
ma le magnanime d’Eaco virtudi e dei figli
culto riscuoton fra il popol d’Enona.
Essi con duro travaglio, due volte espugnarono Troia:
Eracle prima seguendo, gli Atridi
poscia. Via, spiccati, o carme, dal suolo, rispondi: chi uccise
Cigno, chi Ettore spense, chi Mennone
re degli Etiopi, impavido,
chiuso ne l’arme di bronzo?
Chi Telefo il buono trafisse con l’asta, su i clivi del Caico?

III
Strofe
Quelli cui dicon le genti figliuoli d’Egina,
l’isola illustre. Fu quivi una torre
da tempo estrutta d’impervie virtudi.
Molte ha mia lingua veraci
frecce, che dican la loro
gesta. Ed anche or Salamina,
rocca d’Aiace, die’ prova di sé, surta a gloria pei nauti,

Antistrofe
fra la procella di strage, d’innumere turbe
fra grandinoso sterminio cruento.
Ma sopra il vanto s’effonda silenzio.
Giove ogni cosa comparte,
arbitro è Zeus di tutto.
Pure, anche queste virtudi
aman la lode melliflua del canto. Ed in opere e in gare

Epodo
temprisi chi di Cleonico la stirpe conosce.
Mai degli umani le lunghe fatiche
restan nel buio; né quanto dispendio eccitavan le cure
della speranza. Pitea pure lodo
che nel diritto cammino guidò per Filacida il corso
delle percosse che doman le membra.
Destro è di mano: è nel senno
simile a lui. Prendi il serto,
su, prendi le bende villose, e insiem manda il cantico alato.