Biblioteca:Pindaro, Istmiche, II



				

				

A TRASIBULO D’AGRIGENTO IN MEMORIA DI UNA VITTORIA RIPORTATA DA SUO PADRE COL CARRO NEI GIUOCHI ISTMICI

I
Strofe
Trasibulo, gli uomini prischi che il carro salian de le Muse
d’oro velate, trattando la celerà insigne,
gl’inni, saette soavi, spontanei lanciavano ai giovani,
quanti eran vaghi e toccavano la florida età
che d’Afrodite dal trono vezzoso la cura suade.

Antistrofe
Che allora venale non era, né a prezzo locata, la Musa,
né le melliflue canzoni solean di Tersicore
dolce canora, d’argento la faccia adomarsi, e far lucro.
Ora la massima è forza seguir dell’Argivo;
ch’essa ben prossimo il piede conduce ai sentier del vero.

Epodo
« L’uomo è denaro, è denaro », quei disse, vedendo sparire
coi beni gli amici.
Saggio tu sei, tu m’intendi. Né ignori l’equestre
istmia vittoria ch’io canto:
la concedette a Senocrate Posi’done; e il serto
d’apio dorico, a lui
mandò, che al suo crin lo stringesse,
li
Siro! e
e l’uomo di cocchi maestro, fulgor d’Agrigento, onorò.
Anche lo vide, e gli diede nei giuochi di Crisa
Febo vittoria; e in Atene fulgente, partecipe ai premi
degli Erettidi famosi, non ebbe a lagnarsi
dell'abilissima destra che a tempo Nicomaco tese,

Antistrofe
illeso spingendo il suo cocchio, le briglie allentando. Gli araldi
lui ben conobber dell’Ore, ministri di Zeus
Cronio, gli Elleni, che un giorno di lui furono ospiti. E dolci
a salutarlo Ievaron le voci, quand’egli
su le ginocchia cadeva d’un aurea Diva, di Nike,

Epodo
nella lor terra, che detta dagli uomini è bosco di Zeus.
Qui stretti ad onore
che non morrà, d’Enesidamo furono i figli. —
Ma sconosciuti alle case
vostre, non sono, o Trasibulo, né i lieti banchetti
risi da grazia, né gl’inni
che suonan più dolci del miele. —

III
Strofe
Né rupe né impervio sentiero trattiene chi brama l’elogio
dell’Eliconidi addurre agli uomini chiari.
Oh, se potessi, vibrandolo, si lunge scagliare il mio disco
quanto ne l’impeto nobile Senocrate tutti
gli altri mortali vinceva! Pregiato dai suoi cittadini,

Antistrofe
volgea la sua mente ai corsieri, qual patrio costume è degli
Elleni:
tutte onorava dei Superi le mense: né mai
su la sua mensa ospitale piegar senza vento le vele;
ma sino al Fasi nei giorni d’Està si spingeva,
ma navigava l’Inverno fin presso alle spiagge del Nilo.

Epodo
Or, poi che in vide spemi circondan le menti degli uomini,
tu mai non celare
né la virtù di tuo padre, né questi miei canti.
Non perché immoti restassero
io li composi in tua lode. Su via, Nicasippo,
récati all’ospite mio
diletto, e quest’inno a lui porgi.