Biblioteca:Igino, Favole

(Differenze fra le revisioni)



				

				
			
m (Sostituzione testo - 'Vulcano' con 'Efesto')
m (Sostituzione testo - 'Mercurio' con 'Ermes')
===Prologo===
===Prologo===
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Da Caligine nacque Caos. Da Caos e Caligine nacquero Notte, Giorno, Erebo, Etere. Da Notte ed Erebo: Fato, Vecchiaia, Morte, Annientamento, Continenza, Sonno, Sogni, Amore -vale a dire Lisimele, Epifrone, Edimele -, Porfirione, Epafo, Discordia, Miseria, Impudenza, Nemesi, Eufrosine, Amicizia, Misericordia, Stige, le tre Parche, cioè Cloto, Lachesi, Atropo, e le Esperidi: Egle, Esperia ed Erica. Da Etere e Giorno nacquero Tello, Cielo e Mare. Da Etere e Tello nacquero Dolore, Inganno, Ira, Lutto, Menzogna, Giuramento, Vendetta, Intemperanza, Disputa, Dimenticanza, Paura, Superbia, Incesto, Battaglia, Oceano, Temi, Tartaro e Ponto; e i Titani, e cioè Briareo, Gige, Sterope, Atlante, Iperione e Polo, Saturno, Opi, Moneta, Dione; e le tre Erinni, vale a dire Netto, Megera e Tisifone. Da Tello e Tartaro nacquero i Giganti: Encelado, Ceo ……, Astreo, Peloro, Pallante, Enfito, Reco, ……, Agrio, talemone, Efialte, Eurito, ……, Teomise, Teodamante, Oto, Tifone, Polibote, Menefiario, Abseo, Colofomo, Giapeto. Da Ponto e Acqua Marina nacquero le specie dei pesci. Da Oceano e Teti, le Oceanine, e cioè Estiea, Melite, Iante, Admeta, Stilbo, Pasifae, Polisso, Eurinome, Evagoreide, Rodope, tliride, Clizia, ……, Clitenneste, Meti, Menippe, Argia. Della stessa stirpe sono i Fiumi, cioè Strimone, Nilo, Eufrate, Tanai, Indo, Cefiso, Ismeno, Asseno, Acheloo, Simoenta, Inaco, Alfeo, Termodonte, Scamandro, Tigri, Meandro e Oronte. Da Ponto e Tello nacquero Taumante, Ceto, Nereo e Forcide. Da Nereo e Doride le cinquanta Nereidi: Glauce, Talia, Cimodoce, Nesea, Speio, Toe, Cimotoe, Attea, Limnoreia, Melite, Iera, Anfitoe, Agave, Doto, Proto, Ferusa, Dinamene, Dessamene, Anfinome, Callianassa, Doride, Panope, Galatea, Nemerte, Apseude, Climene, Ianira, Panopea, Ianassa, Mera, Orizia, Amazia, Drimo, Xanto, Ligea, Fillodoce, Cidippe, Licoriade, Cleio, Beroe, Efire, Opi, Asia, Deiopea, Aretusa, Climene, Creneide, Euridice, Leucotoe. Da Forcide e Ceto: le Forcidi, cioè Pemfredo, Enio e Perside (quest’ultima da altri è chiamata Dino). Da Ceto nacquero le Gorgoni: Steno, Euriale e Medusa. Da Polo e Febe: Latona, Asteria, …… Afirape, Perse e Pallante. Da Giapeto e Climene: Atlante, Epimeteo e Prometeo. Da Iperione ed Etra: Sole, Luna e Aurora. Da Satumo e Opi: Vesta, Cerere, Era, Plutone, Poseidone e Zeus. Da Saturno e Filira: Chirone e Dolope. Da Astreo e Aurora: Zefiro, Borea, Noto e Favonio. Da Atlante e Pleione: Maia, Calipso, Alcione, Merope, Elettra e Celeno. Dal Gigante Pallante e da Stige: Scilla, Forza, Invidia, Potere, Nike, Sorgenti, Laghi. Da Poseidone e Salacia: Tritone. Da Dione e Zeus: Afrodite. Da Zeus e Era: Ares. Da Era senza padre: Efesto. Da Zeus ed Eurinome: le Grazie. Ancora da Zeus e da Era: Zeusntù e Libertà. Da Zeus e Temi: le Stagioni. Da Zeus e Cerere: Proserpina. Da Zeus e Moneta: le Muse. Da Zeus e Luna: Pandia. Da Afrodite e Ares: Armonia e Terrore. Da Acheloo e Melpomene: le Sirene, cioè Telsiepia, Molpe e Pisinoe. Da Zeus e Climene: Mnemosine. Da Zeus e Maia: Mercurio. Da Zeus e Latona: Apollo e Artemide. Da Tello: Pitone, il serpente divino. Da Taumante ed Elettra: Iride e le Arpie, cioè Celeno, Ocipete e Podarce. Da Sole e Persa: Circe, Pasifae, Eete, Perse. Da Eete e Clizia: Medea. Da Sole e Climene: Fetonte e le Fetontidi, cioè Merape, Elie, Eteria e Diossippe. Da Tifone ed Echidna: Gorgone, Cerbero, il mostro che custodiva il vello d’oro nella Colchide, Scilla, che aveva corpo di donna nella parte superiore e di cane in quella inferiore e che fu uccisa da Ercole, Chimera, la Sfinge che abitava in Beozia, il serpente Idra, che aveva nove teste e che pure fu ucciso da Ercole, e il dragone delle Esperidi. Da Poseidone e Medusa: il cavallo Pegaso. Da Crisaore e Calliroe: Gerione tricorpore.
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Da Caligine nacque Caos. Da Caos e Caligine nacquero Notte, Giorno, Erebo, Etere. Da Notte ed Erebo: Fato, Vecchiaia, Morte, Annientamento, Continenza, Sonno, Sogni, Amore -vale a dire Lisimele, Epifrone, Edimele -, Porfirione, Epafo, Discordia, Miseria, Impudenza, Nemesi, Eufrosine, Amicizia, Misericordia, Stige, le tre Parche, cioè Cloto, Lachesi, Atropo, e le Esperidi: Egle, Esperia ed Erica. Da Etere e Giorno nacquero Tello, Cielo e Mare. Da Etere e Tello nacquero Dolore, Inganno, Ira, Lutto, Menzogna, Giuramento, Vendetta, Intemperanza, Disputa, Dimenticanza, Paura, Superbia, Incesto, Battaglia, Oceano, Temi, Tartaro e Ponto; e i Titani, e cioè Briareo, Gige, Sterope, Atlante, Iperione e Polo, Saturno, Opi, Moneta, Dione; e le tre Erinni, vale a dire Netto, Megera e Tisifone. Da Tello e Tartaro nacquero i Giganti: Encelado, Ceo ……, Astreo, Peloro, Pallante, Enfito, Reco, ……, Agrio, talemone, Efialte, Eurito, ……, Teomise, Teodamante, Oto, Tifone, Polibote, Menefiario, Abseo, Colofomo, Giapeto. Da Ponto e Acqua Marina nacquero le specie dei pesci. Da Oceano e Teti, le Oceanine, e cioè Estiea, Melite, Iante, Admeta, Stilbo, Pasifae, Polisso, Eurinome, Evagoreide, Rodope, tliride, Clizia, ……, Clitenneste, Meti, Menippe, Argia. Della stessa stirpe sono i Fiumi, cioè Strimone, Nilo, Eufrate, Tanai, Indo, Cefiso, Ismeno, Asseno, Acheloo, Simoenta, Inaco, Alfeo, Termodonte, Scamandro, Tigri, Meandro e Oronte. Da Ponto e Tello nacquero Taumante, Ceto, Nereo e Forcide. Da Nereo e Doride le cinquanta Nereidi: Glauce, Talia, Cimodoce, Nesea, Speio, Toe, Cimotoe, Attea, Limnoreia, Melite, Iera, Anfitoe, Agave, Doto, Proto, Ferusa, Dinamene, Dessamene, Anfinome, Callianassa, Doride, Panope, Galatea, Nemerte, Apseude, Climene, Ianira, Panopea, Ianassa, Mera, Orizia, Amazia, Drimo, Xanto, Ligea, Fillodoce, Cidippe, Licoriade, Cleio, Beroe, Efire, Opi, Asia, Deiopea, Aretusa, Climene, Creneide, Euridice, Leucotoe. Da Forcide e Ceto: le Forcidi, cioè Pemfredo, Enio e Perside (quest’ultima da altri è chiamata Dino). Da Ceto nacquero le Gorgoni: Steno, Euriale e Medusa. Da Polo e Febe: Latona, Asteria, …… Afirape, Perse e Pallante. Da Giapeto e Climene: Atlante, Epimeteo e Prometeo. Da Iperione ed Etra: Sole, Luna e Aurora. Da Satumo e Opi: Vesta, Cerere, Era, Plutone, Poseidone e Zeus. Da Saturno e Filira: Chirone e Dolope. Da Astreo e Aurora: Zefiro, Borea, Noto e Favonio. Da Atlante e Pleione: Maia, Calipso, Alcione, Merope, Elettra e Celeno. Dal Gigante Pallante e da Stige: Scilla, Forza, Invidia, Potere, Nike, Sorgenti, Laghi. Da Poseidone e Salacia: Tritone. Da Dione e Zeus: Afrodite. Da Zeus e Era: Ares. Da Era senza padre: Efesto. Da Zeus ed Eurinome: le Grazie. Ancora da Zeus e da Era: Zeusntù e Libertà. Da Zeus e Temi: le Stagioni. Da Zeus e Cerere: Proserpina. Da Zeus e Moneta: le Muse. Da Zeus e Luna: Pandia. Da Afrodite e Ares: Armonia e Terrore. Da Acheloo e Melpomene: le Sirene, cioè Telsiepia, Molpe e Pisinoe. Da Zeus e Climene: Mnemosine. Da Zeus e Maia: Ermes. Da Zeus e Latona: Apollo e Artemide. Da Tello: Pitone, il serpente divino. Da Taumante ed Elettra: Iride e le Arpie, cioè Celeno, Ocipete e Podarce. Da Sole e Persa: Circe, Pasifae, Eete, Perse. Da Eete e Clizia: Medea. Da Sole e Climene: Fetonte e le Fetontidi, cioè Merape, Elie, Eteria e Diossippe. Da Tifone ed Echidna: Gorgone, Cerbero, il mostro che custodiva il vello d’oro nella Colchide, Scilla, che aveva corpo di donna nella parte superiore e di cane in quella inferiore e che fu uccisa da Ercole, Chimera, la Sfinge che abitava in Beozia, il serpente Idra, che aveva nove teste e che pure fu ucciso da Ercole, e il dragone delle Esperidi. Da Poseidone e Medusa: il cavallo Pegaso. Da Crisaore e Calliroe: Gerione tricorpore.
===Temisto===  
===Temisto===  
===La stessa, di Euripide (scritta da Ennio)===
===La stessa, di Euripide (scritta da Ennio)===
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Antiope era figlia di Nitteo, re di Beozia; sedotto dalla sua bellezza, Zeus la rese gravida. Il padre la voleva punire per quello scandalo e la minacciava di morte; allora Antiope fuggì. Per caso, giunse nello stesso luogo in cui si trovava Epafo di Sicione, che la portò a casa sua e la sposò. Nitteo se ne risentì e al momento di morire obbligò per mezzo del testamento il fratello Lico, al quale dava in eredità il regno, a non lasciare Antiope impunita. Dopo la sua morte Lico giunse a Sicione, uccise Epafo e condusse Antiope prigioniera sul Citerone; qui ella partorì due gemelli che furono educati da un pastore il quale li chiamò Zeto e Anfione. Antiope fu consegnata a Dirce, sposa di Lico, perché la tormentasse; ma colse l’occasione per fuggire e raggiunse i suoi figli, uno dei quali, Zeto, la respinse credendola una schiava fuggiasca. Nello stesso luogo arrivò Dirce, per un baccanale in onore di Libero; ella trovò Antiope e la condusse a morte. Ma il pastore che li aveva allevati informò i due giovani che quella era la loro madre e subito essi si gettarono all’inseguimento e la liberarono. Quanto a Dirce, la legarono per i capelli a un toro e la uccisero. Erano poi sul punto di uccidere Lico, ma ne furono impediti da Mercurio il quale nello stesso tempo ordinò a Lico di consegnare il regno ad Anfione. 
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Antiope era figlia di Nitteo, re di Beozia; sedotto dalla sua bellezza, Zeus la rese gravida. Il padre la voleva punire per quello scandalo e la minacciava di morte; allora Antiope fuggì. Per caso, giunse nello stesso luogo in cui si trovava Epafo di Sicione, che la portò a casa sua e la sposò. Nitteo se ne risentì e al momento di morire obbligò per mezzo del testamento il fratello Lico, al quale dava in eredità il regno, a non lasciare Antiope impunita. Dopo la sua morte Lico giunse a Sicione, uccise Epafo e condusse Antiope prigioniera sul Citerone; qui ella partorì due gemelli che furono educati da un pastore il quale li chiamò Zeto e Anfione. Antiope fu consegnata a Dirce, sposa di Lico, perché la tormentasse; ma colse l’occasione per fuggire e raggiunse i suoi figli, uno dei quali, Zeto, la respinse credendola una schiava fuggiasca. Nello stesso luogo arrivò Dirce, per un baccanale in onore di Libero; ella trovò Antiope e la condusse a morte. Ma il pastore che li aveva allevati informò i due giovani che quella era la loro madre e subito essi si gettarono all’inseguimento e la liberarono. Quanto a Dirce, la legarono per i capelli a un toro e la uccisero. Erano poi sul punto di uccidere Lico, ma ne furono impediti da Ermes il quale nello stesso tempo ordinò a Lico di consegnare il regno ad Anfione. 
===Niobe===
===Niobe===
===Il raduno degli Argonauti===
===Il raduno degli Argonauti===
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Giasone, figlio di Esone e Alcimede, figlia di Climene, condottiero dei Tessali. Orfeo, indovino e citarodo, figlio di Eagro e della musa Calliope, tracio, nato nella città di Flevia, che si trova sul monte Olimpo, presso il fiume Enipeo. Asterione, figlio di Piremo e di Antigone, figlia di Fere, giunse da Pellene (altri lo dicono figlio di Iperasio, proveniente dalla città di Piresia che si trova alle falde del monte Filleo in Tessaglia, dove i due fiumi Apidano ed Enipeo confluiscono). Polifemo, figlio di Elato e di Ippea, figlia di Antippo, dalla città tessala di Larissa: un uomo dal passo lento. Ificlo, figlio di Filaco e di Climene, figlia di Minia, dalla Tessaglia, zio materno di Giasone. [[Admeto]], figlio di Fere e di Periclimene, figlia di Minia, dalla Tessaglia presso il monte Calcodonio, dal quale prendono nome una città e un fiume: si dice che Apollo abbia pascolato le sue greggi. Eurito ed Echione, figli di Mercurio e Antianira, figlia di Menezio, dalla città di Alope che ora è chiamata Efeso (ma alcuni scrittori li ritengono tessali). Etalide, figlio di Mercurio ed Eupolemia, figlia di Mirmidone, che veniva da Larissa. Corono, figlio di Ceneo, dalla città di Girtone che si trova in Tessaglia. Questo Ceneo figlio di Elato, da Magnesia, si mostrò invulnerabile ai colpi di spada dei Centauri: potevano ferirlo soltanto con tronchi appuntiti di alberi; alcuni affermano che in origine era una donna e che per concedersi a Poseidone chiese in cambio di essere mutata in un giovane invulnerabile. Ma questo è irreale perché non è possibile che un uomo non sia ucciso dal ferro o una donna possa trasformarsi in uomo. Mopso, figlio di Ampico e Cloride, al quale Apollo aveva insegnato l’arte mantica; venne da Ecalia o secondo altri da Titaro. Euridamante, figlio di Iri e Demonassa, oppure, secondo altri, di Ctimeno, che abitavano la città Dolopeide presso il lago Xinio. Teseo, figlio di Egeo ed Etra, da Trezene, oppure, secondo altri, da Atene. Piritoo, figlio di lssione, fratello dei Centauri, tessalo. Menezio, figlio di Attore, da Opunte. Euribate, figlio di Teleone, da Eleone. Eurizione, figlio di Iri e Demonassa. Issitione dalla città di Cerinto. Oileo, figlio di Odoidoco e Agrianome, figlia di Perseone, dalla città di Naricea. Clizio e Ifito, figli di Eurito e Antiope, figlia di Pilone, re di Ecalia oppure, secondo altri, dell’Eubea. Costui aveva ricevuto da Apollo l’arte di tirare frecce e si dice che avesse poi gareggiato con il Dio che l’aveva gratificato. Suo figlio Clizio fu poi ucciso da Eete. Peleo e Telamone, figli di Eaco ed Endeide, figlia di Chirone, dall’isola di Egina. Costoro, dopo avere lasciato la patria in seguito all’uccisione del fratello Foco, si stabilirono in luoghi diversi: Peleo a Ftia, Telamone a Salamina, che Apollonio Rodio chiama Attica. Bute, figlio di Teleone e di Zeusippe, figlia del fiume Eridano, da Atene. Tifi, figlio di Forbante e Irmine, dalla Beozia: fu lui il timoniere della nave Argo. Argo, figlio di Polibo e Argia, o secondo altri figlio di Danao; veniva da Argo, vestito con un peloso manto di toro, e fu il costruttore della nave Argo. Flia, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di Minosse, dalla città di Fliunte che si trova nel Peloponneso; altri invece lo dicono tebano. Ercole, figlio di Zeus e di Alcmena, figlia di Elettrione, tebano. Ila, figlio di Teodamante e della Ninfa Menodice, figlia di Orione, un efebo. Proveniva da Ecalia o secondo altri da Argo, compagno di Ercole. Nauplio, figlio di Poseidone e di Amimone, figlia di Danao, argivo. Idmone, figlio di Apollo e della Ninfa Cirene, oppure di Abante, argivo. Costui, esperto nella mantica, sebbene avesse compreso dal volo degli uccelli che gli era preannunciata la morte, non volle ugualmente mancare a quella fatale spedizione. Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, figlia di Testio, lacedemoni o (come altri dicono) spartani, l’uno e l’altro fanciulli; si dice che sul loro capo, nello stesso momento, fossero state poste delle stelle che li contrassegnavano. Linceo e Ida, figli di Mareo e Arena, figlia di Ebalo, messeni del Peloponneso. Di loro si racconta che Linceo riusciva a scorgere persino le cose nascoste sottoterra e che non esisteva nebbia che potesse ostacolarlo. Altri dicono che nessuno potesse scorgere Linceo durante la notte. Si diceva anche che egli riuscisse a vedere sottoterra perché sapeva riconoscere le vene aurifere e quando vi discendeva e mostrava poi immediatamente l’oro, fece nascere la fama che potesse vedere anche sottoterra. Ida, dal canto suo, era coraggioso e intrepido. Periclimeno, figlio di Neleo e Cloride, figlia di Anfione e Niobe; veniva da Pilo. Anfidamante e Cfeo, figli di Aleo e Cleobule, arcadi. Anceo, figlio, oppure secondo altri nipote, di Licurgo, da Tegea. Augia, figlio di Sole e Nausidame, figlia di Anfidamante; era di Elea. Asterione e Anfione, figli di Iperasio o secondo altri di Ippasio, da Pellene. Eufemo, figlio di Poseidone ed Europa, figlia di Tizio, dal Tenaro: si dice che costui potesse correre sopra l’acqua senza bagnarsi i piedi. Un secondo Anceo, figlio di Poseidone e di Altea, figlia di Testio, dall’isola di Imbraso che un tempo era chiamata Partenia e oggi Samo. Ergino, figlio di Poseidone e Mileto, oppure di Periclimeno, da Orcomeno. Meleagro, figlio di Eneo e Altea, figlia di Testio, ma alcuni lo credono figlio di Ares, da Calidone. Laocoonte figlio di Portaone, fratello di Eneo, da Calidone. Un secondo Ificlo, figlio di Testio e di Leucippe, fratello di Altea per parte di madre, spartano: era un abile corridore e lanciatore di giavellotto. Ifito, figlio di Naubolo, di Focea; altri dicono che fosse figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Zete e Calaide, figli del vento Aquilone e di Orizia, figlia di Eretteo; si dice che avessero la testa e i piedi forniti di ali e i capelli azzurri, e sfrecciassero nell’aria. Furono loro a mettere in fuga le tre Arpie Aello, Celeno e Ocipete, figlie di Taumante e Ozomene, cacciandole via da Fineo, figlio di Agenore, all’epoca in cui i compagni di Giasone stavano muovendo verso la Colchide. Esse abitavano le isole Strofadi nel mare Egeo, che vengono chiamate Plote. Queste Arpie si dice che avessero testa di uccello, penne, ali e braccia umane, grandi artigli, zampe di volatile, petto, ventre e apparato femminile umano. Zete e Calaide furono uccisi a colpi di freccia da Ercole; sulla loro tomba è posta una lapide che ondeggia al soffio del vento paterno. Si dice che essi provenissero dalla Tracia. Foco e Priaso, figli di Ceneo, da Magnesia. Eurimedonte, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di Minosse, da Fliunte. Palemonio, figlio di Lerno, da Calidone. Attore, figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Tersanone, figlio di Sole e di Leucotoe, da Andro. Ippalcjmo, figlio di Pelope e Ippodamia, figlia di Enomao, da Pisa nel Peloponneso. Esculapio, figlio di Apollo e Coronide, da Tricca ...... figlia di Testio, argivo. Neleo, figlio di Ippocoonte, da Pilo. Iolao, figlio di Ificle, da Argo. Deucalione, figlio di Minosse e Pasifae, figlia di Sole, da Creta. Filottete, figlio di Peante, da Melibea. Un secondo Ceneo, figlio di Corono, da Cortina. Acasto, figlio di Pelia e Anassibia, figlia di Biante, da Ioclo, vestito di una tunica duplice, che si aggiunse come volontario agli Argonauti, scegliendo di essere compagno di Giasone. Tutti questi furono chiamati Mini, o perì che la maggioranza nacque dalle figlie di Minia, o perché Climene, la madre di Giasone, era figlia di Minia. Ma non tutti raggiunsero la terra dei Colchi o ritornarono in patria. Ila infatti fu rapito dalle Ninfe in Misia, presso Cione e il fiume Ascanio; e mentre Ercole e Polifemo lo stavano cercando, furono lasciati indietro, avendo il vento spinto allargo la nave. E Polifemo, abbandonato anche da Ercole, dopo avere fondato una città in Misia, morì presso i Calibi. Tifi morì di malattia tra i Mariandini in Propontide, presso il re Lico; al posto suo prese il timone Anceo, figlio di Poseidone. Idmone, figlio di Apollo, uscito presso lo stesso re Lico a cercare frumento, morì ucciso da un cinghiale; a vendicare Idmone fu Ida, figlio di Mareo, che uccise il cinghiale. Bute, figlio di Teleone, benché Orfeo tentasse di richiamarlo con i suoi canti e con la cetra, fu comunque vinto dal dolce canto delle Sirene e si gettò in mare per nuotare sino a loro; portato dai flutti, Afrodite lo salvò al Lilibeo. Questi non giunsero fino alla Colchide. Durante il ritorno morirono Euribate, figlio di Teleone, e Canto, figlio di Cerionte; essi furono uccisi in Libia dal pastore Cefalione, fratello di Nasamone, figlio della Ninfa Tritonide e di Anfitemi, del quale stavano razziando le greggi. Mopso, figlio di Arnpico, morì in Mirica per il morso di un serpente. Egli si era aggiunto agli Argonauti durante il viaggio, dopo che suo padre Ampico era stato ucciso. E dall’isola di Dia si aggiunsero i figli di Frisso e Calciope, sorella di Medea: Argo, Mela, Frontide, Cilindro o, come altri dicono, Fronio, Demoleonte, Autolico, Flogio, che Ercole portò con se mentre andava alla conquista del cinto delle Amazzoni e che lasciò indietro terrorizzati da Dascilo, figlio del re dei Mariandini. Quando gli Argonauti furono sul punto di salpare per la Colchide, vollero scegliere Ercole come loro comandante; ma egli rifiutò e propose che quel posto spettasse a Giasone, per il cui impulso tutti si muovevano; perciò il comando fu preso da Giasone. Il mastro d’ascia fu Argo, figlio di Danao; il timoniere Tifi, dopo la cui morte governò la nave Anceo, figlio di Poseidone; a dirigere la rotta a prua si pose Linceo, figlio di Marete, che aveva una vista acutissima; i capi della voga furono Zete e Calaide, figli di Aquilone, che avevano capo e piedi alati; ai remi di prora sedettero Peleo e Telamone; ai remi lunghi Ercole e Ida; gli altri si disposero in ordine ai banchi. Le formule magiche di partenza furono recitate da Orfeo, figlio di Eagro; in seguito, quando Ercole fu lasciato indietro dagli Argonauti, al suo posto sedette Eleo, figlio di Eaco. Questa fu la nave Argo, che poi Atena trasferì in cielo presso il circolo siderale perché era stata lei a costruirla; fu la prima nave che mai solcasse le acque. Tra le stelle appare a partire dal timone sino alle vele; l’aspetto e la forma di questa costellazione sono descritti da Cicerone nei “Fenomeni” in questi versi: “Ed ecco che Argo scivola presso la coda del Cane protendendo la poppa lucente non come le altre navi che in mare avanzano di prua solcando con i loro rostri i campi di Poseidone ma come quando attraccando in porti sicuri i naviganti fanno virare la nave con una grande ancora e traggono sulla spiaggia molto desiderata la poppa, così l’antica Argo naviga nel cielo all’indietro e protendendo il timone dall’aerea poppa sfiora le zampe del luminoso Cane. Questa nave ha quattro stelle sulla poppa, cinque sul remotimone di destra e quattro su quello sinistro, tutte simili tra loro. In totale, tredici.”
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Giasone, figlio di Esone e Alcimede, figlia di Climene, condottiero dei Tessali. Orfeo, indovino e citarodo, figlio di Eagro e della musa Calliope, tracio, nato nella città di Flevia, che si trova sul monte Olimpo, presso il fiume Enipeo. Asterione, figlio di Piremo e di Antigone, figlia di Fere, giunse da Pellene (altri lo dicono figlio di Iperasio, proveniente dalla città di Piresia che si trova alle falde del monte Filleo in Tessaglia, dove i due fiumi Apidano ed Enipeo confluiscono). Polifemo, figlio di Elato e di Ippea, figlia di Antippo, dalla città tessala di Larissa: un uomo dal passo lento. Ificlo, figlio di Filaco e di Climene, figlia di Minia, dalla Tessaglia, zio materno di Giasone. [[Admeto]], figlio di Fere e di Periclimene, figlia di Minia, dalla Tessaglia presso il monte Calcodonio, dal quale prendono nome una città e un fiume: si dice che Apollo abbia pascolato le sue greggi. Eurito ed Echione, figli di Ermes e Antianira, figlia di Menezio, dalla città di Alope che ora è chiamata Efeso (ma alcuni scrittori li ritengono tessali). Etalide, figlio di Ermes ed Eupolemia, figlia di Mirmidone, che veniva da Larissa. Corono, figlio di Ceneo, dalla città di Girtone che si trova in Tessaglia. Questo Ceneo figlio di Elato, da Magnesia, si mostrò invulnerabile ai colpi di spada dei Centauri: potevano ferirlo soltanto con tronchi appuntiti di alberi; alcuni affermano che in origine era una donna e che per concedersi a Poseidone chiese in cambio di essere mutata in un giovane invulnerabile. Ma questo è irreale perché non è possibile che un uomo non sia ucciso dal ferro o una donna possa trasformarsi in uomo. Mopso, figlio di Ampico e Cloride, al quale Apollo aveva insegnato l’arte mantica; venne da Ecalia o secondo altri da Titaro. Euridamante, figlio di Iri e Demonassa, oppure, secondo altri, di Ctimeno, che abitavano la città Dolopeide presso il lago Xinio. Teseo, figlio di Egeo ed Etra, da Trezene, oppure, secondo altri, da Atene. Piritoo, figlio di lssione, fratello dei Centauri, tessalo. Menezio, figlio di Attore, da Opunte. Euribate, figlio di Teleone, da Eleone. Eurizione, figlio di Iri e Demonassa. Issitione dalla città di Cerinto. Oileo, figlio di Odoidoco e Agrianome, figlia di Perseone, dalla città di Naricea. Clizio e Ifito, figli di Eurito e Antiope, figlia di Pilone, re di Ecalia oppure, secondo altri, dell’Eubea. Costui aveva ricevuto da Apollo l’arte di tirare frecce e si dice che avesse poi gareggiato con il Dio che l’aveva gratificato. Suo figlio Clizio fu poi ucciso da Eete. Peleo e Telamone, figli di Eaco ed Endeide, figlia di Chirone, dall’isola di Egina. Costoro, dopo avere lasciato la patria in seguito all’uccisione del fratello Foco, si stabilirono in luoghi diversi: Peleo a Ftia, Telamone a Salamina, che Apollonio Rodio chiama Attica. Bute, figlio di Teleone e di Zeusippe, figlia del fiume Eridano, da Atene. Tifi, figlio di Forbante e Irmine, dalla Beozia: fu lui il timoniere della nave Argo. Argo, figlio di Polibo e Argia, o secondo altri figlio di Danao; veniva da Argo, vestito con un peloso manto di toro, e fu il costruttore della nave Argo. Flia, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di Minosse, dalla città di Fliunte che si trova nel Peloponneso; altri invece lo dicono tebano. Ercole, figlio di Zeus e di Alcmena, figlia di Elettrione, tebano. Ila, figlio di Teodamante e della Ninfa Menodice, figlia di Orione, un efebo. Proveniva da Ecalia o secondo altri da Argo, compagno di Ercole. Nauplio, figlio di Poseidone e di Amimone, figlia di Danao, argivo. Idmone, figlio di Apollo e della Ninfa Cirene, oppure di Abante, argivo. Costui, esperto nella mantica, sebbene avesse compreso dal volo degli uccelli che gli era preannunciata la morte, non volle ugualmente mancare a quella fatale spedizione. Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, figlia di Testio, lacedemoni o (come altri dicono) spartani, l’uno e l’altro fanciulli; si dice che sul loro capo, nello stesso momento, fossero state poste delle stelle che li contrassegnavano. Linceo e Ida, figli di Mareo e Arena, figlia di Ebalo, messeni del Peloponneso. Di loro si racconta che Linceo riusciva a scorgere persino le cose nascoste sottoterra e che non esisteva nebbia che potesse ostacolarlo. Altri dicono che nessuno potesse scorgere Linceo durante la notte. Si diceva anche che egli riuscisse a vedere sottoterra perché sapeva riconoscere le vene aurifere e quando vi discendeva e mostrava poi immediatamente l’oro, fece nascere la fama che potesse vedere anche sottoterra. Ida, dal canto suo, era coraggioso e intrepido. Periclimeno, figlio di Neleo e Cloride, figlia di Anfione e Niobe; veniva da Pilo. Anfidamante e Cfeo, figli di Aleo e Cleobule, arcadi. Anceo, figlio, oppure secondo altri nipote, di Licurgo, da Tegea. Augia, figlio di Sole e Nausidame, figlia di Anfidamante; era di Elea. Asterione e Anfione, figli di Iperasio o secondo altri di Ippasio, da Pellene. Eufemo, figlio di Poseidone ed Europa, figlia di Tizio, dal Tenaro: si dice che costui potesse correre sopra l’acqua senza bagnarsi i piedi. Un secondo Anceo, figlio di Poseidone e di Altea, figlia di Testio, dall’isola di Imbraso che un tempo era chiamata Partenia e oggi Samo. Ergino, figlio di Poseidone e Mileto, oppure di Periclimeno, da Orcomeno. Meleagro, figlio di Eneo e Altea, figlia di Testio, ma alcuni lo credono figlio di Ares, da Calidone. Laocoonte figlio di Portaone, fratello di Eneo, da Calidone. Un secondo Ificlo, figlio di Testio e di Leucippe, fratello di Altea per parte di madre, spartano: era un abile corridore e lanciatore di giavellotto. Ifito, figlio di Naubolo, di Focea; altri dicono che fosse figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Zete e Calaide, figli del vento Aquilone e di Orizia, figlia di Eretteo; si dice che avessero la testa e i piedi forniti di ali e i capelli azzurri, e sfrecciassero nell’aria. Furono loro a mettere in fuga le tre Arpie Aello, Celeno e Ocipete, figlie di Taumante e Ozomene, cacciandole via da Fineo, figlio di Agenore, all’epoca in cui i compagni di Giasone stavano muovendo verso la Colchide. Esse abitavano le isole Strofadi nel mare Egeo, che vengono chiamate Plote. Queste Arpie si dice che avessero testa di uccello, penne, ali e braccia umane, grandi artigli, zampe di volatile, petto, ventre e apparato femminile umano. Zete e Calaide furono uccisi a colpi di freccia da Ercole; sulla loro tomba è posta una lapide che ondeggia al soffio del vento paterno. Si dice che essi provenissero dalla Tracia. Foco e Priaso, figli di Ceneo, da Magnesia. Eurimedonte, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di Minosse, da Fliunte. Palemonio, figlio di Lerno, da Calidone. Attore, figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Tersanone, figlio di Sole e di Leucotoe, da Andro. Ippalcjmo, figlio di Pelope e Ippodamia, figlia di Enomao, da Pisa nel Peloponneso. Esculapio, figlio di Apollo e Coronide, da Tricca ...... figlia di Testio, argivo. Neleo, figlio di Ippocoonte, da Pilo. Iolao, figlio di Ificle, da Argo. Deucalione, figlio di Minosse e Pasifae, figlia di Sole, da Creta. Filottete, figlio di Peante, da Melibea. Un secondo Ceneo, figlio di Corono, da Cortina. Acasto, figlio di Pelia e Anassibia, figlia di Biante, da Ioclo, vestito di una tunica duplice, che si aggiunse come volontario agli Argonauti, scegliendo di essere compagno di Giasone. Tutti questi furono chiamati Mini, o perì che la maggioranza nacque dalle figlie di Minia, o perché Climene, la madre di Giasone, era figlia di Minia. Ma non tutti raggiunsero la terra dei Colchi o ritornarono in patria. Ila infatti fu rapito dalle Ninfe in Misia, presso Cione e il fiume Ascanio; e mentre Ercole e Polifemo lo stavano cercando, furono lasciati indietro, avendo il vento spinto allargo la nave. E Polifemo, abbandonato anche da Ercole, dopo avere fondato una città in Misia, morì presso i Calibi. Tifi morì di malattia tra i Mariandini in Propontide, presso il re Lico; al posto suo prese il timone Anceo, figlio di Poseidone. Idmone, figlio di Apollo, uscito presso lo stesso re Lico a cercare frumento, morì ucciso da un cinghiale; a vendicare Idmone fu Ida, figlio di Mareo, che uccise il cinghiale. Bute, figlio di Teleone, benché Orfeo tentasse di richiamarlo con i suoi canti e con la cetra, fu comunque vinto dal dolce canto delle Sirene e si gettò in mare per nuotare sino a loro; portato dai flutti, Afrodite lo salvò al Lilibeo. Questi non giunsero fino alla Colchide. Durante il ritorno morirono Euribate, figlio di Teleone, e Canto, figlio di Cerionte; essi furono uccisi in Libia dal pastore Cefalione, fratello di Nasamone, figlio della Ninfa Tritonide e di Anfitemi, del quale stavano razziando le greggi. Mopso, figlio di Arnpico, morì in Mirica per il morso di un serpente. Egli si era aggiunto agli Argonauti durante il viaggio, dopo che suo padre Ampico era stato ucciso. E dall’isola di Dia si aggiunsero i figli di Frisso e Calciope, sorella di Medea: Argo, Mela, Frontide, Cilindro o, come altri dicono, Fronio, Demoleonte, Autolico, Flogio, che Ercole portò con se mentre andava alla conquista del cinto delle Amazzoni e che lasciò indietro terrorizzati da Dascilo, figlio del re dei Mariandini. Quando gli Argonauti furono sul punto di salpare per la Colchide, vollero scegliere Ercole come loro comandante; ma egli rifiutò e propose che quel posto spettasse a Giasone, per il cui impulso tutti si muovevano; perciò il comando fu preso da Giasone. Il mastro d’ascia fu Argo, figlio di Danao; il timoniere Tifi, dopo la cui morte governò la nave Anceo, figlio di Poseidone; a dirigere la rotta a prua si pose Linceo, figlio di Marete, che aveva una vista acutissima; i capi della voga furono Zete e Calaide, figli di Aquilone, che avevano capo e piedi alati; ai remi di prora sedettero Peleo e Telamone; ai remi lunghi Ercole e Ida; gli altri si disposero in ordine ai banchi. Le formule magiche di partenza furono recitate da Orfeo, figlio di Eagro; in seguito, quando Ercole fu lasciato indietro dagli Argonauti, al suo posto sedette Eleo, figlio di Eaco. Questa fu la nave Argo, che poi Atena trasferì in cielo presso il circolo siderale perché era stata lei a costruirla; fu la prima nave che mai solcasse le acque. Tra le stelle appare a partire dal timone sino alle vele; l’aspetto e la forma di questa costellazione sono descritti da Cicerone nei “Fenomeni” in questi versi: “Ed ecco che Argo scivola presso la coda del Cane protendendo la poppa lucente non come le altre navi che in mare avanzano di prua solcando con i loro rostri i campi di Poseidone ma come quando attraccando in porti sicuri i naviganti fanno virare la nave con una grande ancora e traggono sulla spiaggia molto desiderata la poppa, così l’antica Argo naviga nel cielo all’indietro e protendendo il timone dall’aerea poppa sfiora le zampe del luminoso Cane. Questa nave ha quattro stelle sulla poppa, cinque sul remotimone di destra e quattro su quello sinistro, tutte simili tra loro. In totale, tredici.”
===Le donne di Lemno===
===Le donne di Lemno===
===Megara===  
===Megara===  
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Quando Ercole era stato mandato dal re Euristeo ad affrontare il cane a tre teste, Lico, figlio di Poseidone, lo aveva creduto morto e aveva progettato di uccidere la moglie di Ercole, Megara, e i suoi figli Terimaco e Ofite, per impadronirsi del regno. Ercole glielo impedì, uccidendolo; ma poi, reso folle da Era, uccise con le sue mani Megara e i figli (Terimaco e Ofite). Quando rientrò in se, implorò Apollo di dirgli, per mezzo dell’oracolo, in che modo avrebbe potuto espiare il suo delitto; ma poiché Apollo non volle rispondergli, Ercole, in preda all’ira, portò via dal tempio il tripode del Dio, che poi restituì per ordine di Zeus, ingiungendo ad Apollo di dargli una risposta, benché questi fosse reticente. A causa di questo fatto, Ercole venne dato da Mercurio alla regina Onfale come schiavo.  
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Quando Ercole era stato mandato dal re Euristeo ad affrontare il cane a tre teste, Lico, figlio di Poseidone, lo aveva creduto morto e aveva progettato di uccidere la moglie di Ercole, Megara, e i suoi figli Terimaco e Ofite, per impadronirsi del regno. Ercole glielo impedì, uccidendolo; ma poi, reso folle da Era, uccise con le sue mani Megara e i figli (Terimaco e Ofite). Quando rientrò in se, implorò Apollo di dirgli, per mezzo dell’oracolo, in che modo avrebbe potuto espiare il suo delitto; ma poiché Apollo non volle rispondergli, Ercole, in preda all’ira, portò via dal tempio il tripode del Dio, che poi restituì per ordine di Zeus, ingiungendo ad Apollo di dargli una risposta, benché questi fosse reticente. A causa di questo fatto, Ercole venne dato da Ermes alla regina Onfale come schiavo.  
===I Centauri===  
===I Centauri===  
=== Issione===   
=== Issione===   
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Issione, figlio di Leonteo, tentò di fare violenza a Era; e Era, per volere di Zeus, gli sottopose una nuvola, che Issione scambiò per l’immagine della Dea. Da essa nacquero i Centauri. E Mercurio, per comando di Zeus, legò negli Inferi Issione a una ruota, che si dice ancora oggi vada rotolando laggiù.  
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Issione, figlio di Leonteo, tentò di fare violenza a Era; e Era, per volere di Zeus, gli sottopose una nuvola, che Issione scambiò per l’immagine della Dea. Da essa nacquero i Centauri. E Ermes, per comando di Zeus, legò negli Inferi Issione a una ruota, che si dice ancora oggi vada rotolando laggiù.  
=== Danae===   
=== Danae===   
=== Andromeda===   
=== Andromeda===   
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Cassiopea osò affermare che sua figlia Andromeda era più bella delle Nereidi, perciò Poseidone pretese che per punizione Andromeda, figlia di Cefeo, venisse offerta in pasto a un mostro marino. Perseo passò di lì volando con i calzari alati di Mercurio e liberò la fanciulla in pericolo; ma poiché poi voleva sposarla, il padre di lei, Cefeo, risolse di ucciderlo a tradimento insieme ad Agenore, cui Andromeda era stata promessa. Perseo, venuto a conoscenza del complotto, estrasse la testa della Gorgone; al vederla, tutti quanti, da uomini che erano, furono mutati in pietra. Perseo ritornò in patria con Andromeda. Polidette, rendendosi conto del valore e dell’audacia di Perseo, per paura, decise di ucciderlo con l’inganno; Perseo venne però a saperlo egli mostrò il capo della Gorgone, trasformando anche lui m sasso.  
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Cassiopea osò affermare che sua figlia Andromeda era più bella delle Nereidi, perciò Poseidone pretese che per punizione Andromeda, figlia di Cefeo, venisse offerta in pasto a un mostro marino. Perseo passò di lì volando con i calzari alati di Ermes e liberò la fanciulla in pericolo; ma poiché poi voleva sposarla, il padre di lei, Cefeo, risolse di ucciderlo a tradimento insieme ad Agenore, cui Andromeda era stata promessa. Perseo, venuto a conoscenza del complotto, estrasse la testa della Gorgone; al vederla, tutti quanti, da uomini che erano, furono mutati in pietra. Perseo ritornò in patria con Andromeda. Polidette, rendendosi conto del valore e dell’audacia di Perseo, per paura, decise di ucciderlo con l’inganno; Perseo venne però a saperlo egli mostrò il capo della Gorgone, trasformando anche lui m sasso.  
=== Alcione===   
=== Alcione===   
=== Il giudizio di Paride===   
=== Il giudizio di Paride===   
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Si dice che Zeus, quando Tetide sposò Peleo, abbia invitato al banchetto tutti gli Dèi tranne Eris, cioè la Discordia; costei, quando poi giunse e non venne fatta entrare, gettò dalla porta una mela, dicendo che era destinata alla più bella. Era, Afrodite e Atena subito la pretesero ognuna per se e cominciarono a contendere tra loro, per cui Zeus ordinò a Mercurio di portarle sul monte Ida, da Paride Alessandro, e di far giudicare a lui. Era gli promise, se avesse deciso in suo favore, che avrebbe regnato sul mondo intero e sarebbe stato il più ricco di tutti; Atena gli promise, se fosse uscita vittoriosa, di farlo diventare il più valoroso tra i mortali, oltre che abile in ogni arte; Afrodite, invece, promise di dargli in moglie Elena, figlia di Tindaro, la più bella fra tutte le donne. Paride preferì quest’ultimo dono ai precedenti e dichiarò che Afrodite era la più bella; per questo motivo Era e Atena divennero nemiche dei Troiani. Alessandro, istigato da Afrodite, rapì Elena a Menelao, di cui era ospite: la portò da Sparta a Troia - assieme a Etra e Tisadie, prigioniere, ma un tempo regine, che le erano state assegnate come ancelle da Castore e Polluce - e la sposò.  
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Si dice che Zeus, quando Tetide sposò Peleo, abbia invitato al banchetto tutti gli Dèi tranne Eris, cioè la Discordia; costei, quando poi giunse e non venne fatta entrare, gettò dalla porta una mela, dicendo che era destinata alla più bella. Era, Afrodite e Atena subito la pretesero ognuna per se e cominciarono a contendere tra loro, per cui Zeus ordinò a Ermes di portarle sul monte Ida, da Paride Alessandro, e di far giudicare a lui. Era gli promise, se avesse deciso in suo favore, che avrebbe regnato sul mondo intero e sarebbe stato il più ricco di tutti; Atena gli promise, se fosse uscita vittoriosa, di farlo diventare il più valoroso tra i mortali, oltre che abile in ogni arte; Afrodite, invece, promise di dargli in moglie Elena, figlia di Tindaro, la più bella fra tutte le donne. Paride preferì quest’ultimo dono ai precedenti e dichiarò che Afrodite era la più bella; per questo motivo Era e Atena divennero nemiche dei Troiani. Alessandro, istigato da Afrodite, rapì Elena a Menelao, di cui era ospite: la portò da Sparta a Troia - assieme a Etra e Tisadie, prigioniere, ma un tempo regine, che le erano state assegnate come ancelle da Castore e Polluce - e la sposò.  
=== Cassandra===   
=== Cassandra===   
 
 
=== Protesilao===   
=== Protesilao===   
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Venne profetizzato agli Achei che il primo a mettere piede sulla spiaggia di Troia vi avrebbe perso la vita, sicché una volta gettata l’ancora tutti esitavano; allora Iolao, figlio di Ificlo e Diomeda, saltò a terra per primo e venne subito ucciso da Ettore: perciò lo chiamarono Protesilao, perché era stato il primo tra tutti a morire. Quando sua moglie Laodamia, figlia di Acasto, venne a sapere che il marito era morto, supplicò piangendo gli Dèi di concederle un colloquio di tre ore con lui. La preghiera di Laodamia fu esaudita: Protesilao le fu riportato da Mercurio e per tre ore ella s’intrattenne con lui, ma quando poi morì per la seconda volta, Laodamia non resse al dolore.  
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Venne profetizzato agli Achei che il primo a mettere piede sulla spiaggia di Troia vi avrebbe perso la vita, sicché una volta gettata l’ancora tutti esitavano; allora Iolao, figlio di Ificlo e Diomeda, saltò a terra per primo e venne subito ucciso da Ettore: perciò lo chiamarono Protesilao, perché era stato il primo tra tutti a morire. Quando sua moglie Laodamia, figlia di Acasto, venne a sapere che il marito era morto, supplicò piangendo gli Dèi di concederle un colloquio di tre ore con lui. La preghiera di Laodamia fu esaudita: Protesilao le fu riportato da Ermes e per tre ore ella s’intrattenne con lui, ma quando poi morì per la seconda volta, Laodamia non resse al dolore.  
=== Laodamia===   
=== Laodamia===   
===Il riscatto di Ettore===  
===Il riscatto di Ettore===  
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Agamennone tolse ad Achille la bellissima Briseide, figlia del sacerdote Brise, che Achille aveva portato come prigioniera dalla Misia: questo avvenne all’epoca in cui dovette restituire la figlia Criseide a Crise, sacerdote di Apollo Sminteo. Irato per lei, Achille non scendeva più in battaglia e rimaneva sotto la sua tenda a suonare la cetra. Quando gli Argivi furono messi in fuga da Ettore, Achille, sollecitato da Patroclo, gli affidò le sue armi, con le quali egli mise in fuga i Troiani che pensavano di avere di fronte Achille. Patroclo uccise Sarpedonte, figlio di Zeus ed Europa, ma poi fu lui stesso ucciso da Ettore che tolse le armi al morto. Achille si rappacificò con Agamennone che gli restituì Briseide; poi, poi che si era avviato senz’armi contro Ettore, la madre Tetide ottenne che Efesto gli forgiasse una nuova armatura, che le Nereidi gli portarono attraverso il mare. Rivestito di queste armi, uccise Ettore e, dopo averlo legato al suo carro, lo trascinò attorno alle mura di Troia; poiché si rifiutava di concederlo al padre per la sepoltura, Priamo, per volontà di Zeus e guidato da Mercurio, andò all’accampamento dei Danai e riscattò a peso d’oro il corpo del figlio, che seppellì.  
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Agamennone tolse ad Achille la bellissima Briseide, figlia del sacerdote Brise, che Achille aveva portato come prigioniera dalla Misia: questo avvenne all’epoca in cui dovette restituire la figlia Criseide a Crise, sacerdote di Apollo Sminteo. Irato per lei, Achille non scendeva più in battaglia e rimaneva sotto la sua tenda a suonare la cetra. Quando gli Argivi furono messi in fuga da Ettore, Achille, sollecitato da Patroclo, gli affidò le sue armi, con le quali egli mise in fuga i Troiani che pensavano di avere di fronte Achille. Patroclo uccise Sarpedonte, figlio di Zeus ed Europa, ma poi fu lui stesso ucciso da Ettore che tolse le armi al morto. Achille si rappacificò con Agamennone che gli restituì Briseide; poi, poi che si era avviato senz’armi contro Ettore, la madre Tetide ottenne che Efesto gli forgiasse una nuova armatura, che le Nereidi gli portarono attraverso il mare. Rivestito di queste armi, uccise Ettore e, dopo averlo legato al suo carro, lo trascinò attorno alle mura di Troia; poiché si rifiutava di concederlo al padre per la sepoltura, Priamo, per volontà di Zeus e guidato da Ermes, andò all’accampamento dei Danai e riscattò a peso d’oro il corpo del figlio, che seppellì.  
===Il giudizio delle armi===  
===Il giudizio delle armi===  
===Odissea===  
===Odissea===  
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Ulisse, mentre stava ritornando da Troia a Itaca, la sua patria, fu spinto da una tempesta presso i Ciconi, conquistò la loro città, Ismaro, e distribuì il bottino fra i compagni. Da là arrivò presso i Lotofagi, uomini di buonissima indole, che usavano mangiare il fiore che cresce dalle foglie del loto; questo genere di cibo era talmente dolce che chi lo gustava si dimenticava di dover tornare a casa. I due uomini che Ulisse aveva mandato da loro, dopo aver assaggiato le piante offerte dai Lotofagi, si dimenticarono che dovevano far ritorno alle navi e Ulisse dovette riportarli indietro legati. Quindi giunsero presso il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone, al quale era stato predetto dall’indovino Telemo, figlio di Eurimo, di guardarsi da Ulisse, che l’avrebbe accecato. Polifemo aveva un solo occhio in mezzo alla fronte e si cibava di carne umana; dopo aver ricondotto il suo gregge nella caverna, ne bloccava l’entrata con un macigno enorme. Chiuse nella spelonca anche Ulisse e i suoi compagni e cominciò a mangiarseli. Ulisse, vedendo che non poteva competere con la sua ferocia e con le sue dimensioni gigantesche, lo fece ubriacare con il vino che gli aveva donato Marone egli disse di chiamarsi Nessuno. Sicché, quando poi gli bruciò l’occhio con un tronco ardente e Polifemo fece accorrere gli altri Ciclopi con le sue urla gridando, dalla caverna sbarrata: «Nessuno mi acceca!» quelli pensarono che li stesse prendendo in giro e non gli diedero retta. Ulisse allora legò i suoi compagni alle pecore e se stesso al montone e così riuscirono a scappare61g per andare da Eolo, figlio di Elleno, al quale Zeus aveva conferito il dominio sui venti. Eolo diede spontaneamente ospitalità a Ulisse e gli donò alcuni otri pieni dei venti, ma i suoi compagni li presero, credendo che fossero pieni d’oro e d’argento, e li aprirono di nascosto, con l’intenzione di spartirsi il contenuto; e i venti volarono via. Ulisse venne risospinto da Eolo, che questa volta lo cacciò, perché la potenza divina evidentemente gli era ostile; approdò allora presso i Lestrigoni, su cui regnava Antifate ...... li divorò e distrusse undici delle sue navi tranne una, con la quale Ulisse fuggì dopo aver perso i suoi compagni. Arrivò all’isola Enaria da Circe, figlia di Sole, che con un filtro trasformava gli uomini in bestie selvatiche. Ulisse mandò da lei Euriloco con ventidue uomini, ai quali Circe tolse l’aspetto umano; tuttavia Euriloco, che per paura non era entrato, riuscì a fuggire e informò Ulisse, che si recò da solo dalla maga. Lungo la strada, però, Mercurio gli diede un antidoto e gli mostrò come ingannare Circe; quando giunse presso la maga, accettò la coppa che quella gli porgeva, ma vi versò l’antidoto, seguendo il consiglio di Mercurio; poi sguainò la spada e minacciò di ucciderla, se non gli avesse restituito i suoi compagni. Circe allora comprese che tutto ciò non sarebbe potuto accadere senza il volere degli Dèi; e quindi, dopo aver promesso che non avrebbe più fatto nulla del genere, restituì ai compagni di Ulisse il loro aspetto originario. La stessa Circe, poi, giacque con lui e gli partorì due figli, Nausitoo e Telegono. Di là Ulisse partì per il lago Averno, discese agli Inferi evi trovò il suo compagno Elpenore, che aveva lasciato da Circe; gli chiese allora come fosse giunto laggiù. Elpenore gli rispose che, ubriaco, era caduto da una scala e si era rotto la testa e pregò Ulisse, quando fosse tornato tra i vivi, di dargli sepoltura e di piantare un timone sulla sua tomba. Mentre era laggiù, Ulisse parlò anche con sua madre Anticlea a proposito della fine delle sue peregrinazioni; in seguito, una volta tornato tra i mortali, seppellì Elpenore e piantò sulla sua tomba un timone, come egli aveva chiesto. Poi arrivò presso le Sirene, figlie della illusa Melpomene e di Acheloo, che erano donne nella parte superiore del corpo e uccelli in quella inferiore; il loro Destino era di vivere finché qualche mortale, udendole cantare, fosse riuscito a proseguire il suo cammino. Ulisse, per consiglio di Circe, figlia di Sole, turò le orecchie ai compagni con tappi di cera, ordinò che lo legassero all’albero maestro e così passò indenne. In seguito giunse da Scilla, figlia di Tifone, che era donna nella parte superiore del corpo e pesce dall’inguine in giù e aveva sei cani, nati da lei; questo mostro strappò dalla nave sei dei compagni di Ulisse e li divorò. Nell’isola di Sicilia Ulisse aveva trovato i sacri buoi di Sole, la cui carne prese a muggire, quando i suoi compagni vollero cucinarla in una pentola di bronzo; Ulisse era stato avvertito sia da Tiresia che da Circe di non toccare quelle bestie; e per questo motivo colà perse molti uomini. Giunto presso Cariddi, che tre volte al giorno inghiottiva acqua e tre volte la eruttava, riuscì a passare grazie ai consigli di Tiresia. Ma per placare l’ira di Sole, il cui bestiame era stato profanato (quando Ulisse era giunto nella sua isola, aveva proibito di attaccare i buoi, seguendo gli ammonimenti di Tiresia, ma i suoi compagni li portarono via mentre dormiva; mentre però ne cocevano le carni, queste, nella pentola, emettevano muggiti) , Zeus colpì con uno dei suoi fulmini la nave, che si incendiò. Vagando per quei luoghi dopo il naufragio, Ulisse - che aveva ormai perso, così, tutti i suoi compagni - arrivò a nuoto all’isola di Eea, dove viveva la Ninfa Calipso, figlia di Atlante. Costei si innamorò del bel sembiante di Ulisse e lo trattenne con sé per un anno intero, e non voleva lasciarlo partire; finché Mercurio, per ordine di Zeus, non le ingiunse di lasciarlo andare. E finalmente, quando Ulisse ebbe costruito una zattera, gli consentì la partenza, dopo averlo rifornito con ogni genere di provviste; ma Poseidone distrusse la zattera tra i flutti, poiché Ulisse aveva accecato suo figlio, il Ciclope. Mentre le onde stavano sballottando Ulisse di qua e di là, Leucotoe - noi la chiamiamo Madre Matuta -, che vive nel mare, gli diede la sua cintura perché se la legasse intorno al petto, affinché non fosse sommerso. In questo modo Ulisse riuscì a nuotare e arrivò all’isola dei Feaci; e poiché era nudo, si nascose tra le foglie di un albero. In quel mentre arrivò Nausicaa, figlia del re Alcinoo, per lavare delle vesti nell’acqua del torrente. Ulisse uscì dal fogliame e le chiese aiuto; la fanciulla, presa da pietà, gli diede un mantello perché si coprisse e lo condusse dal padre suo. Alcinoo lo accolse generosamente, lo ricoprì di doni e lo rimandò alla sua terra, Itaca, ma per la collera di Mercurio Ulisse fece nuovamente naufragio. Allo scoccare del ventesimo anno, dopo aver perso tutti i suoi compagni, Ulisse ritornò in patria da solo. Quando arrivò a casa sua, senza che nessuno lo riconoscesse, trovò la reggia invasa dai Proci che volevano sposare Penelope e si finse straniero; ma la sua nutrice Euriclea, mentre gli lavava i piedi, lo riconobbe da una cicatrice. In seguito, con l’aiuto di Atena, Ulisse, con suo figlio Telemaco e due servi, uccise i Proci a colpi di freccia. Deioneo generò Cefalo, Cefalo generò Arcesio, Arcesio generò Laerte e Laerte Ulisse; Ulisse generò Telegono da Circe e Telemaco da Penelope; Telegono ebbe da Penelope, moglie di Ulisse, Italo, dal cui nome viene il nome Italia; e da Telemaco nacque Latino, che diede il suo nome alla gente latina.  
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Ulisse, mentre stava ritornando da Troia a Itaca, la sua patria, fu spinto da una tempesta presso i Ciconi, conquistò la loro città, Ismaro, e distribuì il bottino fra i compagni. Da là arrivò presso i Lotofagi, uomini di buonissima indole, che usavano mangiare il fiore che cresce dalle foglie del loto; questo genere di cibo era talmente dolce che chi lo gustava si dimenticava di dover tornare a casa. I due uomini che Ulisse aveva mandato da loro, dopo aver assaggiato le piante offerte dai Lotofagi, si dimenticarono che dovevano far ritorno alle navi e Ulisse dovette riportarli indietro legati. Quindi giunsero presso il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone, al quale era stato predetto dall’indovino Telemo, figlio di Eurimo, di guardarsi da Ulisse, che l’avrebbe accecato. Polifemo aveva un solo occhio in mezzo alla fronte e si cibava di carne umana; dopo aver ricondotto il suo gregge nella caverna, ne bloccava l’entrata con un macigno enorme. Chiuse nella spelonca anche Ulisse e i suoi compagni e cominciò a mangiarseli. Ulisse, vedendo che non poteva competere con la sua ferocia e con le sue dimensioni gigantesche, lo fece ubriacare con il vino che gli aveva donato Marone egli disse di chiamarsi Nessuno. Sicché, quando poi gli bruciò l’occhio con un tronco ardente e Polifemo fece accorrere gli altri Ciclopi con le sue urla gridando, dalla caverna sbarrata: «Nessuno mi acceca!» quelli pensarono che li stesse prendendo in giro e non gli diedero retta. Ulisse allora legò i suoi compagni alle pecore e se stesso al montone e così riuscirono a scappare61g per andare da Eolo, figlio di Elleno, al quale Zeus aveva conferito il dominio sui venti. Eolo diede spontaneamente ospitalità a Ulisse e gli donò alcuni otri pieni dei venti, ma i suoi compagni li presero, credendo che fossero pieni d’oro e d’argento, e li aprirono di nascosto, con l’intenzione di spartirsi il contenuto; e i venti volarono via. Ulisse venne risospinto da Eolo, che questa volta lo cacciò, perché la potenza divina evidentemente gli era ostile; approdò allora presso i Lestrigoni, su cui regnava Antifate ...... li divorò e distrusse undici delle sue navi tranne una, con la quale Ulisse fuggì dopo aver perso i suoi compagni. Arrivò all’isola Enaria da Circe, figlia di Sole, che con un filtro trasformava gli uomini in bestie selvatiche. Ulisse mandò da lei Euriloco con ventidue uomini, ai quali Circe tolse l’aspetto umano; tuttavia Euriloco, che per paura non era entrato, riuscì a fuggire e informò Ulisse, che si recò da solo dalla maga. Lungo la strada, però, Ermes gli diede un antidoto e gli mostrò come ingannare Circe; quando giunse presso la maga, accettò la coppa che quella gli porgeva, ma vi versò l’antidoto, seguendo il consiglio di Ermes; poi sguainò la spada e minacciò di ucciderla, se non gli avesse restituito i suoi compagni. Circe allora comprese che tutto ciò non sarebbe potuto accadere senza il volere degli Dèi; e quindi, dopo aver promesso che non avrebbe più fatto nulla del genere, restituì ai compagni di Ulisse il loro aspetto originario. La stessa Circe, poi, giacque con lui e gli partorì due figli, Nausitoo e Telegono. Di là Ulisse partì per il lago Averno, discese agli Inferi evi trovò il suo compagno Elpenore, che aveva lasciato da Circe; gli chiese allora come fosse giunto laggiù. Elpenore gli rispose che, ubriaco, era caduto da una scala e si era rotto la testa e pregò Ulisse, quando fosse tornato tra i vivi, di dargli sepoltura e di piantare un timone sulla sua tomba. Mentre era laggiù, Ulisse parlò anche con sua madre Anticlea a proposito della fine delle sue peregrinazioni; in seguito, una volta tornato tra i mortali, seppellì Elpenore e piantò sulla sua tomba un timone, come egli aveva chiesto. Poi arrivò presso le Sirene, figlie della illusa Melpomene e di Acheloo, che erano donne nella parte superiore del corpo e uccelli in quella inferiore; il loro Destino era di vivere finché qualche mortale, udendole cantare, fosse riuscito a proseguire il suo cammino. Ulisse, per consiglio di Circe, figlia di Sole, turò le orecchie ai compagni con tappi di cera, ordinò che lo legassero all’albero maestro e così passò indenne. In seguito giunse da Scilla, figlia di Tifone, che era donna nella parte superiore del corpo e pesce dall’inguine in giù e aveva sei cani, nati da lei; questo mostro strappò dalla nave sei dei compagni di Ulisse e li divorò. Nell’isola di Sicilia Ulisse aveva trovato i sacri buoi di Sole, la cui carne prese a muggire, quando i suoi compagni vollero cucinarla in una pentola di bronzo; Ulisse era stato avvertito sia da Tiresia che da Circe di non toccare quelle bestie; e per questo motivo colà perse molti uomini. Giunto presso Cariddi, che tre volte al giorno inghiottiva acqua e tre volte la eruttava, riuscì a passare grazie ai consigli di Tiresia. Ma per placare l’ira di Sole, il cui bestiame era stato profanato (quando Ulisse era giunto nella sua isola, aveva proibito di attaccare i buoi, seguendo gli ammonimenti di Tiresia, ma i suoi compagni li portarono via mentre dormiva; mentre però ne cocevano le carni, queste, nella pentola, emettevano muggiti) , Zeus colpì con uno dei suoi fulmini la nave, che si incendiò. Vagando per quei luoghi dopo il naufragio, Ulisse - che aveva ormai perso, così, tutti i suoi compagni - arrivò a nuoto all’isola di Eea, dove viveva la Ninfa Calipso, figlia di Atlante. Costei si innamorò del bel sembiante di Ulisse e lo trattenne con sé per un anno intero, e non voleva lasciarlo partire; finché Ermes, per ordine di Zeus, non le ingiunse di lasciarlo andare. E finalmente, quando Ulisse ebbe costruito una zattera, gli consentì la partenza, dopo averlo rifornito con ogni genere di provviste; ma Poseidone distrusse la zattera tra i flutti, poiché Ulisse aveva accecato suo figlio, il Ciclope. Mentre le onde stavano sballottando Ulisse di qua e di là, Leucotoe - noi la chiamiamo Madre Matuta -, che vive nel mare, gli diede la sua cintura perché se la legasse intorno al petto, affinché non fosse sommerso. In questo modo Ulisse riuscì a nuotare e arrivò all’isola dei Feaci; e poiché era nudo, si nascose tra le foglie di un albero. In quel mentre arrivò Nausicaa, figlia del re Alcinoo, per lavare delle vesti nell’acqua del torrente. Ulisse uscì dal fogliame e le chiese aiuto; la fanciulla, presa da pietà, gli diede un mantello perché si coprisse e lo condusse dal padre suo. Alcinoo lo accolse generosamente, lo ricoprì di doni e lo rimandò alla sua terra, Itaca, ma per la collera di Ermes Ulisse fece nuovamente naufragio. Allo scoccare del ventesimo anno, dopo aver perso tutti i suoi compagni, Ulisse ritornò in patria da solo. Quando arrivò a casa sua, senza che nessuno lo riconoscesse, trovò la reggia invasa dai Proci che volevano sposare Penelope e si finse straniero; ma la sua nutrice Euriclea, mentre gli lavava i piedi, lo riconobbe da una cicatrice. In seguito, con l’aiuto di Atena, Ulisse, con suo figlio Telemaco e due servi, uccise i Proci a colpi di freccia. Deioneo generò Cefalo, Cefalo generò Arcesio, Arcesio generò Laerte e Laerte Ulisse; Ulisse generò Telegono da Circe e Telemaco da Penelope; Telegono ebbe da Penelope, moglie di Ulisse, Italo, dal cui nome viene il nome Italia; e da Telemaco nacque Latino, che diede il suo nome alla gente latina.  
===Il riconoscimento di Ulisse===  
===Il riconoscimento di Ulisse===  
===Foroneo===  
===Foroneo===  
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Inaco, figlio di Oceano, procreò con sua sorella Argia Foroneo, di cui si racconta che fu il primo tra gli uomini ad avere un regno. In precedenza, gli uomini per molti secoli erano vissuti senza città ne leggi, parlando la medesima lingua, sotto il dominio di Zeus; ma quando Mercurio iniziò a interpretare i discorsi tra gli uomini, da cui dipende il fatto che l’interprete è detto ermeneuta (Mercurio infatti in lingua greca si chiama Ermes; fu proprio lui a dividere le varie nazioni), allora gli uomini cominciarono a essere discordi tra loro, cosa che non piacque a Zeus. Fu così che egli affidò a Foroneo il compito di regnare, premiandolo perché era stato il primo a compiere sacrifici per Era.  
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Inaco, figlio di Oceano, procreò con sua sorella Argia Foroneo, di cui si racconta che fu il primo tra gli uomini ad avere un regno. In precedenza, gli uomini per molti secoli erano vissuti senza città ne leggi, parlando la medesima lingua, sotto il dominio di Zeus; ma quando Ermes iniziò a interpretare i discorsi tra gli uomini, da cui dipende il fatto che l’interprete è detto ermeneuta (Ermes infatti in lingua greca si chiama Ermes; fu proprio lui a dividere le varie nazioni), allora gli uomini cominciarono a essere discordi tra loro, cosa che non piacque a Zeus. Fu così che egli affidò a Foroneo il compito di regnare, premiandolo perché era stato il primo a compiere sacrifici per Era.  
===Prometeo===
===Prometeo===
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Un tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli Dèi e non sapevano conservarlo perennemente. In seguito Prometeo lo portò in terra nascosto dentro una canna e insegnò agli uomini il modo di conservarlo sotto la cenere. Perciò Mercurio, per ordine di Zeus, lo legò a una rupe sul monte Caucaso con chiodi di ferro, e gli pose accanto un’aquila che gli rodeva il cuore: e quanto veniva mangiato di giorno, altrettanto cresceva di notte. Fu Ercole a uccidere quest’aquila dopo trentamila anni e a liberarlo.  
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Un tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli Dèi e non sapevano conservarlo perennemente. In seguito Prometeo lo portò in terra nascosto dentro una canna e insegnò agli uomini il modo di conservarlo sotto la cenere. Perciò Ermes, per ordine di Zeus, lo legò a una rupe sul monte Caucaso con chiodi di ferro, e gli pose accanto un’aquila che gli rodeva il cuore: e quanto veniva mangiato di giorno, altrettanto cresceva di notte. Fu Ercole a uccidere quest’aquila dopo trentamila anni e a liberarlo.  
===Niobe o Io===
===Niobe o Io===
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Da Foroneo e Cinna nacquero Api e Niobe, la prima mortale concupita da Zeus; da lei nacque Argo, che diede il suo nome alla città di Argo. Da Argo ed Evadne nacquero Criaso, Peranto ed Ecbaso; da Peranto e Calliroe nacquero Argo, Arestoride e Triopa; questi ...... da lui e Eurisabe, Anto, Pelasgo e Agenore; da Triopa e Oreaside nacquero Xanto e Inaco; da Pelasgo nacque Larissa, da Inaco e Argia, Io. Io fu amata da Zeus, che giacque con lei e la trasformò in vacca, affinché Era non la riconoscesse. Quando Era lo scoprì, mandò Argo, che aveva cento occhi brillanti su tutto il corpo, a custodirla; ma Mercurio, per ordine di Zeus, lo uccise. Era allora le inviò Panico, che la spinse, fuori di sé per il terrore, a gettarsi nel mare che fu chiamato Mar Ionio. Poi Io nuotò fino alla Scizia; da allora quelle terre sono chiamate Bosforo. Infine giunse in Egitto, dove partorì Epafo. Quando Zeus venne a sapere che a causa sua aveva patito tante disgrazie, le restituì il suo aspetto originario e ne fece una Dea degli Egizi, chiamata Iside.  
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Da Foroneo e Cinna nacquero Api e Niobe, la prima mortale concupita da Zeus; da lei nacque Argo, che diede il suo nome alla città di Argo. Da Argo ed Evadne nacquero Criaso, Peranto ed Ecbaso; da Peranto e Calliroe nacquero Argo, Arestoride e Triopa; questi ...... da lui e Eurisabe, Anto, Pelasgo e Agenore; da Triopa e Oreaside nacquero Xanto e Inaco; da Pelasgo nacque Larissa, da Inaco e Argia, Io. Io fu amata da Zeus, che giacque con lei e la trasformò in vacca, affinché Era non la riconoscesse. Quando Era lo scoprì, mandò Argo, che aveva cento occhi brillanti su tutto il corpo, a custodirla; ma Ermes, per ordine di Zeus, lo uccise. Era allora le inviò Panico, che la spinse, fuori di sé per il terrore, a gettarsi nel mare che fu chiamato Mar Ionio. Poi Io nuotò fino alla Scizia; da allora quelle terre sono chiamate Bosforo. Infine giunse in Egitto, dove partorì Epafo. Quando Zeus venne a sapere che a causa sua aveva patito tante disgrazie, le restituì il suo aspetto originario e ne fece una Dea degli Egizi, chiamata Iside.  
===Proserpina===  
===Proserpina===  
Enomao da Sterope. Armonia da Afrodite. Leodoco da Pero. Lico. Diomede tracio. Ascalafo. Ialmeno. Cicno. Driante.  
Enomao da Sterope. Armonia da Afrodite. Leodoco da Pero. Lico. Diomede tracio. Ascalafo. Ialmeno. Cicno. Driante.  
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===Figli di Mercurio===  
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===Figli di Ermes===  
Priapo. Echione ed Eurito da Antianira. Cefalo da Creusa, figlia di Eretteo. Euresto da Aptale. Libi da Libia, figlia di Palamede.  
Priapo. Echione ed Eurito da Antianira. Cefalo da Creusa, figlia di Eretteo. Euresto da Aptale. Libi da Libia, figlia di Palamede.  
===Atene===
===Atene===
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Quando sorse una contesa tra Poseidone e Atena a proposito di chi dovesse fondare per primo una città nella regione dell’ Attica, i due scelsero come giudice Zeus, che si pronunciò a favore di Atena, in quanto era stata la prima a piantare in quella terra un ulivo - che pare esista ancora. Allora Poseidone, adirato, volle sommergere l’Attica, ma Mercurio gli impedì di farlo, per ordine di Zeus; e Atena fondò la città di Atene, così chiamata dal nome della Dea; a quanto pare fu la prima città che sorse in quei luoghi.  
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Quando sorse una contesa tra Poseidone e Atena a proposito di chi dovesse fondare per primo una città nella regione dell’ Attica, i due scelsero come giudice Zeus, che si pronunciò a favore di Atena, in quanto era stata la prima a piantare in quella terra un ulivo - che pare esista ancora. Allora Poseidone, adirato, volle sommergere l’Attica, ma Ermes gli impedì di farlo, per ordine di Zeus; e Atena fondò la città di Atene, così chiamata dal nome della Dea; a quanto pare fu la prima città che sorse in quei luoghi.  
===Marsia===  
===Marsia===  
===Coloro che mossero contro il cinghiale di Calidone===  
===Coloro che mossero contro il cinghiale di Calidone===  
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Castore e Polluce, figli di Zeus. Eurito, figlio di Mercurio, da Sparta. Echione, figlio di Mercurio, da Tebe. Esculapio, figlio di Apollo. Giasone, figlio di Esone, da Tebe. Alconte, figlio di Ares, dalla Tracia. Eufemo, figlio di Poseidone. Iolao, figlio di Ificle. Linceo e Ida, figli di Mareo. Peleo, figlio di Eaco. Telamone, figlio di Eaco. [[Admeto]], figlio di Fere. Laerte, figlio di Arcesio. Deucalione, figlio di Minosse. Teseo, figlio di Egeo. Plessippo, Ideo, Linceo, figli di Testio e fratelli di Altea. Ippotoo, figlio di Cercione. Ceneo, figlio di Elato. Mopso, figlio di Ampico. Ippaso, figlio di Eurito. Anceo, figlio di Licurgo. Fenice, figlio di Amintore. Driante, figlio di Giapeto. Enesimo, Alconte, Leucippo, Ippocoonte, da Amicla. Atalanta, figlia di Scheneo.  
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Castore e Polluce, figli di Zeus. Eurito, figlio di Ermes, da Sparta. Echione, figlio di Ermes, da Tebe. Esculapio, figlio di Apollo. Giasone, figlio di Esone, da Tebe. Alconte, figlio di Ares, dalla Tracia. Eufemo, figlio di Poseidone. Iolao, figlio di Ificle. Linceo e Ida, figli di Mareo. Peleo, figlio di Eaco. Telamone, figlio di Eaco. [[Admeto]], figlio di Fere. Laerte, figlio di Arcesio. Deucalione, figlio di Minosse. Teseo, figlio di Egeo. Plessippo, Ideo, Linceo, figli di Testio e fratelli di Altea. Ippotoo, figlio di Cercione. Ceneo, figlio di Elato. Mopso, figlio di Ampico. Ippaso, figlio di Eurito. Anceo, figlio di Licurgo. Fenice, figlio di Amintore. Driante, figlio di Giapeto. Enesimo, Alconte, Leucippo, Ippocoonte, da Amicla. Atalanta, figlia di Scheneo.  
===Le città che inviarono aiuti a Eneo===  
===Le città che inviarono aiuti a Eneo===  
===Semele===  
===Semele===  
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Cadmo, figlio di Agenore e di Argiope, generò quattro figlie da Armonia, figlia di Ares e di Afrodite: Semele, Ino, Agave e Autonoe, e un figlio, Polidoro. Zeus voleva giacere con Semele; quando Era lo seppe, assunse l’aspetto della nutrice Beroe, andò da lei e le suggerì di chiedere a Zeus che venisse a visitarla nello stesso modo in cui andava da Era: «Così saprai, - le disse - quale piacere si ricavi giacendo con un Dio!»; e così Semele chiese a Zeus di venire da lei in quel modo. Zeus la esaudì, arrivò accompagnato da tuoni e fulmini e Semele ne morì bruciata. Dal suo grembo nacque Libero, che Mercurio salvò dal fuoco e consegnò a Niso perché lo allevasse; in greco è chiamato Dioniso. Il pastore Atteone, figlio di Aristeo e Autonoe, vide Artemide al bagno e tentò di farle violenza. Perciò Artemide, adirata, gli fece spuntare le corna e lo fece divorare dai suoi stessi cani.  
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Cadmo, figlio di Agenore e di Argiope, generò quattro figlie da Armonia, figlia di Ares e di Afrodite: Semele, Ino, Agave e Autonoe, e un figlio, Polidoro. Zeus voleva giacere con Semele; quando Era lo seppe, assunse l’aspetto della nutrice Beroe, andò da lei e le suggerì di chiedere a Zeus che venisse a visitarla nello stesso modo in cui andava da Era: «Così saprai, - le disse - quale piacere si ricavi giacendo con un Dio!»; e così Semele chiese a Zeus di venire da lei in quel modo. Zeus la esaudì, arrivò accompagnato da tuoni e fulmini e Semele ne morì bruciata. Dal suo grembo nacque Libero, che Ermes salvò dal fuoco e consegnò a Niso perché lo allevasse; in greco è chiamato Dioniso. Il pastore Atteone, figlio di Aristeo e Autonoe, vide Artemide al bagno e tentò di farle violenza. Perciò Artemide, adirata, gli fece spuntare le corna e lo fece divorare dai suoi stessi cani.  
===Artemide===  
===Artemide===  
===Orione===  
===Orione===  
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Zeus, Poseidone e Mercurio giunsero presso la casa del re Irieo, in Tracia. Ospitati amichevolmente da lui, gli concessero di scegliere ciò che preferiva. Egli chiese di avere dei figli; allora Mercurio scuoiò il toro che lo stesso Irieo aveva immolato per loro, i tre Dèi orinarono dentro la sua pelle e la seppellirono. Di lì nacque Orione; egli tentò di fare violenza a Artemide e fu ucciso da lei. In seguito Zeus lo trasportò fra le stelle, ed egli divenne la costellazione che chiamano Orione.  
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Zeus, Poseidone e Ermes giunsero presso la casa del re Irieo, in Tracia. Ospitati amichevolmente da lui, gli concessero di scegliere ciò che preferiva. Egli chiese di avere dei figli; allora Ermes scuoiò il toro che lo stesso Irieo aveva immolato per loro, i tre Dèi orinarono dentro la sua pelle e la seppellirono. Di lì nacque Orione; egli tentò di fare violenza a Artemide e fu ucciso da lei. In seguito Zeus lo trasportò fra le stelle, ed egli divenne la costellazione che chiamano Orione.  
===Fauno===
===Fauno===
===Chione===
===Chione===
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Si racconta che nella medesima notte Apollo e Mercurio giacquero con Chione (secondo altri poeti, Filonide), che era figlia di Dedalione. Essa da Apollo partorì Filammone, da Mercurio Autolico. In seguito Chione, mentre stava cacciando, si espresse in modo arrogante verso Artemide e per questo la Dea la trafisse con le sue frecce. Il padre Dedalione, disperato per la morte dell’unica figlia, fu trasformato da Apollo nell’uccello dedalione, vale a dire lo sparviero.
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Si racconta che nella medesima notte Apollo e Ermes giacquero con Chione (secondo altri poeti, Filonide), che era figlia di Dedalione. Essa da Apollo partorì Filammone, da Ermes Autolico. In seguito Chione, mentre stava cacciando, si espresse in modo arrogante verso Artemide e per questo la Dea la trafisse con le sue frecce. Il padre Dedalione, disperato per la morte dell’unica figlia, fu trasformato da Apollo nell’uccello dedalione, vale a dire lo sparviero.
===Autolico===
===Autolico===
-
Mercurio concesse ad Autolico, che aveva generato da Chione, il dono di essere il ladro più abile e di non venire mai sorpreso in flagrante; gli concesse anche di mascherare nella forma che desiderava qualsiasi cosa avesse rubato, facendola diventare nera da bianca o bianca da nera, con le coma se non le aveva o senza corna se le aveva. Egli aveva l’abitudine di razziare il bestiame di Sisifo, senza che questi riuscisse a sorprenderlo; ma Sisifo si accorse di essere derubato perché le greggi di Autolico crescevano di numero e le sue diminuivano. Allora, per poterlo smascherare, incise un segno sotto lo zoccolo delle pecore. Autolico lo derubò nel solito modo, ma Sisifo si recò da lui e dopo avere identificato dal segno sotto gli zoccoli le pecore che l’altro gli aveva sottratto se le riprese. Mentre si trovava presso di lui, Sisifo sedusse Anticlea, figlia di Autolico, che poi fu data in sposa a Laerte. Da lei nacque Ulisse: e questo è il motivo per cui alcuni scrittori affermano che costui era figlio di Sisifo. Ecco la ragione per cui Ulisse fu astuto.
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Ermes concesse ad Autolico, che aveva generato da Chione, il dono di essere il ladro più abile e di non venire mai sorpreso in flagrante; gli concesse anche di mascherare nella forma che desiderava qualsiasi cosa avesse rubato, facendola diventare nera da bianca o bianca da nera, con le coma se non le aveva o senza corna se le aveva. Egli aveva l’abitudine di razziare il bestiame di Sisifo, senza che questi riuscisse a sorprenderlo; ma Sisifo si accorse di essere derubato perché le greggi di Autolico crescevano di numero e le sue diminuivano. Allora, per poterlo smascherare, incise un segno sotto lo zoccolo delle pecore. Autolico lo derubò nel solito modo, ma Sisifo si recò da lui e dopo avere identificato dal segno sotto gli zoccoli le pecore che l’altro gli aveva sottratto se le riprese. Mentre si trovava presso di lui, Sisifo sedusse Anticlea, figlia di Autolico, che poi fu data in sposa a Laerte. Da lei nacque Ulisse: e questo è il motivo per cui alcuni scrittori affermano che costui era figlio di Sisifo. Ecco la ragione per cui Ulisse fu astuto.
===Coronide===
===Coronide===
===I mortali che furono resi immortali===
===I mortali che furono resi immortali===
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Ercole, figlio di Zeus e di Alcmena; Libero, figlio di Zeus e di Semele; Castore e Polluce, fratelli di Elena, figli di Zeus e di Leda. Perseo, figlio di Zeus e di Danae, che divenne una costellazione; Arcade, figlio di Zeus e Callisto, anch’egli assunto tra le stelle; Arianna, che Libero chiamò Libera, figlia di Minosse e di Pasifae; Callisto, figlia di Licaone, che fu messa nell’Orsa Maggiore; Cinosura, nutrice di Zeus, che fu posta nell’altra Orsa; Esculapio, figlio di Apollo e di Coronide; Fauno, figlio di Mercurio e di Penelope; Croto, figlio di Fauno e di Eufeme, fratello di latte delle Muse, entrò nella costellazione del Sagittario; Icario ed Erigone, sua figlia, furono pure accolti fra le stelle - l’uno nella costellazione di Arturo e l’altra in quella della Vergine; Ganimede, figlio di Assaraco, entrò nell’Acquario, tra i dodici segni; Ino, figlia di Cadmo, nella costellazione di Leucotea, che noi chiamiamo Madre Matuta; Melicerte, figlio di Atamante, fu trasformato nel Dio Palemone; e Mirtilo, figlio di Mercurio e Teobule, divenne la costellazione dell’Auriga.
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Ercole, figlio di Zeus e di Alcmena; Libero, figlio di Zeus e di Semele; Castore e Polluce, fratelli di Elena, figli di Zeus e di Leda. Perseo, figlio di Zeus e di Danae, che divenne una costellazione; Arcade, figlio di Zeus e Callisto, anch’egli assunto tra le stelle; Arianna, che Libero chiamò Libera, figlia di Minosse e di Pasifae; Callisto, figlia di Licaone, che fu messa nell’Orsa Maggiore; Cinosura, nutrice di Zeus, che fu posta nell’altra Orsa; Esculapio, figlio di Apollo e di Coronide; Fauno, figlio di Ermes e di Penelope; Croto, figlio di Fauno e di Eufeme, fratello di latte delle Muse, entrò nella costellazione del Sagittario; Icario ed Erigone, sua figlia, furono pure accolti fra le stelle - l’uno nella costellazione di Arturo e l’altra in quella della Vergine; Ganimede, figlio di Assaraco, entrò nell’Acquario, tra i dodici segni; Ino, figlia di Cadmo, nella costellazione di Leucotea, che noi chiamiamo Madre Matuta; Melicerte, figlio di Atamante, fu trasformato nel Dio Palemone; e Mirtilo, figlio di Ermes e Teobule, divenne la costellazione dell’Auriga.
===I primi fondatori di templi agli Dèi===
===I primi fondatori di templi agli Dèi===
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Pelasgo, figlio di Triopa, costruì per primo un tempio a Zeus Olimpio in Arcadia. Tessalo costruì il tempio a Zeus Dodoneo che si trova in Macedonia, nella terra dei Molossi. Eleutero per primo innalzò una statua al padre Libero e mostrò in che modo bisognava venerarlo. Foroneo, figlio di Inaco, costruì per primo il tempio di Era ad Argo. L’amazzone Otrera, sposa di Ares, costruì il primo tempio a Artemide in Efeso, che successivamente dal re ...... restaurarono. Licaone, figlio di Pelasgo, costruì in Arcadia il tempio a Mercurio Cillenio. Pierio ......
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Pelasgo, figlio di Triopa, costruì per primo un tempio a Zeus Olimpio in Arcadia. Tessalo costruì il tempio a Zeus Dodoneo che si trova in Macedonia, nella terra dei Molossi. Eleutero per primo innalzò una statua al padre Libero e mostrò in che modo bisognava venerarlo. Foroneo, figlio di Inaco, costruì per primo il tempio di Era ad Argo. L’amazzone Otrera, sposa di Ares, costruì il primo tempio a Artemide in Efeso, che successivamente dal re ...... restaurarono. Licaone, figlio di Pelasgo, costruì in Arcadia il tempio a Ermes Cillenio. Pierio ......
===Coloro che uccisero le proprie figlie===
===Coloro che uccisero le proprie figlie===
===Mariti che uccisero le mogli===
===Mariti che uccisero le mogli===
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Ercole, figlio di Zeus, uccise Megara, figlia di Creonte, in preda alla follia. Teseo, figlio di Egeo, uccise l’amazzone Antiope, figlia di Ares, per ordine dell’oracolo di Apollo. Cefalo, figlio di Deione o di Mercurio, uccise involontariamente Procri, figlia Pandione.
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Ercole, figlio di Zeus, uccise Megara, figlia di Creonte, in preda alla follia. Teseo, figlio di Egeo, uccise l’amazzone Antiope, figlia di Ares, per ordine dell’oracolo di Apollo. Cefalo, figlio di Deione o di Ermes, uccise involontariamente Procri, figlia Pandione.
===I suicidi===
===I suicidi===
===Coloro che, per licenza delle Parche, tornarono dagl’Inferi===
===Coloro che, per licenza delle Parche, tornarono dagl’Inferi===
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Cerere, cercando Proserpina, sua figlia. Il padre Libero scese a cercare la madre sua Semele, figlia di Cadmo. Ercole, figlio di Zeus, andò nell’Ade a prendere il cane Cerbero. Ci andò anche Esculapio, figlio di Apollo e Coronide. Castore e Polluce, figli di Zeus e di Leda, ritornano alternandosi nella morte. Protesilao, figlio di Ificlo, tornò per Laodamia, figlia di Acasto; Alcesti, figlia di Pelia, per il marito [[Admeto]]; Teseo, figlio di Egeo, per Piritoo. Ippolito,figlio di Teseo, ci andò per desiderio di Artemide e venne in seguito chiamato Virbio. Orfeo, figlio di Eagro, discese agli Inferi per cercare la moglie Euridice. Adone, figlio di Cinira e Smirna, ci andò per volere di Afrodite. Glauco, figlio di Minosse, fu riportato alla vita da Poliido, figlio di Cerano. Ulisse, figlio di Laerte, discese all’Ade per ritornare in patria; Enea, figlio di Anchise, per il padre. Mercurio, figlio di Maia, è un visitatore costante degli Inferi.
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Cerere, cercando Proserpina, sua figlia. Il padre Libero scese a cercare la madre sua Semele, figlia di Cadmo. Ercole, figlio di Zeus, andò nell’Ade a prendere il cane Cerbero. Ci andò anche Esculapio, figlio di Apollo e Coronide. Castore e Polluce, figli di Zeus e di Leda, ritornano alternandosi nella morte. Protesilao, figlio di Ificlo, tornò per Laodamia, figlia di Acasto; Alcesti, figlia di Pelia, per il marito [[Admeto]]; Teseo, figlio di Egeo, per Piritoo. Ippolito,figlio di Teseo, ci andò per desiderio di Artemide e venne in seguito chiamato Virbio. Orfeo, figlio di Eagro, discese agli Inferi per cercare la moglie Euridice. Adone, figlio di Cinira e Smirna, ci andò per volere di Afrodite. Glauco, figlio di Minosse, fu riportato alla vita da Poliido, figlio di Cerano. Ulisse, figlio di Laerte, discese all’Ade per ritornare in patria; Enea, figlio di Anchise, per il padre. Ermes, figlio di Maia, è un visitatore costante degli Inferi.
===Coloro che furono allattati da animali===
===Coloro che furono allattati da animali===
===Gli efebi più belli===
===Gli efebi più belli===
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Adone, figlio di Smirna e Cinira, che fu amato da Afrodite. Endimione, figlio di Etolo, che fu amato da Luna. Ganimede, figlio di Erittonio, che fu amato da Zeus. Giacinto, figlio di Ebalo, amato da Apollo. Narciso, figlio del fiume Cefiso, che amò se stesso. Adantio, figlio di Mercurio e Afrodite, che è chiamato Ermafrodito. Ila, figlio di Teodamante, amato da Ercole. Crisippo, figlio di Pelope, che Teseo rapì durante i giochi.
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Adone, figlio di Smirna e Cinira, che fu amato da Afrodite. Endimione, figlio di Etolo, che fu amato da Luna. Ganimede, figlio di Erittonio, che fu amato da Zeus. Giacinto, figlio di Ebalo, amato da Apollo. Narciso, figlio del fiume Cefiso, che amò se stesso. Adantio, figlio di Ermes e Afrodite, che è chiamato Ermafrodito. Ila, figlio di Teodamante, amato da Ercole. Crisippo, figlio di Pelope, che Teseo rapì durante i giochi.
......
......
===Coloro che celebrarono i giochi fino ad Enea, il quindicesimo===
===Coloro che celebrarono i giochi fino ad Enea, il quindicesimo===
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...... cinque: i giochi che Danao, figlio di Belo, organizzò ad Argo per le nozze delle figlie, con gare di canto, da cui viene l’imeneo. Sei: quelli che Linceo, figlio di Egitto, fece - ancora ad Argo - in onore di Era Argiva, che chiamano aspis en Arghei («lo scudo ad Argo»). Chi vince in questi giochi riceve uno scudo in luogo della corona, perche quando Abante, figlio di Linceo e di Ipermestra, portò ai genitori la notizia che Danao era morto, Linceo prese dal tempio di Era Argiva lo scudo che Danao aveva portato in gioventù e poi aveva dedicato a Era, e lo regalò al figlio Abante. In questi giochi, chi vince una volta e scende nuovamente in gara ...... a meno che non vinca ancora ...... gareggi spesso. Sette: Perseo, figlio di Zeus e di Danae, istituì ludi funebri in onore di Polidette, che lo aveva allevato, nell’isola di Serifo; durante questi giochi, colpì nel corso della lotta il nonno Acrisio e lo uccise, sicché per volere degli Dèi avvenne ciò che egli di sua volontà non avrebbe mai fatto. Otto: Ercole istituì gare atletiche a Olimpia per Pelope, figlio di Tantalo, nelle quali gareggiò lui stesso con Acareo nel pammachio, che noi chiamiamo pancrazio. Nove: i giochi che si svolsero a Nemea per Archemoro, figlio di Lico ed Euridice, istituitì dai sette principi che andarono all’assalto di Tebe; nel corso di questi giochi, successivamente, Euneo e Deipilo, figli di Giasone e di Ipsipile, vinsero la corsa. Fu sempre durante questi giochi che il pitauleta fece cantare sette attori con la sola voce, per cui in seguito venne chiamato corauleta. Dieci: i giochi Istmici, che - dicono -furono istituiti da Eratocle in onore di Melicerte, figlio di Atamante e Ino; secondo altri poeti, furono invece istituiti da Teseo. Undici: i giochi celebrati dagli Argonauti nella Propontide, con gare di salto, lotta e giavellotto, per il re Cizico e per suo figlio, che Giasone aveva ucciso di notte sulla spiaggia senza sapere chi fosse. Dodici: i giochi istituiti per gli Argivi da Acasto, figlio di Pelia, nel corso dei quali Zete, figlio di Aquilone, vinse la lunga corsa e Calaide, suo fratello, il doppio giro dello stadio; Castore, figlio di Zeus, vinse la corsa dello stadio, e suo fratello Polluce quella del cesto; Telamone, figlio di Eaco, vinse la gara del disco, e suo fratello Peleo vinse nella lotta; Ercole, figlio di Zeus, vinse nel pammachio, Meleagro, figlio di Eneo, nella gara di giavellotto; Cicno, figlio di Ares, uccise a duello Pilo, figlio di Diodoto, e Bellerofonte vinse nella corsa co i cavalli; nella corsa con le quadrighe, invece, Iolao, figlio di lficlo, batté Glauco, figlio di Sisifo, che fu d laniato a morsi dai suoi cavalli; Eurito, figlio di Mercurio, vinse la gara delle frecce, Cefalo, figlio di Deicne, quella della fionda; Olimpo, discepolo di Marsi: vinse la gara di flauto, Orfeo, figlio di Eagro, quella della cetra, Lino, figlio di Apollo, quella di canto, e Eumolpo, figlio di Poseidone, vinse la gara di canto al compagnato dal flauto, suonato da Olimpo. Tredici: Priamo innalzò a Ilio un cenotafio in onore di Paride, il figlio che aveva ordinato di uccidere, e per l’occasione si svolsero delle gare ginniche, a cui parteciparono, per la corsa, Nestore, figlio di Neleo, Eleno Deifobo e Polite, figli di Priamo, Telefo, figlio di Ercole, Cicno, figlio di Poseidone, Sarpedonte, figlio di Zeus, Paride Alessandro, pastore, figlio di Priamo anche se non lo sapeva. Comunque, Paride vinse e scoprì che era figlio di Priamo. Quattordici: Achille organizzò giochi funebri in onore di Patroclo, nel corso dei quali Aiace vinse nella lotta e ricevette i premio un lebete d’ oro; poi Menelao vinse la gara di giavellotto e ricevette in premio un giavellotto d’oro. Al termine dei giochi, Achille gettò sul rogo Patroclo dodici prigionieri frigi, il cavallo del morto e il suo cane. Quindici: Enea, figlio di Afrodite e Anchise, organizzò dei giochi in Sicilia, presso il suo ospite Aceste, figlio del fiume Criniso; con questi giochi celebra le esequie del padre, tributando gli onori dovuti, morti con gare e competizioni. La prima gara fu un gara di navi ...... Mnesteo vi partecipò con la nave Pistride, Gia con la nave Chimera, Sergesto con la nave Centauro. Vinse però Cloanto, con la nave Scilla, e ricevette in premio un talento d’argento e una clamide d’oro con la figura di Ganimede in tessuta di porpora; Mnesteo ottenne una corazza, Gia si portò via bacili e coppe d’argento cesellate, Sergesto una schiava con due figli di nome Foloe. Alla seconda gara, una corsa a piedi, parteciparono Niso, Eurialo, Diore, Salio, Elimo, Panope; vinse Eurialo, e ricevette in premio un cavallo con splendidi finimenti; Elimo, che arrivò secondo, ebbe una faretra amazzone, mentre Diore, il terzo arrivato, ebbe un elmo argolico. A Salio Enea donò una pelle di leone e a Niso uno scudo, opera di Didimaone. Nella terza gara, si cimentarono con i cesti Darete ed Entello; Entello vinse e ricevette in premio un toro, mentre a Darete Enea diede una spada e un pugnale. Alla quarta gara, con le frecce, parteciparono Ippocoonte, Mnesteo, Aceste ed Eurizione, che ricevette in dono un elmo e per decisione del giudice, a causa di un presagio, cedette l’onore della vincita ad Aceste. Nella quinta gara si cimentarono i fanciulli, secondo l’uso troiano, guidati dal piccolo Ascanio.
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...... cinque: i giochi che Danao, figlio di Belo, organizzò ad Argo per le nozze delle figlie, con gare di canto, da cui viene l’imeneo. Sei: quelli che Linceo, figlio di Egitto, fece - ancora ad Argo - in onore di Era Argiva, che chiamano aspis en Arghei («lo scudo ad Argo»). Chi vince in questi giochi riceve uno scudo in luogo della corona, perche quando Abante, figlio di Linceo e di Ipermestra, portò ai genitori la notizia che Danao era morto, Linceo prese dal tempio di Era Argiva lo scudo che Danao aveva portato in gioventù e poi aveva dedicato a Era, e lo regalò al figlio Abante. In questi giochi, chi vince una volta e scende nuovamente in gara ...... a meno che non vinca ancora ...... gareggi spesso. Sette: Perseo, figlio di Zeus e di Danae, istituì ludi funebri in onore di Polidette, che lo aveva allevato, nell’isola di Serifo; durante questi giochi, colpì nel corso della lotta il nonno Acrisio e lo uccise, sicché per volere degli Dèi avvenne ciò che egli di sua volontà non avrebbe mai fatto. Otto: Ercole istituì gare atletiche a Olimpia per Pelope, figlio di Tantalo, nelle quali gareggiò lui stesso con Acareo nel pammachio, che noi chiamiamo pancrazio. Nove: i giochi che si svolsero a Nemea per Archemoro, figlio di Lico ed Euridice, istituitì dai sette principi che andarono all’assalto di Tebe; nel corso di questi giochi, successivamente, Euneo e Deipilo, figli di Giasone e di Ipsipile, vinsero la corsa. Fu sempre durante questi giochi che il pitauleta fece cantare sette attori con la sola voce, per cui in seguito venne chiamato corauleta. Dieci: i giochi Istmici, che - dicono -furono istituiti da Eratocle in onore di Melicerte, figlio di Atamante e Ino; secondo altri poeti, furono invece istituiti da Teseo. Undici: i giochi celebrati dagli Argonauti nella Propontide, con gare di salto, lotta e giavellotto, per il re Cizico e per suo figlio, che Giasone aveva ucciso di notte sulla spiaggia senza sapere chi fosse. Dodici: i giochi istituiti per gli Argivi da Acasto, figlio di Pelia, nel corso dei quali Zete, figlio di Aquilone, vinse la lunga corsa e Calaide, suo fratello, il doppio giro dello stadio; Castore, figlio di Zeus, vinse la corsa dello stadio, e suo fratello Polluce quella del cesto; Telamone, figlio di Eaco, vinse la gara del disco, e suo fratello Peleo vinse nella lotta; Ercole, figlio di Zeus, vinse nel pammachio, Meleagro, figlio di Eneo, nella gara di giavellotto; Cicno, figlio di Ares, uccise a duello Pilo, figlio di Diodoto, e Bellerofonte vinse nella corsa co i cavalli; nella corsa con le quadrighe, invece, Iolao, figlio di lficlo, batté Glauco, figlio di Sisifo, che fu d laniato a morsi dai suoi cavalli; Eurito, figlio di Ermes, vinse la gara delle frecce, Cefalo, figlio di Deicne, quella della fionda; Olimpo, discepolo di Marsi: vinse la gara di flauto, Orfeo, figlio di Eagro, quella della cetra, Lino, figlio di Apollo, quella di canto, e Eumolpo, figlio di Poseidone, vinse la gara di canto al compagnato dal flauto, suonato da Olimpo. Tredici: Priamo innalzò a Ilio un cenotafio in onore di Paride, il figlio che aveva ordinato di uccidere, e per l’occasione si svolsero delle gare ginniche, a cui parteciparono, per la corsa, Nestore, figlio di Neleo, Eleno Deifobo e Polite, figli di Priamo, Telefo, figlio di Ercole, Cicno, figlio di Poseidone, Sarpedonte, figlio di Zeus, Paride Alessandro, pastore, figlio di Priamo anche se non lo sapeva. Comunque, Paride vinse e scoprì che era figlio di Priamo. Quattordici: Achille organizzò giochi funebri in onore di Patroclo, nel corso dei quali Aiace vinse nella lotta e ricevette i premio un lebete d’ oro; poi Menelao vinse la gara di giavellotto e ricevette in premio un giavellotto d’oro. Al termine dei giochi, Achille gettò sul rogo Patroclo dodici prigionieri frigi, il cavallo del morto e il suo cane. Quindici: Enea, figlio di Afrodite e Anchise, organizzò dei giochi in Sicilia, presso il suo ospite Aceste, figlio del fiume Criniso; con questi giochi celebra le esequie del padre, tributando gli onori dovuti, morti con gare e competizioni. La prima gara fu un gara di navi ...... Mnesteo vi partecipò con la nave Pistride, Gia con la nave Chimera, Sergesto con la nave Centauro. Vinse però Cloanto, con la nave Scilla, e ricevette in premio un talento d’argento e una clamide d’oro con la figura di Ganimede in tessuta di porpora; Mnesteo ottenne una corazza, Gia si portò via bacili e coppe d’argento cesellate, Sergesto una schiava con due figli di nome Foloe. Alla seconda gara, una corsa a piedi, parteciparono Niso, Eurialo, Diore, Salio, Elimo, Panope; vinse Eurialo, e ricevette in premio un cavallo con splendidi finimenti; Elimo, che arrivò secondo, ebbe una faretra amazzone, mentre Diore, il terzo arrivato, ebbe un elmo argolico. A Salio Enea donò una pelle di leone e a Niso uno scudo, opera di Didimaone. Nella terza gara, si cimentarono con i cesti Darete ed Entello; Entello vinse e ricevette in premio un toro, mentre a Darete Enea diede una spada e un pugnale. Alla quarta gara, con le frecce, parteciparono Ippocoonte, Mnesteo, Aceste ed Eurizione, che ricevette in dono un elmo e per decisione del giudice, a causa di un presagio, cedette l’onore della vincita ad Aceste. Nella quinta gara si cimentarono i fanciulli, secondo l’uso troiano, guidati dal piccolo Ascanio.
===Gli inventori e le loro invenzioni===
===Gli inventori e le loro invenzioni===
=== I fondatori di città===  
=== I fondatori di città===  
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Zeus fondò in India Tebe, dal nome della sua nutrice. Tebaide, città che è chiamata Ecatoila perché possiede cento porte. Atena fondò m Calcide, Atene, che chiamò con il proprio nome. Epafo, figlio di Zeus, fondò Menfi in Egitto. Arcade, figlio di Zeus, fondò Trapezunte in Arcadia. Apollo, figlio di Zeus, fondò Arne. Eleusino, figlio di Mercurio, fondò Eleusi. Dardano, figlio di Zeus, fondò Dardania. Argo, figlio di Agenore, fondò Argo, e Cadmo, figlio di Agenore, fondò Tebe Eptapila, che si dice abbia avuto sette porte. Perseo, figlio di Zeus, fondò Perseide. Castore e Polluce, figli di Zeus, fondarono Dioscorida. Medo, figlio di Egeo e Medea, fondò Meda tra gli Ecbatani. Camiro, figlio di Sole, fondò Camira. Libero fondò Amon in India. La ninfa Efire, figlia di Oceano, fondò Efira, che poi venne chiamata Corinto. Sardo, figlia di Stenelo, fondò Sardi. Cinira, figlio di Pafo, fondò Smirne, dal nome della propria figlia. Perseo, figlio di Zeus, fondò Micene. Semiramide, figlia di Derceto, fondò Babilonia in Siria.
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Zeus fondò in India Tebe, dal nome della sua nutrice. Tebaide, città che è chiamata Ecatoila perché possiede cento porte. Atena fondò m Calcide, Atene, che chiamò con il proprio nome. Epafo, figlio di Zeus, fondò Menfi in Egitto. Arcade, figlio di Zeus, fondò Trapezunte in Arcadia. Apollo, figlio di Zeus, fondò Arne. Eleusino, figlio di Ermes, fondò Eleusi. Dardano, figlio di Zeus, fondò Dardania. Argo, figlio di Agenore, fondò Argo, e Cadmo, figlio di Agenore, fondò Tebe Eptapila, che si dice abbia avuto sette porte. Perseo, figlio di Zeus, fondò Perseide. Castore e Polluce, figli di Zeus, fondarono Dioscorida. Medo, figlio di Egeo e Medea, fondò Meda tra gli Ecbatani. Camiro, figlio di Sole, fondò Camira. Libero fondò Amon in India. La ninfa Efire, figlia di Oceano, fondò Efira, che poi venne chiamata Corinto. Sardo, figlia di Stenelo, fondò Sardi. Cinira, figlio di Pafo, fondò Smirne, dal nome della propria figlia. Perseo, figlio di Zeus, fondò Micene. Semiramide, figlia di Derceto, fondò Babilonia in Siria.
=== Le isole più grandi===  
=== Le isole più grandi===  
=== I primi inventori===  
=== I primi inventori===  
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Le Parche, Cloto, Lachesi e Atropo, inventarono sette lettere dell’alfabeto greco: A B H T Y ...... altri dicono che le inventò Mercurio dal volo delle gru, che quando volano disegnano in cielo delle lettere. Anche Palamede, figlio di Nauplio, inventò undici lettere ......, Simonide altre quattro, W E Z F, il siciliano Epicarmo due, P e Y. Dicono che Mercurio abbia portato per primo le lettere greche in Egitto e che dall’Egitto Cadmo le abbia portate in Grecia; poi Evandro, esule dall’Arcadia, le portò con se in Italia, dove sua madre Carmenta le trasformò in latine, quindici di numero. Apollo aggiunse le altre con la sua lira. Lo stesso Mercurio fu il primo a insegnare l’arte della lotta ai mortali. Cerere mostrò loro come domare i buoi e a suo figlio di latte, Trittolemo, come seminare le messi. Dopo che ebbe seminato, un maiale grufolando disseppellì i semi; allora Trittolemo acchiappò il maiale e lo portò all’altare di Cerere, gli mise delle spighe intorno alla testa e lo sacrificò alla Dea. Da qui nacque per la prima volta l’uso di porre : farro macinato misto a sale sulle vittime. Iside per prima inventò le vele; infatti andò in cerca del figlio suo, Arpocrate, veleggiando su una zattera. Atena fu la prima a costruire una nave con due prue per Danao, che con quella sfuggì al fratello Egitto. 
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Le Parche, Cloto, Lachesi e Atropo, inventarono sette lettere dell’alfabeto greco: A B H T Y ...... altri dicono che le inventò Ermes dal volo delle gru, che quando volano disegnano in cielo delle lettere. Anche Palamede, figlio di Nauplio, inventò undici lettere ......, Simonide altre quattro, W E Z F, il siciliano Epicarmo due, P e Y. Dicono che Ermes abbia portato per primo le lettere greche in Egitto e che dall’Egitto Cadmo le abbia portate in Grecia; poi Evandro, esule dall’Arcadia, le portò con se in Italia, dove sua madre Carmenta le trasformò in latine, quindici di numero. Apollo aggiunse le altre con la sua lira. Lo stesso Ermes fu il primo a insegnare l’arte della lotta ai mortali. Cerere mostrò loro come domare i buoi e a suo figlio di latte, Trittolemo, come seminare le messi. Dopo che ebbe seminato, un maiale grufolando disseppellì i semi; allora Trittolemo acchiappò il maiale e lo portò all’altare di Cerere, gli mise delle spighe intorno alla testa e lo sacrificò alla Dea. Da qui nacque per la prima volta l’uso di porre : farro macinato misto a sale sulle vittime. Iside per prima inventò le vele; infatti andò in cerca del figlio suo, Arpocrate, veleggiando su una zattera. Atena fu la prima a costruire una nave con due prue per Danao, che con quella sfuggì al fratello Egitto. 

Versione del 11:52, 6 mar 2017