Biblioteca:Igino, Favole

(Differenze fra le revisioni)



				

				
			
m (Sostituzione testo - 'Asteropeo' con 'Asteropeo')
m (Sostituzione testo - 'Amazzoni' con 'Amazzoni')
===Il raduno degli [[Argonauti]]===
===Il raduno degli [[Argonauti]]===
-
[[Giasone]], figlio di Esone e Alcimede, figlia di Climene, condottiero dei Tessali. [[Orfeo]], indovino e citarodo, figlio di [[Eagro]] e della musa [[Calliope]], tracio, nato nella città di Flevia, che si trova sul monte Olimpo, presso il fiume Enipeo. Asterione, figlio di Piremo e di Antigone, figlia di Fere, giunse da Pellene (altri lo dicono figlio di Iperasio, proveniente dalla città di Piresia che si trova alle falde del monte Filleo in Tessaglia, dove i due fiumi Apidano ed Enipeo confluiscono). [[Polifemo]], figlio di Elato e di Ippea, figlia di Antippo, dalla città tessala di Larissa: un uomo dal passo lento. Ificlo, figlio di Filaco e di Climene, figlia di Minia, dalla Tessaglia, zio materno di [[Giasone]]. [[Admeto]], figlio di Fere e di Periclimene, figlia di Minia, dalla Tessaglia presso il monte Calcodonio, dal quale prendono nome una città e un fiume: si dice che [[Apollo]] abbia pascolato le sue greggi. Eurito ed Echione, figli di [[Ermes]] e Antianira, figlia di Menezio, dalla città di Alope che ora è chiamata Efeso (ma alcuni scrittori li ritengono tessali). Etalide, figlio di [[Ermes]] ed Eupolemia, figlia di Mirmidone, che veniva da Larissa. Corono, figlio di Ceneo, dalla città di Girtone che si trova in Tessaglia. Questo Ceneo figlio di Elato, da Magnesia, si mostrò invulnerabile ai colpi di spada dei [[Centauri]]: potevano ferirlo soltanto con tronchi appuntiti di alberi; alcuni affermano che in origine era una donna e che per concedersi a [[Poseidone]] chiese in cambio di essere mutata in un giovane invulnerabile. Ma questo è irreale perché non è possibile che un uomo non sia ucciso dal ferro o una donna possa trasformarsi in uomo. Mopso, figlio di Ampico e Cloride, al quale [[Apollo]] aveva insegnato l’arte mantica; venne da Ecalia o secondo altri da Titaro. Euridamante, figlio di Iri e Demonassa, oppure, secondo altri, di Ctimeno, che abitavano la città Dolopeide presso il lago Xinio. [[Teseo]], figlio di Egeo ed Etra, da Trezene, oppure, secondo altri, da Atene. [[Piritoo]], figlio di lssione, fratello dei [[Centauri]], tessalo. Menezio, figlio di Attore, da Opunte. Euribate, figlio di Teleone, da Eleone. Eurizione, figlio di Iri e Demonassa. Issitione dalla città di Cerinto. Oileo, figlio di Odoidoco e Agrianome, figlia di Perseone, dalla città di Naricea. Clizio e Ifito, figli di Eurito e Antiope, figlia di [[Pilo]]ne, re di Ecalia oppure, secondo altri, dell’Eubea. Costui aveva ricevuto da [[Apollo]] l’arte di tirare frecce e si dice che avesse poi gareggiato con il Dio che l’aveva gratificato. Suo figlio Clizio fu poi ucciso da Eete. [[Peleo]] e Telamone, figli di Eaco ed Endeide, figlia di [[Chirone]], dall’isola di Egina. Costoro, dopo avere lasciato la patria in seguito all’uccisione del fratello Foco, si stabilirono in luoghi diversi: [[Peleo]] a [[Ftia]], Telamone a Salamina, che [[Apollo]]nio Rodio chiama Attica. Bute, figlio di Teleone e di [[Zeus]]ippe, figlia del fiume Eridano, da Atene. Tifi, figlio di Forbante e Irmine, dalla Beozia: fu lui il timoniere della nave Argo. Argo, figlio di Polibo e Argia, o secondo altri figlio di [[Danao]]; veniva da Argo, vestito con un peloso manto di toro, e fu il costruttore della nave Argo. Flia, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di [[Minosse]], dalla città di Fliunte che si trova nel Peloponneso; altri invece lo dicono tebano. [[Eracle]], figlio di [[Zeus]] e di Alcmena, figlia di Elettrione, tebano. Ila, figlio di Teodamante e della Ninfa Menodice, figlia di Orione, un efebo. Proveniva da Ecalia o secondo altri da Argo, compagno di [[Eracle]]. Nauplio, figlio di [[Poseidone]] e di Amimone, figlia di [[Danao]], argivo. Idmone, figlio di [[Apollo]] e della Ninfa Cirene, oppure di Abante, argivo. Costui, esperto nella mantica, sebbene avesse compreso dal volo degli uccelli che gli era preannunciata la morte, non volle ugualmente mancare a quella fatale spedizione. Castore e Polluce, figli di [[Zeus]] e Leda, figlia di Testio, lacedemoni o (come altri dicono) spartani, l’uno e l’altro fanciulli; si dice che sul loro capo, nello stesso momento, fossero state poste delle stelle che li contrassegnavano. Linceo e Ida, figli di Mareo e Arena, figlia di Ebalo, messeni del Peloponneso. Di loro si racconta che Linceo riusciva a scorgere persino le cose nascoste sottoterra e che non esisteva nebbia che potesse ostacolarlo. Altri dicono che nessuno potesse scorgere Linceo durante la notte. Si diceva anche che egli riuscisse a vedere sottoterra perché sapeva riconoscere le vene aurifere e quando vi discendeva e mostrava poi immediatamente l’oro, fece nascere la fama che potesse vedere anche sottoterra. Ida, dal canto suo, era coraggioso e intrepido. Periclimeno, figlio di Neleo e Cloride, figlia di Anfione e Niobe; veniva da [[Pilo]]. Anfidamante e Cfeo, figli di Aleo e Cleobule, arcadi. Anceo, figlio, oppure secondo altri nipote, di Licurgo, da Tegea. Augia, figlio di Sole e Nausidame, figlia di Anfidamante; era di Elea. Asterione e Anfione, figli di Iperasio o secondo altri di Ippasio, da Pellene. Eufemo, figlio di [[Poseidone]] ed Europa, figlia di Tizio, dal Tenaro: si dice che costui potesse correre sopra l’acqua senza bagnarsi i piedi. Un secondo Anceo, figlio di [[Poseidone]] e di Altea, figlia di Testio, dall’isola di Imbraso che un tempo era chiamata Partenia e oggi Samo. Ergino, figlio di [[Poseidone]] e Mileto, oppure di Periclimeno, da Orcomeno. [[Meleagro]], figlio di Eneo e Altea, figlia di Testio, ma alcuni lo credono figlio di [[Ares]], da Calidone. Laocoonte figlio di Portaone, fratello di Eneo, da Calidone. Un secondo Ificlo, figlio di Testio e di Leucippe, fratello di Altea per parte di madre, spartano: era un abile corridore e lanciatore di giavellotto. Ifito, figlio di Naubolo, di Focea; altri dicono che fosse figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Zete e Calaide, figli del vento Aquilone e di Orizia, figlia di Eretteo; si dice che avessero la testa e i piedi forniti di ali e i capelli azzurri, e sfrecciassero nell’aria. Furono loro a mettere in fuga le tre [[Arpie]] [[Aello]], Celeno e Ocipete, figlie di Taumante e Ozomene, cacciandole via da Fineo, figlio di Agenore, all’epoca in cui i compagni di [[Giasone]] stavano muovendo verso la Colchide. Esse abitavano le isole Strofadi nel mare Egeo, che vengono chiamate Plote. Queste [[Arpie]] si dice che avessero testa di uccello, penne, ali e braccia umane, grandi artigli, zampe di volatile, petto, ventre e apparato femminile umano. Zete e Calaide furono uccisi a colpi di freccia da [[Eracle]]; sulla loro tomba è posta una lapide che ondeggia al soffio del vento paterno. Si dice che essi provenissero dalla Tracia. Foco e Priaso, figli di Ceneo, da Magnesia. Eurimedonte, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di [[Minosse]], da Fliunte. Palemonio, figlio di Lerno, da Calidone. Attore, figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Tersanone, figlio di Sole e di Leucotoe, da Andro. Ippalcjmo, figlio di Pelope e Ippodamia, figlia di Enomao, da Pisa nel Peloponneso. Esculapio, figlio di [[Apollo]] e Coronide, da Tricca ...... figlia di Testio, argivo. Neleo, figlio di Ippocoonte, da [[Pilo]]. Iolao, figlio di Ificle, da Argo. Deucalione, figlio di [[Minosse]] e Pasifae, figlia di Sole, da [[Creta]]. Filottete, figlio di Peante, da Melibea. Un secondo Ceneo, figlio di Corono, da Cortina. Acasto, figlio di Pelia e Anassibia, figlia di Biante, da Ioclo, vestito di una tunica duplice, che si aggiunse come volontario agli [[Argonauti]], scegliendo di essere compagno di [[Giasone]]. Tutti questi furono chiamati Mini, o perì che la maggioranza nacque dalle figlie di Minia, o perché Climene, la madre di [[Giasone]], era figlia di Minia. Ma non tutti raggiunsero la terra dei Colchi o ritornarono in patria. Ila infatti fu rapito dalle [[Ninfe]] in Misia, presso Cione e il fiume Ascanio; e mentre [[Eracle]] e [[Polifemo]] lo stavano cercando, furono lasciati indietro, avendo il vento spinto allargo la nave. E [[Polifemo]], abbandonato anche da [[Eracle]], dopo avere fondato una città in Misia, morì presso i Calibi. Tifi morì di malattia tra i Mariandini in Propontide, presso il re Lico; al posto suo prese il timone Anceo, figlio di [[Poseidone]]. Idmone, figlio di [[Apollo]], uscito presso lo stesso re Lico a cercare frumento, morì ucciso da un cinghiale; a vendicare Idmone fu Ida, figlio di Mareo, che uccise il cinghiale. Bute, figlio di Teleone, benché [[Orfeo]] tentasse di richiamarlo con i suoi canti e con la cetra, fu comunque vinto dal dolce canto delle [[Sirene (1)|Sirene]] e si gettò in mare per nuotare sino a loro; portato dai flutti, [[Afrodite]] lo salvò al Lilibeo. Questi non giunsero fino alla Colchide. Durante il ritorno morirono Euribate, figlio di Teleone, e Canto, figlio di Cerionte; essi furono uccisi in Libia dal pastore Cefalione, fratello di Nasamone, figlio della Ninfa Tritonide e di Anfitemi, del quale stavano razziando le greggi. Mopso, figlio di Arnpico, morì in Mirica per il morso di un serpente. Egli si era aggiunto agli [[Argonauti]] durante il viaggio, dopo che suo padre Ampico era stato ucciso. E dall’isola di Dia si aggiunsero i figli di Frisso e Calciope, sorella di [[Medea]]: Argo, Mela, Frontide, Cilindro o, come altri dicono, Fronio, Demoleonte, Autolico, Flogio, che [[Eracle]] portò con se mentre andava alla conquista del cinto delle Amazzoni e che lasciò indietro terrorizzati da Dascilo, figlio del re dei Mariandini. Quando gli [[Argonauti]] furono sul punto di salpare per la Colchide, vollero scegliere [[Eracle]] come loro comandante; ma egli rifiutò e propose che quel posto spettasse a [[Giasone]], per il cui impulso tutti si muovevano; perciò il comando fu preso da [[Giasone]]. Il mastro d’ascia fu Argo, figlio di [[Danao]]; il timoniere Tifi, dopo la cui morte governò la nave Anceo, figlio di [[Poseidone]]; a dirigere la rotta a prua si pose Linceo, figlio di Marete, che aveva una vista acutissima; i capi della voga furono Zete e Calaide, figli di Aquilone, che avevano capo e piedi alati; ai remi di prora sedettero [[Peleo]] e Telamone; ai remi lunghi [[Eracle]] e Ida; gli altri si disposero in ordine ai banchi. Le formule magiche di partenza furono recitate da [[Orfeo]], figlio di [[Eagro]]; in seguito, quando [[Eracle]] fu lasciato indietro dagli [[Argonauti]], al suo posto sedette Eleo, figlio di Eaco. Questa fu la nave Argo, che poi [[Atena]] trasferì in cielo presso il circolo siderale perché era stata lei a costruirla; fu la prima nave che mai solcasse le acque. Tra le stelle appare a partire dal timone sino alle vele; l’aspetto e la forma di questa costellazione sono descritti da Cicerone nei “Fenomeni” in questi versi: “Ed ecco che Argo scivola presso la coda del Cane protendendo la poppa lucente non come le altre navi che in mare avanzano di prua solcando con i loro rostri i campi di [[Poseidone]] ma come quando attraccando in porti sicuri i naviganti fanno virare la nave con una grande ancora e traggono sulla spiaggia molto desiderata la poppa, così l’antica Argo naviga nel cielo all’indietro e protendendo il timone dall’aerea poppa sfiora le zampe del luminoso Cane. Questa nave ha quattro stelle sulla poppa, cinque sul remotimone di destra e quattro su quello sinistro, tutte simili tra loro. In totale, tredici.”
+
[[Giasone]], figlio di Esone e Alcimede, figlia di Climene, condottiero dei Tessali. [[Orfeo]], indovino e citarodo, figlio di [[Eagro]] e della musa [[Calliope]], tracio, nato nella città di Flevia, che si trova sul monte Olimpo, presso il fiume Enipeo. Asterione, figlio di Piremo e di Antigone, figlia di Fere, giunse da Pellene (altri lo dicono figlio di Iperasio, proveniente dalla città di Piresia che si trova alle falde del monte Filleo in Tessaglia, dove i due fiumi Apidano ed Enipeo confluiscono). [[Polifemo]], figlio di Elato e di Ippea, figlia di Antippo, dalla città tessala di Larissa: un uomo dal passo lento. Ificlo, figlio di Filaco e di Climene, figlia di Minia, dalla Tessaglia, zio materno di [[Giasone]]. [[Admeto]], figlio di Fere e di Periclimene, figlia di Minia, dalla Tessaglia presso il monte Calcodonio, dal quale prendono nome una città e un fiume: si dice che [[Apollo]] abbia pascolato le sue greggi. Eurito ed Echione, figli di [[Ermes]] e Antianira, figlia di Menezio, dalla città di Alope che ora è chiamata Efeso (ma alcuni scrittori li ritengono tessali). Etalide, figlio di [[Ermes]] ed Eupolemia, figlia di Mirmidone, che veniva da Larissa. Corono, figlio di Ceneo, dalla città di Girtone che si trova in Tessaglia. Questo Ceneo figlio di Elato, da Magnesia, si mostrò invulnerabile ai colpi di spada dei [[Centauri]]: potevano ferirlo soltanto con tronchi appuntiti di alberi; alcuni affermano che in origine era una donna e che per concedersi a [[Poseidone]] chiese in cambio di essere mutata in un giovane invulnerabile. Ma questo è irreale perché non è possibile che un uomo non sia ucciso dal ferro o una donna possa trasformarsi in uomo. Mopso, figlio di Ampico e Cloride, al quale [[Apollo]] aveva insegnato l’arte mantica; venne da Ecalia o secondo altri da Titaro. Euridamante, figlio di Iri e Demonassa, oppure, secondo altri, di Ctimeno, che abitavano la città Dolopeide presso il lago Xinio. [[Teseo]], figlio di Egeo ed Etra, da Trezene, oppure, secondo altri, da Atene. [[Piritoo]], figlio di lssione, fratello dei [[Centauri]], tessalo. Menezio, figlio di Attore, da Opunte. Euribate, figlio di Teleone, da Eleone. Eurizione, figlio di Iri e Demonassa. Issitione dalla città di Cerinto. Oileo, figlio di Odoidoco e Agrianome, figlia di Perseone, dalla città di Naricea. Clizio e Ifito, figli di Eurito e Antiope, figlia di [[Pilo]]ne, re di Ecalia oppure, secondo altri, dell’Eubea. Costui aveva ricevuto da [[Apollo]] l’arte di tirare frecce e si dice che avesse poi gareggiato con il Dio che l’aveva gratificato. Suo figlio Clizio fu poi ucciso da Eete. [[Peleo]] e Telamone, figli di Eaco ed Endeide, figlia di [[Chirone]], dall’isola di Egina. Costoro, dopo avere lasciato la patria in seguito all’uccisione del fratello Foco, si stabilirono in luoghi diversi: [[Peleo]] a [[Ftia]], Telamone a Salamina, che [[Apollo]]nio Rodio chiama Attica. Bute, figlio di Teleone e di [[Zeus]]ippe, figlia del fiume Eridano, da Atene. Tifi, figlio di Forbante e Irmine, dalla Beozia: fu lui il timoniere della nave Argo. Argo, figlio di Polibo e Argia, o secondo altri figlio di [[Danao]]; veniva da Argo, vestito con un peloso manto di toro, e fu il costruttore della nave Argo. Flia, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di [[Minosse]], dalla città di Fliunte che si trova nel Peloponneso; altri invece lo dicono tebano. [[Eracle]], figlio di [[Zeus]] e di Alcmena, figlia di Elettrione, tebano. Ila, figlio di Teodamante e della Ninfa Menodice, figlia di Orione, un efebo. Proveniva da Ecalia o secondo altri da Argo, compagno di [[Eracle]]. Nauplio, figlio di [[Poseidone]] e di Amimone, figlia di [[Danao]], argivo. Idmone, figlio di [[Apollo]] e della Ninfa Cirene, oppure di Abante, argivo. Costui, esperto nella mantica, sebbene avesse compreso dal volo degli uccelli che gli era preannunciata la morte, non volle ugualmente mancare a quella fatale spedizione. Castore e Polluce, figli di [[Zeus]] e Leda, figlia di Testio, lacedemoni o (come altri dicono) spartani, l’uno e l’altro fanciulli; si dice che sul loro capo, nello stesso momento, fossero state poste delle stelle che li contrassegnavano. Linceo e Ida, figli di Mareo e Arena, figlia di Ebalo, messeni del Peloponneso. Di loro si racconta che Linceo riusciva a scorgere persino le cose nascoste sottoterra e che non esisteva nebbia che potesse ostacolarlo. Altri dicono che nessuno potesse scorgere Linceo durante la notte. Si diceva anche che egli riuscisse a vedere sottoterra perché sapeva riconoscere le vene aurifere e quando vi discendeva e mostrava poi immediatamente l’oro, fece nascere la fama che potesse vedere anche sottoterra. Ida, dal canto suo, era coraggioso e intrepido. Periclimeno, figlio di Neleo e Cloride, figlia di Anfione e Niobe; veniva da [[Pilo]]. Anfidamante e Cfeo, figli di Aleo e Cleobule, arcadi. Anceo, figlio, oppure secondo altri nipote, di Licurgo, da Tegea. Augia, figlio di Sole e Nausidame, figlia di Anfidamante; era di Elea. Asterione e Anfione, figli di Iperasio o secondo altri di Ippasio, da Pellene. Eufemo, figlio di [[Poseidone]] ed Europa, figlia di Tizio, dal Tenaro: si dice che costui potesse correre sopra l’acqua senza bagnarsi i piedi. Un secondo Anceo, figlio di [[Poseidone]] e di Altea, figlia di Testio, dall’isola di Imbraso che un tempo era chiamata Partenia e oggi Samo. Ergino, figlio di [[Poseidone]] e Mileto, oppure di Periclimeno, da Orcomeno. [[Meleagro]], figlio di Eneo e Altea, figlia di Testio, ma alcuni lo credono figlio di [[Ares]], da Calidone. Laocoonte figlio di Portaone, fratello di Eneo, da Calidone. Un secondo Ificlo, figlio di Testio e di Leucippe, fratello di Altea per parte di madre, spartano: era un abile corridore e lanciatore di giavellotto. Ifito, figlio di Naubolo, di Focea; altri dicono che fosse figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Zete e Calaide, figli del vento Aquilone e di Orizia, figlia di Eretteo; si dice che avessero la testa e i piedi forniti di ali e i capelli azzurri, e sfrecciassero nell’aria. Furono loro a mettere in fuga le tre [[Arpie]] [[Aello]], Celeno e Ocipete, figlie di Taumante e Ozomene, cacciandole via da Fineo, figlio di Agenore, all’epoca in cui i compagni di [[Giasone]] stavano muovendo verso la Colchide. Esse abitavano le isole Strofadi nel mare Egeo, che vengono chiamate Plote. Queste [[Arpie]] si dice che avessero testa di uccello, penne, ali e braccia umane, grandi artigli, zampe di volatile, petto, ventre e apparato femminile umano. Zete e Calaide furono uccisi a colpi di freccia da [[Eracle]]; sulla loro tomba è posta una lapide che ondeggia al soffio del vento paterno. Si dice che essi provenissero dalla Tracia. Foco e Priaso, figli di Ceneo, da Magnesia. Eurimedonte, figlio del padre Libero e di Arianna, figlia di [[Minosse]], da Fliunte. Palemonio, figlio di Lerno, da Calidone. Attore, figlio di Ippaso, dal Peloponneso. Tersanone, figlio di Sole e di Leucotoe, da Andro. Ippalcjmo, figlio di Pelope e Ippodamia, figlia di Enomao, da Pisa nel Peloponneso. Esculapio, figlio di [[Apollo]] e Coronide, da Tricca ...... figlia di Testio, argivo. Neleo, figlio di Ippocoonte, da [[Pilo]]. Iolao, figlio di Ificle, da Argo. Deucalione, figlio di [[Minosse]] e Pasifae, figlia di Sole, da [[Creta]]. Filottete, figlio di Peante, da Melibea. Un secondo Ceneo, figlio di Corono, da Cortina. Acasto, figlio di Pelia e Anassibia, figlia di Biante, da Ioclo, vestito di una tunica duplice, che si aggiunse come volontario agli [[Argonauti]], scegliendo di essere compagno di [[Giasone]]. Tutti questi furono chiamati Mini, o perì che la maggioranza nacque dalle figlie di Minia, o perché Climene, la madre di [[Giasone]], era figlia di Minia. Ma non tutti raggiunsero la terra dei Colchi o ritornarono in patria. Ila infatti fu rapito dalle [[Ninfe]] in Misia, presso Cione e il fiume Ascanio; e mentre [[Eracle]] e [[Polifemo]] lo stavano cercando, furono lasciati indietro, avendo il vento spinto allargo la nave. E [[Polifemo]], abbandonato anche da [[Eracle]], dopo avere fondato una città in Misia, morì presso i Calibi. Tifi morì di malattia tra i Mariandini in Propontide, presso il re Lico; al posto suo prese il timone Anceo, figlio di [[Poseidone]]. Idmone, figlio di [[Apollo]], uscito presso lo stesso re Lico a cercare frumento, morì ucciso da un cinghiale; a vendicare Idmone fu Ida, figlio di Mareo, che uccise il cinghiale. Bute, figlio di Teleone, benché [[Orfeo]] tentasse di richiamarlo con i suoi canti e con la cetra, fu comunque vinto dal dolce canto delle [[Sirene (1)|Sirene]] e si gettò in mare per nuotare sino a loro; portato dai flutti, [[Afrodite]] lo salvò al Lilibeo. Questi non giunsero fino alla Colchide. Durante il ritorno morirono Euribate, figlio di Teleone, e Canto, figlio di Cerionte; essi furono uccisi in Libia dal pastore Cefalione, fratello di Nasamone, figlio della Ninfa Tritonide e di Anfitemi, del quale stavano razziando le greggi. Mopso, figlio di Arnpico, morì in Mirica per il morso di un serpente. Egli si era aggiunto agli [[Argonauti]] durante il viaggio, dopo che suo padre Ampico era stato ucciso. E dall’isola di Dia si aggiunsero i figli di Frisso e Calciope, sorella di [[Medea]]: Argo, Mela, Frontide, Cilindro o, come altri dicono, Fronio, Demoleonte, Autolico, Flogio, che [[Eracle]] portò con se mentre andava alla conquista del cinto delle [[Amazzoni]] e che lasciò indietro terrorizzati da Dascilo, figlio del re dei Mariandini. Quando gli [[Argonauti]] furono sul punto di salpare per la Colchide, vollero scegliere [[Eracle]] come loro comandante; ma egli rifiutò e propose che quel posto spettasse a [[Giasone]], per il cui impulso tutti si muovevano; perciò il comando fu preso da [[Giasone]]. Il mastro d’ascia fu Argo, figlio di [[Danao]]; il timoniere Tifi, dopo la cui morte governò la nave Anceo, figlio di [[Poseidone]]; a dirigere la rotta a prua si pose Linceo, figlio di Marete, che aveva una vista acutissima; i capi della voga furono Zete e Calaide, figli di Aquilone, che avevano capo e piedi alati; ai remi di prora sedettero [[Peleo]] e Telamone; ai remi lunghi [[Eracle]] e Ida; gli altri si disposero in ordine ai banchi. Le formule magiche di partenza furono recitate da [[Orfeo]], figlio di [[Eagro]]; in seguito, quando [[Eracle]] fu lasciato indietro dagli [[Argonauti]], al suo posto sedette Eleo, figlio di Eaco. Questa fu la nave Argo, che poi [[Atena]] trasferì in cielo presso il circolo siderale perché era stata lei a costruirla; fu la prima nave che mai solcasse le acque. Tra le stelle appare a partire dal timone sino alle vele; l’aspetto e la forma di questa costellazione sono descritti da Cicerone nei “Fenomeni” in questi versi: “Ed ecco che Argo scivola presso la coda del Cane protendendo la poppa lucente non come le altre navi che in mare avanzano di prua solcando con i loro rostri i campi di [[Poseidone]] ma come quando attraccando in porti sicuri i naviganti fanno virare la nave con una grande ancora e traggono sulla spiaggia molto desiderata la poppa, così l’antica Argo naviga nel cielo all’indietro e protendendo il timone dall’aerea poppa sfiora le zampe del luminoso Cane. Questa nave ha quattro stelle sulla poppa, cinque sul remotimone di destra e quattro su quello sinistro, tutte simili tra loro. In totale, tredici.”
===Le donne di [[Lemno]]===
===Le donne di [[Lemno]]===
===Le dodici fatiche di [[Eracle]] imposte da Euristeo===  
===Le dodici fatiche di [[Eracle]] imposte da Euristeo===  
-
Quando [[Eracle]] era neonato strozzò a mani nude due serpenti inviati da Era, e per questo fu detto il primogenito. Uccise poi il Leone Nemeo, la belva invulnerabile che Luna aveva allevato in un antro a due uscite; da allora usò la sua pelle come veste. Presso la fonte di Lerna uccise l’Idra di Lerna, figlia di [[Tifone]], che aveva nove teste: questo mostro aveva un veleno così potente da uccidere gli uomini solo con il suo alito; se qualcuno le passava accanto mentre era addormentata, essa alitava sulle sue orme e quell’uomo moriva tra tormenti ancora più atroci. Ma [[Eracle]] la uccise seguendo i consigli di [[Atena]], la sventrò e in tinse le frecce nel suo fiele: così, da quel momento, chiunque veniva ferito dalle sue frecce non sfuggiva la morte; alla fine anch’egli perì dello stesso veleno in Frigia. Uccise il Cinghiale dell’Erimanto. Condusse vivo al cospetto di Euristeo un cervo selvaggio che viveva in Arcadia e aveva corna d’oro. Uccise a colpi di freccia gli uccelli Stinfalidi che scagliavano le loro penne come proiettili. In un solo giorno ripulì dal fimo le stalle del re Augia, con l’aiuto determinante di [[Zeus]]; egli deviò il corso di un fiume e lavò via tutto il letame. Condusse vivo da [[Creta]] a Micene il toro con il quale si era congiunta Pasifae. Insieme allo scudi ero Abdero uccise in Tracia il re Diomede e i suoi quattro cavalli, che si nutrivano di carne umana: i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Rubò la cintura all’amazzone Ippolita, figlia di [[Ares]] e della regina Otrera, che regnava sulle Amazzoni; in quell’occasione donò a [[Teseo]] Antiope sua prigioniera. Con un solo colpo uccise Gerione, figlio di Crisaore, che aveva tre corpi. Uccise presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di [[Tifone]], che custodiva le mele d’oro delle [[Esperidi]] e portò al re Euristeo quelle mele. Trasse dall’[[Ade]] il cane Cerbero, figlio di [[Tifone]], e lo condusse al cospetto del re.  
+
Quando [[Eracle]] era neonato strozzò a mani nude due serpenti inviati da Era, e per questo fu detto il primogenito. Uccise poi il Leone Nemeo, la belva invulnerabile che Luna aveva allevato in un antro a due uscite; da allora usò la sua pelle come veste. Presso la fonte di Lerna uccise l’Idra di Lerna, figlia di [[Tifone]], che aveva nove teste: questo mostro aveva un veleno così potente da uccidere gli uomini solo con il suo alito; se qualcuno le passava accanto mentre era addormentata, essa alitava sulle sue orme e quell’uomo moriva tra tormenti ancora più atroci. Ma [[Eracle]] la uccise seguendo i consigli di [[Atena]], la sventrò e in tinse le frecce nel suo fiele: così, da quel momento, chiunque veniva ferito dalle sue frecce non sfuggiva la morte; alla fine anch’egli perì dello stesso veleno in Frigia. Uccise il Cinghiale dell’Erimanto. Condusse vivo al cospetto di Euristeo un cervo selvaggio che viveva in Arcadia e aveva corna d’oro. Uccise a colpi di freccia gli uccelli Stinfalidi che scagliavano le loro penne come proiettili. In un solo giorno ripulì dal fimo le stalle del re Augia, con l’aiuto determinante di [[Zeus]]; egli deviò il corso di un fiume e lavò via tutto il letame. Condusse vivo da [[Creta]] a Micene il toro con il quale si era congiunta Pasifae. Insieme allo scudi ero Abdero uccise in Tracia il re Diomede e i suoi quattro cavalli, che si nutrivano di carne umana: i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Rubò la cintura all’amazzone Ippolita, figlia di [[Ares]] e della regina Otrera, che regnava sulle [[Amazzoni]]; in quell’occasione donò a [[Teseo]] Antiope sua prigioniera. Con un solo colpo uccise Gerione, figlio di Crisaore, che aveva tre corpi. Uccise presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di [[Tifone]], che custodiva le mele d’oro delle [[Esperidi]] e portò al re Euristeo quelle mele. Trasse dall’[[Ade]] il cane Cerbero, figlio di [[Tifone]], e lo condusse al cospetto del re.  
===Imprese secondarie dello stesso [[Eracle]]===  
===Imprese secondarie dello stesso [[Eracle]]===  
Illo da Deianira; Tlepolemo da Astioche; Leucite. Telefo da Auge, figlia di Aleo. Leucippo. Terimaco. Creontiade. Archelao. Ofite. Deicoonte. Eveno. Lido. E i dodici Tespiadi, che ebbe dalle figlie del re Tespio.  
Illo da Deianira; Tlepolemo da Astioche; Leucite. Telefo da Auge, figlia di Aleo. Leucippo. Terimaco. Creontiade. Archelao. Ofite. Deicoonte. Eveno. Lido. E i dodici Tespiadi, che ebbe dalle figlie del re Tespio.  
-
===Le Amazzoni===  
+
===Le [[Amazzoni]]===  
Ociale, Diossippe, lfinome, Xante, Ippotoe, Otrera, Antioche, Laomache, Glauce, Agave, Teseide, Ippolita, Climene, Polidora, Pentesilea.  
Ociale, Diossippe, lfinome, Xante, Ippotoe, Otrera, Antioche, Laomache, Glauce, Agave, Teseide, Ippolita, Climene, Polidora, Pentesilea.  

Versione del 13:38, 15 apr 2017