Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro II, Capo 03

Bellerofonte, il figlio di Glauco (a sua volta figlio di Sisifo), aveva ucciso per sbaglio il fratello Deliade - o Pirene, o forse ancora Alcimene, secondo tradizioni diverse; così era giunto alla corte di Preto per farsi purificare. Ma Stenebea si innamorò di lui, e gli inviò dei messaggi per chiedergli un incontro. Il giovane rifiutò; allora ladon- na andò a dire a Preto che Bellerofonte aveva cercato di sedurla con proposte oscene. li marito le credette, e affidò a Bellerofonte una lettera da portare a Iobate, nella quale stava scritto di uccidere il gio- vane. Iobate lesse la missiva di Preto, e ordinò a Bellerofonte di andare a uccidere la Chimera, con l'idea che certamente il mostro l'avrebbe annientato. Neppure attaccandola in massa era possibile sconfiggerla: figurarsi un uomo solo. Aveva il corpo di un leone, la coda di un drago, e tre teste - e quella di mezzo, un muso di capra, spirava fuoco. Il mostro devastava l'intera regione, e distruggeva il bestiame, perché riuniva in un solo essere la forza di tre belve. Si dice che fosse stata allevata da Amisodaro (lo testimonia Omero), e Esiodo racconta che era figlia di Tifeo ed Echidna.
Bellerofonte saltò in groppa a Pegaso, il cavallo alato figlio di Medusa e Poseidone, salì in cielo e dall'alto riuscì a trafiggere la Chimera con le sue frecce. Compiuta questa impresa, Iobate gli ordinò di andare a combattere contro i Solimi: e Bellerofonte riuscì anche in questa prova; e di nuovo Iobate gli ordinò di combattere contro le Amazzoni: ma il giovane uccise anche quelle. Allora Iobate ordinò ad alcuni suoi uomini, scelti fra tutti i Lici per il loro coraggio, di tendergli un'imboscata e assassinarlo. Bellerofonte li uccise tutti, e finalmente Iobate, stupito dalla forza del giovane, gli fece vedere la lettera di Preto e gli chiese di restare presso di lui: gli diede in sposa sua figlia Filonoe, e quando morì gli lasciò il regno.