Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro III, Capo 11



				

				

1. Menelao ebbe da Elena la figlia Ermione, e secondo alcuni anche il figlio Nicostrato; dalla schiava Pieride, nata in Etolia, o forse da Tereide, come dice Acusilao, ebbe il figlio Megapente; e dalla Ninfa Cnossia, secondo Eumelo, ebbe il figlio Senodamo.

2. Dei figli di Leda, Castore praticò l'arte della guerra, e Polideuce quella del pugilato: e per il loro valore ebbero il nome comune di Dioscuri. Essi volevano sposare le figlie di Leucippo, e così le rapirono da Messene e le sposarono: Polideuce ebbe da Febe il figlio Mnesileo, e Castore ebbe Anogone da Ilaira. Un giorno portarono via dall'Arcadia un grosso bottino di bestiame, insieme a Ida e Linceo, i figli di Afareo, e incaricarono Ida di fare le parti. Ida tagliò una bestia in quattro parti, e disse che chi avesse mangiato più in fretta la sua parte avrebbe potuto scegliere metà del bottino, e il secondo avrebbe avuto il resto. Battendo tutti sul tempo, Ida ingollò la sua parte, e poi anche quella del fratello, e insieme a lui si portò a Messene il bestiame. Ma i Dioscuri attaccarono Messene, ripresero le mandrie e molto altro bottino. Poi tesero un'imboscata a Ida e Linceo. Ma Linceo vide Castore, lo disse a Ida e questi lo uccise. Polideuce allora li inseguì, uccise Linceo con la sua lancia, poi si volse contro Ida, ma quello lo colpì alla testa con una pietra, facendolo cadere privo di sensi. Zeus allora incenerì Ida con il suo fulmine, e portò Polideuce in cielo. Polideuce però rifiutò l'immortalità, perché suo fratello Castore era morto, e Zeus concesse loro di trascorrere un giorno con gli Dèi e un giorno con i mortali, in alternanza. Quando i Dioscuri furono divinizzati, Tindareo fece venire Menelao a Sparta e gli affidò il trono.