Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro III, Capo 10

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1.Atlante e Pleione, figlia di Oceano, ebbero sul monte Cillene in Arcadia sette figlie, chiamate le Pleiadi: Alcione, Merope, Celeno, Elettra, Sterope, Taigete e Maia. Sterope andò sposa a Enomao, e Merope a Sisifo. Poseidone si unì in amore a due di loro, prima con Celeno, da cui ebbe il figlio Lico, che il Do portò a vivere nelle Isole dei Beati; e poi con Alcione, da cui ebbe una figlia, Etusa - quella che diede ad Apollo la figlia Eleutere -, e due figli, Irieo e Iperenore. Irieo ebbe i figli Nitteo e Lico dalla Ninfa Clonia; Nitteo ebbe Antiope da Polisso; e Antiope ebbe da Zeus i gemelli Zeto e Anfione. E Zeus si unì in amore alle altre figlie di Atlante.

2. Maia, la maggiore, si unì a Zeus, e in una grotta del monte Cillene partorì Ermes. Il bambino era ancora in fasce nella culla, quando saltò fuori, andò in Pieria, e rubò le vacche che pascolava Apollo. Per non essere tradito dalle impronte, legò alle loro zampe delle specie di calzari, le portò a Pilo e le nascose in una grotta; ma due le sacrificò, inchiodò le pelli alle rocce, e la carne in parte la bollì e se la mangiò, e in parte invece la bruciò. Poi in tutta fretta tornò al Cillene. E davanti alla sua grotta trovò una tartaruga che mangiava l'erba. La prese, la svuotò, adattò al guscio delle corde fatte con i tendini delle bestie uccise, e così costruì una lira e inventò anche il plettro. Apollo, in cerca delle sue vacche, arrivò a Pilo e interrogò la gente che abitava lì. Gli dissero che avevano visto un bambino guidare delle vacche, ma non sapevano dirgli dove le aveva portate, perché non si vedevano impronte. Con la sua arte mantica, Apollo scoprì chi era il ladro, andò al Cillene da Maia, e accusò Ermes. E Maia gli fece vedere che era un bambino ancora in fasce. Ma Apollo lo portò di fronte a Zeus e lo accusò per il furto delle vacche. Zeus ingiunse a Ermes di restituirle, il bambino negò tutto, ma non venne creduto e dovette condurre Apollo a Pilo e restituirgli il bestiame. Ma poi Apollo ascoltò il suono della lira, e in cambio di quella diede a Ermes le sue vacche. Allora Ermes si mise a pascolarle, e intanto costruì uno zufolo e si mise a suonarlo. Apollo desiderò possedere anche quello, egli diede in cambio la verga d'oro che usava per guidare le sue mandrie. In cambio dello zufolo, però, Ermes voleva non solo la verga, ma anche l'arte della divinazione: così Apollo lo accontentò, egli insegnò la divinazione con le sorti. E Zeus lo nominò messaggero suo e degli Dèi Inferi.

3. Taigete ebbe da Zeus il figlio Lacedemone, che diede il suo nome alla regione di Lacedemone, appunto. Lacedemone e Sparta, figlia di Eurota (a sua volta figlio di Lelego, nato da Gea, e della Ninfa Naiade Cleocaria), generarono Amicla ed Euridice, che andò sposa ad Acrisio. Amicla e Diomeda, figlia di Lapite, generarono Cinorte e Giacinto. È questo, dicono, il Giacinto di cui Apollo era innamorato, e che uccise involontariamente lanciando il disco. Cinorte ebbe il figlio Periere, che sposò Gorgofone, figlia di Perseo - come dice Stesicoro: "Gorgofone partorì Tindareo, Icario, Afareo e Leucippo. Afareo e Arene, figlia di Ebalo, ebbero i figli Linceo, Ida e Fiso"; ma in genere si dice che Ida era figlio di Poseidone. Linceo aveva una vista straordinariamente acuta, tanto che poteva vedere anche sotto terra. Leucippo ebbe due figlie, Ilaira e Febe, che furono rapite e sposate dai Dioscuri. Dopo le prime due, Leucippo ebbe anche Arsinoe, che si unì ad Apollo e partorì Asclepio. Alcuni dicono che Asclepio non era figlio di Arsinoe, figlia di Leucippo, ma di Coronide, figlia di Flegia di Tessaglia. Apollo, dicono, si innamorò di lei e subito la fece sua; ma la fanciulla, seguendo il consiglio di suo padre, andò ad abitare insieme a Ischi, fratello di Ceneo. Apollo maledisse il corvo che gli aveva raccontato la faccenda, e da bianco che era lo fece diventare nero. Poi uccise Coronide. Mentre la fanciulla veniva bruciata, Apollo strappò dal fuoco il suo bambino e lo portò al centauro Chirone, che lo allevò e lo istruì nell'arte della medicina e della caccia. Asclepio divenne medico, e tanto progredì nella sua professione che presto riuscì non solo a salvare molti dalla morte, ma addirittura a far resuscitare gente già morta. Atena infatti gli aveva dato il sangue sgorgato dalle vene della Gorgone: con il sangue sprizzato dalle vene di sinistra poteva provocare la morte della gente, con quello delle vene di destra poteva restituire la salute - e proprio questo usava per risvegliare i morti. Io ho trovato i nomi di alcuni personaggi di cui si dice siano stati resuscitati da Asclepio: si tratta di Capaneo e Licurgo, come dice Stesicoro nell'"Erifile"; Ippolito, come dice l'autore dei "Naupacifica"; Tindareo, come dice Paniassi; Imeneo, come dicono gli Orfici; Glauco, figlio di Minosse, come dice Melesagora.

4. Ma Zeus, preoccupato che gli uomini se la cavassero ormai da soli - se bastava Asclepio per guarirli -, lo colpì con il suo fulmine. Apollo s'infuriò, e uccise i Ciclopi, che avevano fabbricato il fulmine di Zeus. E Zeus allora stava per gettare Apollo nel Tartaro, ma Leto intercedette per lui: e la punizione di Apollo fu di servire un mortale per un anno come lavoratore alla giornata. Così Apollo andò a Fere nella casa di Admeto, figlio di Ferete, e lavorò come pastore: grazie a lui, tutte le vacche partorirono dei gemelli.

5. Alcuni sostengono che Mareo e Leucippo erano figli di Periere, il figlio di Eolo; e che Cinorte generò Periere, Periere generò Ebalo, Ebalo generò Tindareo, Ippocoonte e Icario dalla Ninfa Naiade Bacia.

6. Ippocoonte ebbe molti figli: Doricleo, Sceo, Enaroforo, Eutiche, Bucolo, Liceto, Tebro, Ippotoo, Eurito, Ippocoriste, Alcino e Alcone. Con l'aiuto dei suoi figli Ippocoonte scacciò Icario e Tindareo da Lacedemone. Essi si rifugiarono presso Testio, e lo aiutarono nella guerra contro i suoi vicini di confine. E Tindareo sposò Leda, figlia di Testio. Quando poi Eracle uccise Ippocoonte e i suoi figli, Icario e Tindareo tornarono a Lacedemone, e Tindareo salì al trono.

7. Icario e la Ninfa Naiade Peribea ebbero cinque maschi - Toante, Damasippo, Imeusimo, Alete e Perileo - e una femmina, Penelope, che andò in sposa a Odisseo.

8. Tindareo e Leda ebbero tre figlie: Timandra, che andò sposa a Echemo; Clitennestra, che andò sposa ad Agamennone; e poi Filonoe, che Artemide rese immortale. Ma Zeus si unì a Leda sotto forma di cigno, e nella stessa notte si unì a lei anche lo sposo Tindareo: e Leda ebbe Polideuce ed Elena da Zeus, e Castore e Clitennestra da Tindareo. Alcuni però dicono che Elena fosse figlia di Zeus e Nemesi. Un giorno Nemesi, per fuggire alla violenza di Zeus, si tramutò in oca; allora Zeus si tramutò in cigno, e si unì a lei. E [[Nemesi]]depose un uovo; un pastore lo trovò fra i cespugli e lo portò a Leda. Leda lo conservò in una cassa; e al tempo debito dall'uovo nacque Elena, che Leda allevò come figlia sua. La fanciulla divenne straordinariamente bella, allora Teseo la rapì e la portò ad Afidna. Mentre Teseo si trovava nell'Ade, Castore e Polideuce assalirono la città e se ne impadronirono, presero Elena e portarono via come prigioniera la madre di Teseo, Etra.

9. Tutti i re dell'Ellade arrivarono a Sparta per chiedere Elena in sposa. Ecco i nomi di tutti i pretendenti: Odisseo, figlio di Laerte; Diomede, figlio di Tideo; Antiloco, figlio di Nestore; Agapenore, figlio di Anceo; Stenelo, figlio di Capaneo; Anfimaco, figlio di Cteato; Talfio, figlio di Eurito; Megete, figlio di Fileo; Anfiloco, figlio di Anfiarao; Menesteo, figlio di Peteo; Schedio ed Epistrofo, figli di Ifito; Polisseno, figlio di Agastene; Peneleo, figlio di Ippalcimo; Leito, figlio di Alettore; Aiace, figlio di Oileo; Ascalafo e Ialmeno, figli di Ares; Elepenore, figlio di Calcodonte; Eumelo, figlio di Admeto; Polipete, figlio di Perito; Leonteo, figlio di Corono; Podalirio e Macaone, figli di Asclepio; Filottete, figlio di Peante; Euripilo, figlio di Evemone; Protesilao, figlio di Ificlo; Menelao, figlio di Atreo; Aiace e Teucro, figli di Telamone; Patroclo, figlio di Menezio.

10. Al vedere tutta questa massa di pretendenti, Tindareo ebbe timore che, a sceglierne uno, tutti gli altri gli avrebbero dato contro. Allora Odisseo gli promise, a patto che Tindareo l'avesse aiutato a ottenere la mano di Penelope, di insegnargli una maniera per non farli litigare. Tindareo accettò, e Odisseo gli suggerì di imporre a tutti i pretendenti un giuramento: di difendere sempre lo sposo prescelto, se avesse subito ingiustizia da qualcuno a causa delle sue nozze. Tindareo fece giurare i pretendenti, scelse come sposo di Elena Menelao, e chiese a Icario la mano di Penelope per Odisseo.