Biblioteca:Apollodoro, Biblioteca, Libro II, Capo 07



				

				


Eracle lasciò Troia e riprese il mare, ma Era mandò su di lui una tremenda tempesta: Zeus di questo s'infuriò, e la appese fuori dall'Olimpo. Eracle si diresse verso Coo, ma gli abitanti dell'isola pensarono si trattasse di una nave pirata, e ne impedirono l'approdo bersagliandola di pietre. Eracle riuscì comunque a imporsi con la forza, e di notte prese la città, uccidendone il re Euripilo, figlio di Poseidone e Astipalea. Durante la battaglia fu ferito da Calcodonte: ma Zeus lo portò via in salvo, e così non gli successe niente. Dopo aver devastato Coo, Eracle, con l'aiuto di Atena, arrivò a Flegra, dove combatté insieme agli Dèi contro i Giganti. Non molto tempo dopo, Eracle radunò un esercito di Arcadi, vi unì alcuni volontari dalle più nobili famiglie di tutta l'Ellade, e fece guerra ad Augia. Il re, avuta notizia dell'imminente attacco di Eracle, nominò generali dell'armata elea i gemelli Eurita e Cteato - i più forti della loro generazione - che erano figli di Molione e Attore, il fratello di Augia (ma in realtà, si dice, erano figli di Poseidone).
Durante la spedizione, Eracle cadde ammalato: e per questo preferì concludere una tregua con i Molionidi. Ma quando questi vennero a sapere che era ammalato, subito assalirono il suo esercito e uccisero molti soldati. Per quella volta Eracle si ritirò; ma quando poi venne il tempo della terza Festa Istmica, e gli Elei inviarono i Molionidi per partecipare ai sacrifici, Eracle tese loro un'imboscata presso Cleone e li uccise. Poi fece guerra contro la città di Elide, e la occupò. Dopo aver ucciso Augia e i suoi figli, richiamò Fileo dall'esilio e gli affidò il trono. Istituì anche i Giochi Olimpici, innalzò un altare a Pelope e altri sei ai dodici Dèi.
Dopo aver preso Elide, Eracle fece una spedizione contro Pilo. Occupata la città, uccise Periclimeno, il più forte fra i figli di Neleo, che pure aveva combattuto usando la sua facoltà di trasformarsi in varie forme. Uccise anche Neleo e tutti gli altri suoi figli, tranne Nestore, che era ancora un ragazzo e veniva allevato nella terra dei Gereni. Durante la battaglia, Eracle ferì lo stesso Ade, che era intervenuto a favore di Pilo. Dopo aver preso anche questa città, fece una spedizione contro Lacedemone, per punire i figli di Ippocoonte: Eracle era furioso contro di loro, non solo perché avevano combattuto come alleati di Neleo, ma soprattutto perché avevano ucciso il figlio di Licimnio. Un giorno, infatti, mentre il giovane stava guardando il palazzo di Ippocoonte, venne assalito da un cane molosso, e riuscì a difendersi colpendolo con una pietra: ma i figli di Ippocoonte si precipitarono fuori dal palazzo e presero il giovane a bastonate, fino a che lo uccisero. Proprio per vendicare il suo assassinio, Eracle raccolse un esercito e marciò contro Lacedemone. Giunto in Arcadia, chiese a Cefeo di unirsi all'armata, insieme ai suoi venti figli. Ma Cefeo temeva un'incursione degli Argivi, se avesse lasciato Tegea, e rifiutò quindi di unirsi alla spedizione. Eracle allora affidò a Sterope, la figlia di Cefeo, una ciocca dei capelli della Gorgone, custodita in un'urna di bronzo, che aveva ricevuto da Atena: se un'armata avesse attaccato la città, le disse, doveva esporre la ciocca sulle mura per tre volte, senza mai guardare avanti, e il nemico si sarebbe dato alla fuga. Allora Cefeo si unì a Eracle, insieme ai suoi figli. Durante la battaglia, purtroppo, sia lui che i suoi figli morirono tutti; e morì anche Ificle, il fratello di Eracle. L'eroe uccise Ippocoonte e i suoi figli, s'impadronì della città, richiamò Tindareo dall'esilio e gli affidò il trono.
Giunto poi a Tegea, Eracle sedusse Auge, senza sapere che si trattava della figlia di Neo. La fanciulla partorì di nascosto un bambino, nel recinto sacro di Atena. Ma Neo, dato che in quel periodo la regione era oppressa da una pestilenza, era entrato nel sacro recinto: si accorse delle grida della figlia in travaglio, e trovò il bambino. Allora lo espose sul monte Partenio. Ma la provvidenza divina salvò il bambino: infatti una cerva che aveva appena partorito lo allattò, e poi fu trovato da alcuni pastori, che lo chiamarono Telefo. Aleo consegnò Auge a Nauplio, il figlio di Poseidone, perché la vendesse in una contrada straniera; e Nauplio la diede a Teutrante, signore di Teutrania, che la sposò.
Eracle giunse poi a Calidone, dove chiese la mano di Deianira, figlia di Eneo. Per averla, dovette combattere contro Acheloo, che aveva assunto forma dl toro, e gli staccò uno dei due corni. Dopo aver sposato Deianira, Eracle restituì a Acheloo il suo corno, ed ebbe in cambio quello di Amaltea. Amaltea era figlia di Emonio, e possedeva un corno di toro che, secondo Ferecide, aveva la facoltà di produrre in abbondanza qualunque cibo o bevanda si desiderasse.
Eracle combatte insieme ai Calidoni contro i Tesproti, e s'impadronì della città di Efira, dove regnava Fila: e dalla figlia di questo, Astioche, Eracle ebbe il figlio Tlepolemo. Mentre soggiornava a Efira, mandò a dire a Tespio di tener pure con se sette figli, ma di mandarne tre a Tebe e gli altri quaranta nell'isola di Sardegna, per colonizzarla. Più tardi, un giorno che Eracle partecipava a una festa insieme a Eneo, colpì con un pugno Eunomo, figlio di Architelo e parente di Eneo, e lo uccise, mentre gli versava l'acqua sulle mani. Il padre del ragazzo, dato che l'incidente era stato involontario, lo perdonò, ma Eracle volle sottoporsi all'esilio, come stabiliva la legge, e decise di andare da Ceice, a Trachine. Portava con sé Deianira, e quando arrivarono al fiume Eveno trovarono il centauro Nesso, che stava sulla riva e traghettava i passanti dietro compenso: erano stati gli Dèi, diceva, a dargli questo compito, proprio per la sua onestà. Eracle attraversò il fiume da solo, e per Deianira invece pagò Nesso perché la traghettasse sulla sua groppa. Ma mentre la trasportava, il centauro tentò di violentarla. La donna gridò, Eracle la sentì, e colpì Nesso al cuore con una freccia. Ormai morente, Nesso chiamò Deianira e le disse che, se voleva un filtro d'amore per Eracle, doveva mescolare il seme che aveva sparso per terra con il sangue sprizzato dalla ferita della freccia. Deianira preparò il filtro, e lo conservò. Nell'attraversare la regione dei Driopi, Eracle, che aveva ormai terminato la provvista di viveri, incontrò Teiodamante che guidava l'aratro: allora sacrificò uno dei suoi tori e se lo mangiò. Arrivò poi a Trachine come ospite di Ceice, e sconfisse i Driopi. Lasciata la città, divenne alleato di Egimio, re dei Dori. I Lapiti, comandati da Corono, facevano guerra a Egimio per i confini del territorio: e il re, ormai assediato, chiamò in soccorso Eracle, offrendogli una parte dei suoi possedimenti. L'eroe lo aiutò, uccise Corono e tanti altri, e riaffidò a Egimio l'intero territorio. Uccise anche Laogora, re dei Driopi, con tutti i suoi figli, mentre stava banchettando nel recinto sacro di Apollo - era un uomo tracotante, e alleato dei Lapiti. Passando da Itono, Eracle venne poi sfidato a duello da Cicno, il figlio di Ares e Pelopia: l'eroe si scontrò con lui e lo uccise. Quando poi arrivò a Ormenio, il re Amintore gli vietò con le armi di attraversare il territorio: ma mentre cercava di impedirgli il passaggio, Eracle uccise anche lui. Ritornato a Trachine, radunò un esercito per marciare contro Ecalia, con l'intenzione di punire Eurito. Aveva come alleati gli Arcadi, i Melii di Trachine e i Locresi Epicnemidi. Eracle riuscì a uccidere Eurito e i suoi figli, e si impadronì della città. Dopo aver seppellito alcuni dei suoi compagni di battaglia - Ippaso, figlio di Ceice, Argio e Melante, figli di Licimnio - saccheggiò la città e portò via lole prigioniera. Approdato al promontorio Ceneo, in Eubea, Eracle innalzò un altare a Zeus Ceneo, e decise di fare una festa sacrificale. Allora mandò a Trachine il messaggero Lica, perché gli portasse le vesti da cerimonia. Proprio da Lica Deianira venne a sapere tutto dell'amore di Eracle per Iole, ed ebbe paura che lo sposo potesse amare quell'altra più di lei; allora, credendo che il sangue sgorgato da Nesso fosse davvero un filtro d'amore, vi intinse il chitone di Eracle. L'eroe dunque lo indossò, e celebrò il sacrificio. Ma il calore fece sciogliere il veleno dell'idra di cui la tunica era intrisa, e già corrodeva la pelle di Eracle; l'eroe allora abbrancò Lica per i piedi e lo catapultò fuori della regione. Cercò di strapparsi la tunica di dosso, ma ormai si era fusa con il suo corpo, e poté soltanto lacerarsi le carni. In queste condizioni disastrose, fu portato per mare a Trachine. Deianira, appena conobbe l'accaduto, s'impiccò. Eracle fece promettere a Ino, il figlio più grande avuto da Deianira, che appena raggiunta la maggiore età avrebbe sposato Iole; poi salì sull'Eta (il monte di Trachine), costruì una pira, vi montò, e comandò di darle fuoco. Nessuno però voleva farlo: e allora lo fece Peante, che passava di lì in cerca del suo gregge. Peante accese la pira, ed Eracle gli donò il suo arco. Quando la pira fu tutta bruciata, dicono che una nube sollevò Eracle, e fra tuoni e fulmini lo portò in cielo. Lassù l'eroe ottenne l'immortalità e si riconciliò con Era, che gli diede in sposa sua figlia Ebe. E da Ebe gli nacquero due figli, Alessiare e Aniceto.
Ecco tutti i figli che Eracle ebbe dalle figlie di Tespio. Da Procri, la maggiore, nacquero i gemelli Antileone e Ippeo; da Panope nacque Tresippa; da Lise nacque Eumede; da ...... nacque Creonte; da Epilaide nacque Astianatte; da Certe nacque Iobe; da Euribia nacque Polilao; da Patro nacque Archemaco; da Meline nacque Laomedonte; da Clitippe nacque Euricapi; da Eubote nacque Euripilo; da Aglaia nacque Antiade; da Criseide nacque Onesippo; da Oria nacque Laomene; da Lisidice nacque Telete; da Menippide nacque Entelide; da Antippe nacque Ippodromo; da Euri...... nacque Teleutagora; da Ippote nacque Capilo; da Eubea nacque Olimpo; da Nike nacque Nicodromo; da Argele nacque Cleolao; da Essole nacque Eritra; da Xantide nacque Omolippo; da Stratonice nacque Atromo; da Ifide nacque Celeustanore; da Laotoe nacque Antifo; da Antiope nacque Nopio; da Calametide nacque Astibie; da Fileide nacque Tigasi; da Ascreide nacque Leucone; da Antea nacque ......; da Euripile nacque Archedico; da Erato nacque Dinaste; da Asopide nacque Mentore; da Eone nacque Amestrio; da Tifise nacque Linceo; da Olimpusa nacque Nocrate; da Eliconide nacque Falia; da Esichia nacque Estroble; da Tersicrate nacque Euriope; da Elachia nacque Buleo; da Nicippe nacque Antimaco; da Pirippe nacque Patroclo; da Prassitea nacque Nefo; da Lisippe nacque Erasippo; da Tossicrate nacque Licurgo; da Marse nacque Bucolo; da Euritele nacque Leucippo; da Ippocrate nacque Ippozigo. Questi sono i figli che Eracle ebbe dalle figlie di Tespio. Ecco ora quelli nati dalle sue altre donne. Da Deianira, figlia di Eneo, ebbe invece Ilo, Ctesippo, Gleno e Onite; da Megara, figlia di Creonte, ebbe Terimaco, Deicoo e Creontiade; da Onfale ebbe il figlio Agelao, da cui discende la famiglia di Creso. Da Calciope, figlia di Euripilo, gli nacque Tettalo; da Epicaste, figlia di Augia, gli nacque Testalo; da Partenope, figlia di Stinfalo, gli nacque Evere; da Auge, figlia di Neo, gli nacque Telefo; da Astioche, figlia di Filante, gli nacque Tlepolemo; da Astidamia, figlia di Amintore, gli nacque Ctesippo; da Autonoe, figlia di Pireo, gli nacque Palemone.