Acete



				

				

Giovane della Meonia che faceva da pilota sulla nave con cui praticava la pirateria nel Tirreno insieme a undici suoi amici. Avendo i suoi compagni trasportato sulla nave da Chio un bellissimo fanciullo che essi maltrattavano, egli lo difese. Il fanciullo era Dioniso, che si rivelò poi loro incoronato di edera e attorniato di tigri e pantere, cosicché quelli impauriti si gettarono in mare: il dio, impietosito, volle salvare loro la vita, mutandoli in delfini. Acete fu l'unico che non subì la metamorfosi. Più tardi divenne sacerdote del dio, trasferendosi a Tebe; qui fu imprigionato dal re Penteo, che voleva contrastare la diffusione di quel culto, ma intervenne Dioniso che liberò Acete e aizzò le Menadi contro il re, che finì trucidato.

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